Roma 1 apr – L’inesistenza di una pedagogia risorgimentale è dimostrata per l’ennesima volta dai fatti avvenuti nella scuola in Brianza, dove professori e alunni di sinistra hanno “bocciato” la rievocazione di Giuseppe Mazzini in quanto considerata “inattuale”.

Il mondo fantastico di chi crede che criticare il Risorgimento sia “anticonformista”

Sgombriamo il campo dal primo dubbio. In Italia non esiste alcuna propaganda favorevole al Risorgimento. Non esiste alcun anticonformismo nel criticare il processo di unificazione di questa Nazione, o la nascita del Regno d’Italia. La stragrande maggioranza dei contenuti culturali diffusi tramite cinema, televisione, documentari è sostanzialmente critica o – nella migliore delle ipotesi – blandamente indifferente alla storia del Risorgimento.

Non v’è alcuna esaltazione dei suoi personaggi chiave, nessuna valutazione dei loro meriti ma una costante, imperterrita, insistente volontà nel ricordarne i difetti, i limiti e le insufficienze, spesso inventandosele di sana pianta. E la scuola non è immune a tutto ciò. Anche se – per assurdo – lo fosse, conterebbe infinitamente meno di tutto il resto. Ma in ogni caso ne é ben lontana. A scuola, se va bene, si racconta l’epopea risorgimentale in modo didascalico e senza alcun valore mitizzante. E stiamo parlando della migliore delle ipotesi. Nella quotidianità troviamo molto di peggio. Troviamo oblio, distaccamento, fredda narrazione degli eventi, se non addirittura demonizzazione. Nient’altro.

Chi vede nella narrazione mitica del Risorgimento qualcosa di dominante e soprattutto conformista, semplicemente, vive in una dimensione parallela. In cui magari l’Italia sia una Nazione viva, e non nel coma farmagologico che la affligge ormai da troppi decenni.

Perché dovrebbe esserci eccome una pedagogia risorgimentale

Magari esistesse realmente un pensiero dominante filo-risorgimentale. Magari. In quel caso saremmo capaci di accodarci al giudizio affascinato che mezzo mondo nutre nei confronti di Giuseppe Garibaldi, evidentemente tutto, in coro, composto da ignorantoni che non ne conoscono i tremendi scheletri dell’armadio che solo noi italiani, illuminati nella depressione, siamo in grado di scorgere. O di comprendere l’incredibile importanza che proprio un pensatore come Giuseppe Mazzini ha rivestito per la storia del pensiero filosofico-politico mondiale.

Saremmo capaci di apprezzare il nostro inno nazionale, quel Canto degli Italiani che all’estero risulta piacere così tanto da essere inserito come sesto più amato al mondo pure da Usa Today. Anche qui, evidentemente, saranno i poveri stranieri a non capirci nulla, a differenza di noi illuminati distruttori di noi stessi.

Saremmo capaci di respirare l’eroismo assolutamente fuori parametro che da quel Risorgimento giunge a varie altre fasi della nostra storia, Grande Guerra in primis, dove si spreca il numero di uomini mitologici che, riprendendo l’esempio dei padri fondatori dello Stato nazionale, hanno completato proprio il processo di unificazione con l’allargamento a gran parte  delle cosiddette “terre irredente” (sebbene, purtroppo, non tutte). Saremmo capaci, in sintesi, di volerci molto più bene: non che sia necessario chissà quale sforzo, visto che non ce ne vogliamo affatto.

Stelio Fergola

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