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latoucheRoma, 24 giu – Lentamente ma inesorabilmente, il pensiero di Ezra Pound si va imponendo come una preziosa risorsa per affrontare le crisi del presente, oltre i fallimenti marxisti e/o liberali. Va quindi fatto un plauso a Serge Latouche per aver avuto il coraggio di inserire il poeta americano nell’elenco dei precursori della “decrescita”. Nel suo ultimo libro, La decrescita prima della decrescita (Bollati Boringhieri), il teorico francese ha elencato tutti i filosofi, poeti, economisti, romanzieri, politici, teologi che ha ritenuto di poter ascrivere al rango di precursori, pionieri e compagni di strada della scuola di pensiero di cui egli è uno dei massimi esponenti attuali. Una sorta di archeologia della decrescita. Vi troviamo Diogene, Tagore, Orwell, Fourier, Gandhi, Baudrillard, Terzani e, tra gli altri, Ezra Pound.



Al poeta americano, Latouche dedica un paio di dense paginette, dove il pensiero poundiano è riassunto in modo piuttosto efficace, a parte qualche scivolone (Pound non ha mai sostenuto un “antiamericanismo sfrenato”, ma ha anzi rivendicato sempre la sua fedeltà allo spirito autentico della Costituzione americana, almeno così come l’ha interpretata lui). Nel finale, tuttavia, Latouche non può esimersi dall’aggiungere: “Si capisce come l’appello poetico alla disalienazione del mondo abbia potuto sedurre molte anime generose. Si capisce di meno come Pound possa essere stato tanto cieco da pensare che il fascismo di Mussolini e il nazismo di Hitler potessero mai realizzare quell’ideale. Tuttavia, coloro che hanno pensato che il totalitarismo staliniano avrebbe realizzato un ideale simile sono i meno autorizzati a scagliarsi contro il poeta smarrito e i suoi emuli”.

Davvero le idee poundiane sull’economia, lo stile di vita, l’ecologia, i rapporti degli uomini fra loro e con l’ambiente non hanno nulla a che fare con il fascismo? Sorvoliamo sugli aspetti economico-politici, di cui abbiamo parlato mille volte. Andiamo al nocciolo di ciò che importa a Latouche, ovvero una visione equilibrata dei rapporti tra uomo e mondo. Per sciogliere il dubbio, al profeta della decrescita sarebbe bastato andare su YouTube. Lì avrebbe potuto trovare alcuni vecchi filmati dell’Istituto Luce, come quello sulla prima auto elettrica italiana, prodotta nel 1941 dal “governatorato di Roma” (quindi dallo Stato). Oppure avrebbe potuto ammirare come, nel 1939, a Milano si facesse la raccolta differenziata porta a porta dell’immondizia. Consigliamo inoltre a Latouche, che sicuramente legge l’italiano, il volume L’autarchia verde, di Marino Ruzzenenti (Jaka Book). Il francese scoprirebbe così come l’Italia fascista reagì alle sanzioni della Società delle Nazioni: povera di materie prime, mise in campo le migliori intelligenze dell’epoca per trovare soluzioni che solo decenni dopo sarebbero state riscoperte e rivalutate.

Ecco quindi la moderna industria dei carburanti per autotrazione ottenuti sergelatouchedalla biomassa (alcol etilico, carburanti diesel ottenuti dai grassi) utilizzare tecnologie autarchiche che erano state messe a punto negli anni Trenta. O pensiamo anche alle fibre naturali da usare in alternativa alle fibre sintetiche derivate dal petrolio, come quelle ricavate dalla ginestra, dalla canapa, la fibra bemberg ottenuta dalla cellulosa agricola o quelle ottenute da proteine vegetali; al recupero di rottami metallici da trasformare in nuovi metalli grazie, appunto, alla raccolta differenziata; alla tutela e valorizzazione del suolo naturalizzato e degli alberi, curata in particolar modo dal compianto Arnaldo Mussolini, l’inventore della “Festa dell’albero”; alla cultura domestica ecologica, fatta di detersivi autoprodotti e rifiuti zero col reimpiego o il trattamento degli avanzi; agli studi per poter riutilizzare le pale di fico d’india o le cacherelle dei bachi da seta, o addirittura i sottoprodotti della vinificazione; al recupero degli scarti del cuoio (Cuoital) o degli scarti della lana (Lanital); agli studi per l’uso del metano per la trazione e per il riscaldamento, o per ottenere la benzina dal trattamento delle rocce asfaltiche, dalle ligniti o dal bitume, alla trazione elettrica pubblica, le filovie, il gassogeno, le ricerche sul solare e sull’eolico. Tutto questo, ovviamente, oltre al fatto che il fascismo è stato l’unica ideologia della modernità ad aver auto come motto “Siamo contro la vita comoda”, ad aver pensato a uno stile di vita serenamente spartano (in modo cosciente e volontario, non imposto dalla miseria, come sotto al comunismo).

Dopodiché, certo: il fascismo fu anche il movimento delle grandi opere pubbliche, della grande modernizzazione, della fondazione delle città, della nazione armata e prospera, cosa che distanzia tale regime da ogni sogno pastorale e idilliaco, come quelli in cui troppo spesso cadono i sostenitori della decrescita. Ma non, fortunatamente per lui, Ezra Pound.

Adriano Scianca



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