Monza, 1 apr – Il fenomeno delle baby gang è sempre più in ascesa e spesso balza agli onori di cronaca per episodi di violenza, ultimo quello successo a Monza, dove si sono chiuse le indagini a carico di un gruppo di minorenni a vario titolo per rapina, aggressione e rissa.

Baby gang a Monza: una decina di minori indagati per rapine, aggressioni e risse

La baby gang di Monza – composta da tredici giovanissimi, di cui dieci minori – si è resa responsabile di numerose aggressioni e rapine secondo le modalità del branco, utilizzando tirapugni e bottiglie di vetro contro coetanei spesso di numero inferiore. Il gruppo si avventava sulle vittime solamente al rifiuto di offrire una sigaretta o ad uno sguardo di troppo.

Un fenomeno legato all’immigrazione

Da questi episodi scaturisce una riflessione generale sul fenomeno baby gang, il quale può essere analizzato sotto diversi punti di vista: il primo sicuramente è quello legato all’immigrazione. Molto spesso questi gruppi sono formati da ragazzi, cosiddetti di seconda generazione, ovvero nati in Italia da genitori stranieri, provenienti soprattutto dai paesi del Nord Africa come Tunisia, Marocco ed Egitto. Il fattore etnico in molti casi è uno dei collanti di questi gruppi, soprattutto nelle zone con un’alta percentuale di stranieri come le regioni del Nord Italia. Dove la multietnicità della società porta a conseguenze di radicalizzazione di fenomeni aggregativi legati a comportamenti violenti, legati anche ad uno scontro interno tra giovani stranieri e giovani del posto.

Una piaga per le periferie, sempre più simili alle banlieue

Un altro aspetto è quello legato al mondo delle periferie, luoghi di provenienza della grande maggioranza dei ragazzi coinvolti in questi episodi. Dove si può toccare con mano, soprattutto nelle grandi città, l’assenza dello Stato e l’abbandono totale dei più giovani a loro stessi, i quali trovano nella forza del branco, nel compiere gesti violenti, uno stile di vita. Le periferie sono diventate i luoghi dove l’immigrazione viene incanalata e dove ormai si assiste alla sostituzione etnica più massiccia avendo come conseguenza la creazione di vere e proprie banlieue, che sullo stile francese (non a caso imitato dai giovani ragazzi di queste zone) creano una spaccatura, una divisione netta con il resto della città, delle enclave di stranieri dove la componente locale viene completamente sottomessa e annullata.

Andrea Grieco

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3 Commenti

  1. Perdoni, ma la droga secondo chi scrive non conta un bel nulla? Ma ci rendiamo conto il livello dei reati e l’età?
    Sappiamo cosa vuol dire seguire, senza protezioni esperienziali, l’ esempio anche di uno solo carico p.es. di anfetamine? Chi si droga fa finta di nulla, chi non si droga sappia ascoltare almeno i drogati se vuol partecipare costruttivamente nella esposizione dei fatti. Non si può, a mio non modesto avviso, partire sempre e solamente dalle cause politico-economico-sociali di disagio, altrimenti restiamo nella pura sociologia d’ accatto progressista. Siamo debordati oltremodo nella psichiatria, ma perché?!
    Se non si focalizzano le beghe “gerarchicamente” è ben difficile tornare indietro anche su altri aspetti.

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