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Catania, 6 giu – Fernando Massimo Adonia, giornalista di LiveSicilia.it è autore di «Presente! La marcia su Roma, l’uccisione di un fascista a Catania e le trame di un ministro» (pp. 171, Eclettica Edizioni, 2016, 15.00 euro). Protagonista ufficiale del libro è il diciassettenne Carlo Amato, ucciso il 2 novembre 1922 a Catania. Una morte quella del giovane fascista che avviene a distanza di appena cinque giorni dalla storica marcia su Roma e che rimarrà avvolta nel più fitto mistero. Il 2 novembre 1922 come scrive l’autore «È il giovedì di una delle settimane più controverse del Regno d’Italia. Benito Mussolini ha appena ottenuto da Vittorio Emanuele III l’incarico di formare il nuovo governo» ed è in questa atmosfera che a Catania come in altre città d’Italia, maturano insurrezioni e occupazioni, a fare le spese di queste agitazioni, che esplodono a macchia di leopardo, sarà proprio il giovanissimo Amato che si trova nella centralissima via Santa Maria del Rosario, quando durante un corteo, la sua testa, finirà nella traiettoria di un proiettile esploso da una rivoltella. Morirà in ospedale dopo due ore di agonia.



Le indagini delle autorità si riveleranno presto vane e non saranno in grado di arrivare mai ad avere nemmeno un sospettato. Nonostante questo però, Carlo Amato sarà elevato sugli altari della rivoluzione fascista, a lui spetterà anche il titolo di martire, a Catania gli saranno intitolate scuole, intestate strade e innalzate lapidi. Un culto quello tributato a Carluccio, che sarà rimosso e cancellato, soltanto con la nascita della Repubblica. D’altronde la fede del giovane alla causa fascista è indiscutibile, in lui inoltre si specchieranno tanti giovani italiani dell’epoca che comporranno inni e poesie e alle quali la stampa darà ampia eco. Adonia, a distanza di quasi un secolo dalla vicenda, animato dallo spirito del cronista, parte proprio da questo delitto irrisolto e «marginale» per ricostruire le vicende del fascismo catanese.

Ai lettori infatti, parrà di scorgere nella descrizione dei potenti dell’epoca e dei loro affari, la maschera suprema ed emblematica della politica siciliana che ora come allora è quella del «gattopardo». Il «gattopardo» è figura insensibile alle mode e perciò può indossare anche la camicia nera per calcolo e convenienza e rimane così memorabile il ritratto di Gabriello Carnazza, potente ministro del primo governo Mussolini, che in pochi giorni, passa dall’essere tra i più critici antagonisti del fascismo nascente a feroce sostenitore, con un cinismo politico che l’autore restituisce con realismo e che perciò rende l’uomo ancora più grottesco. Tanto rapida l’ascesa di questo gattopardo, pronto a sfruttare il fascismo per i suoi scopi, quanto rapido il declino, perché già nel 1928 il suo cinismo sarà punito e così sarà espulso con disonore dal Partito Nazionale Fascista. Non stupisce quindi che la ricerca del colpevole del delitto di Carlo Amato, abbia portato Adonia a recuperare fonti inedite d’archivio per restituire una descrizione d’ampio respiro di quei giorni convulsi ed epocali. E non mancano ovviamente ipotesi sulla soluzione del delitto. Un’operazione quella di Adonia, che ha il pregio di restituire a Catania e all’Italia una vicenda sepolta dalla storiografia ufficiale e dimenticata dagli stessi catanesi.

Fabrizio Grasso



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