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Milano, 3 ago – Accoglienza senza limiti, neppure quello dell’identificazione. Altrimenti “siamo pronti a bloccarla”. E’ questo il messaggio, velatamente minaccioso, lanciato dal mondo ecclesiastico ambrosiano. In pratica parroci e Caritas sono decisi a non rispettare il decreto ministeriale che impone alle strutture che accolgono immigrati di comunicare loro formalmente l’esito della richiesta di asilo e, in caso di bocciatura, a notificargli l’espulsione.

“Desideriamo continuare a offrire la nostra assistenza ai richiedenti asilo, collaborando lealmente con le istituzioni — afferma Luciano Gualzetti, direttore della Caritas ambrosiana —. Tuttavia dobbiamo segnalare che tale norma trasforma di fatto i responsabili dei centri di accoglienza, e indirettamente i parroci nel caso dell’accoglienza in parrocchia, in ufficiali giudiziari, con responsabilità penali e civili. Si tratta di un compito improprio che non possiamo sostenere e che modificherebbe la natura del nostro intervento pregiudicando il rapporto di fiducia instaurato con gli stessi ospiti”. Il direttore della Caritas ambrosiana minaccia poi di “rimodulare il nostro piano di ospitalità diffusa così come è stato concepito, non rinnovando le convenzioni con le Prefetture che riguardano in particolare le strutture parrocchiali e riservandoci di valutare in che termini coinvolgere per il futuro le parrocchie”.

In pratica l’organismo pastorale della CEI si rifiuta di collaborare direttamente con il governo nell’identificazione degli immigrati e nella loro eventuale espulsione. Per la Chiesa vanno tutti accolti punto e basta, chi sono realmente e cosa hanno intenzione di fare in Italia non importa. Anzi, è preferibile evitare di indagare. Il rischio in effetti potrebbe essere di doverne accogliere molti meno una volta accertatene identità e intenzioni. Soltanto la diocesi ambrosiana accoglie nelle proprie strutture di accoglienza per immigrati 2.147 persone. Ovviamente sono tutti bravissimi poveri cristi a priori, non sia mai che possano essere espulsi. Un certo business potrebbe venire meno.

Eugenio Palazzini

 

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