Roma, 1 apr – La fine dello stato di emergenza ci costerà caro: decadono infatti anche le norme per i prezzi calmierati per mascherine chirurgiche, Ffp2 e tamponi in farmacia. Da oggi, primo aprile, c’è dunque il rischio di consistenti aumenti di prezzo per questi dispositivi. A spiegarlo, come riporta l’Adnkronos, è Federfarma, l’associazione dei farmacisti, in una circolare alle associazioni provinciali e regionali.

Da oggi addio ai prezzi calmierati per mascherine e tamponi

Brutte notizie dunque per i cittadini, che dovranno sborsare più soldi solo perché è venuto meno lo stato d’emergenza (mentre le restrizioni sono ancora quasi tutte in vigore). Per quanto riguarda le mascherine chirurgiche, per esempio, ci potranno essere rincari. Come si legge nella circolare, infatti, “deve ritenersi che l’ordinanza circa l’imposizione del prezzo calmierato a 0,50 euro al netto dell’Iva delle mascherine chirurgiche, non è più applicabile a decorrere dal 1 aprile 2022”.

Gli effetti della fine dello stato di emergenza

A scadere sono anche le deroghe per la vendita di alcuni prodotti. “Non sono più vendibili dal 1 aprile 2022 le mascherine chirurgiche la cui etichettatura non è in lingua italiana ma in altra lingua utilizzata nell’Unione europea”, spiega la circolare. Federfarma ricorda poi che “il prezzo calmierato dei dispositivi di protezione Ffp2 stabilito in 0,75 euro Iva compresa” era in vigore fino a ieri. Anche per quanto riguarda le mascherine Ffp2, non saranno più applicabili le autorizzazioni per prodotti non etichettati in lingua italiana e autorizzate in deroga.

In sostanza, da oggi – conclude la circolare – “il prezzo al pubblico di tali dispositivi è libero anche per quelle farmacie che hanno volontariamente aderito al protocollo“. Per quanto riguarda i tamponi, sempre da oggi, “termina l’efficacia del protocollo d’intesa e la normativa di riferimento che rendeva obbligatori prezzi calmierati e stabiliva modalità di esecuzione dei tamponi”.

Le farmacie potranno continuare a fare i test

Le farmacie potranno comunque continuare a “somministrare i test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione di antigene Sars-Cov-2”. Lo precisa l’associazione dei farmacisti. Per poi ribadire che rimane in vigore “la normativa di riferimento che autorizza la farmacia a caricare i dati sulle specifiche piattaforme al fine di emettere il green pass anche a seguito di tampone antigenico rapido”. Secondo Federfarma, infine, il ministero della Salute sta valutando l’opportunità di prorogare alcune disposizioni del protocollo d’intesa, in relazione alle modalità di esecuzione dei tamponi in farmacia.

Ludovica Colli

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta