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Prato, 9 feb – Prato può essere considerata lo specchio del fallimento della sinistra italiana. Nella città toscana, infatti, ci possiamo imbattere nell’incapacità amministrativa della sinistra istituzionale, nei doppi giochi del partito democratico che organizza incontri nelle case del popolo e strizza gli occhi a banche e poteri sovranazionali, nell’impoverimento culturale e politico della sinistra militante, distante anni luce dalle istanze popolari. Per quanto riguarda l’incapacità di governo, la pessima amministrazione cittadina da parte di Matteo Biffoni, uomo della prima ora del Partito Democratico di Renzi, non merita molti commenti, sarà sufficiente ricordare la condizione in cui si trova Prato: immersa nella criminalità dilagante e schiacciata dal fallimento economico. Le soluzioni per rilanciare la città? Non pervenute.
Per quanto riguarda l’ambiguità del Partito Democratico, invece, è utile fare riferimento alla candidatura di Della Vedova per le politiche del 4 marzo: un candidato che non riuscirebbe a farsi eleggere in altro posto se non a Prato e con quel partito (e non è detto ci riesca). Della Vedova, radicale, è chiaramente quel tipo di candidato buono per un’eventuale grande coalizione con Berlusconi. E di questo l’Italia intera è persuasa: persino i compagni del PD pratese sospettano qualcosa. Ebbene mercoledì scorso si è consumato quello che si può ben considerare uno psicodramma, sicuramente connotato di provincialismo, ma che ben rappresenta il termometro di una sinistra che esiste solo negli slogan (qualche slogan), ma che è morta nei contenuti, nella capacità di visione politica, e che, pur divisa in tante sigle, è accomunata dallo stesso vuoto mentale. Durante un incontro alla casa del popolo di Coiano, quartiere nativo del sindaco Biffoni, Della Vedova ha ribadito implicitamente quello che è sotto gli occhi di tutti da tempo, cioè che la sua candidatura è funzionale ad un eventuale accordo per la grande coalizione. Al cospetto di tutto lo stato maggiore del PD pratese, formato principalmente da uomini e donne con un passato nel PCI, Della Vedova ha pronunciato parole pesanti come macigni: “Il voto più a sinistra che ho dato, a parte il voto radicale, è stato quello a Mario Monti”. Gelo in sala. Ma non è il caso di scoraggiarsi, come ha fatto notare il responsabile del circolo ARCI: “Le mie idee sono distanti da lui e non faccio un dramma del fatto che sia un candidato calato dall’alto, ne abbiamo avuti altri (sic). Lo voterò perché il Pd è l’ultimo baluardo contro la forte crescita della destra fascista”.
Insomma, contenuti seri e chiari. Se questo incontro serviva ad aiutare i compagni a turarsi bene il naso prima di votare (per evitare il pericolo fascista, ovvio), nella sera si sarebbe dovuto tenere il primo incontro ufficiale di confronto tra tutti i candidati al collegio uninominale. Si sarebbe dovuto tenere, appunto, ma non si è tenuto. Il motivo fondamentale è che i cuginetti a sinistra del PD, cioè Liberi e Uguali e Potere al Popolo, si sono rifiutati di presenziare, infastiditi e inorriditi dalla presenza di CasaPound, con la sua giovane candidata Sara Benigni. “L’antifascismo è per noi tema centrale – fanno sapere da LeU –, non siamo quindi disponibili a dare legittimazione alle forze politiche che si richiamano al fascismo e che coerentemente con la Costituzione italiana dovrebbero essere sciolte”. E insomma l’antifascismo trionfa aldilà ed aldiquà del PD: votare della Vedova per scongiurare il pericolo fascista, scegliere di non presenziare ai dibattiti elettorali per non dare agibilità ai fascisti. Insomma, un bel modo per entrambi, di evitare ogni confronto, che palesa ciò che è sotto gli occhi di tutti: mancano i contenuti e le cose da dire. Già, perché se sono divisi da sigle e simboli, i partiti di sinistra hanno un minimo comun denominatore: hanno esaurito le cartucce politiche, non hanno più temi né argomenti da trattare, eccezion fatta per l’antifascismo (ovvio!) e la difesa a spada tratta dell’immigrazione.
Insomma da un lato la sinistra patinata di governo, disposta a candidare Della Vedova e a cacciare giù nella gola degli elettori il boccone amaro di votare uno che considera Monti “il voto più a sinistra che abbia mai dato” (pur di evitare il pericolo fascista), dall’altra la sinistra a sinistra del PD, che pur di non sostenere un dibattito pubblico, si richiama ai valori dell’antifascismo e si fa ridere in faccia da tutta la città. La candidata di CasaPound all’uninominale, Sara Benigni, è intervenuta sulla questione con grande pragmatismo: “E’ un ottimo modo, il loro, di evitare il dibattito, e temo che di dibattiti tra candidati LeU e Potere al Popolo non ne faranno nemmeno uno perché abbiamo intenzione di presenziare, com’è giusto che sia, ovunque ci invitino, a prescindere dagli altri candidati presenti. Questo perché, a differenza loro, abbiamo dalla nostra la forza delle idee e dei contenuti e perché, sempre a differenza loro, non abbiamo abdicato alla funzione sociale della politica, cianciando unicamente di diritti civili e immigrati, ma stiamo davvero a fianco del popolo italiano“. Da una parte una sinistra fallimentare, quindi. Dall’altra idee giovani e frizzanti, accompagnate dalla volontà di scrivere una nuova storia sia a livello locale che nazionale. Quale sarà la prossima puntata dello scontro impari?
Tommaso Gori



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