Roma, 11 mar – La guerra in Ucraina non porta alla fame solo le popolazioni coinvolte, ma potrebbe, in un futuro perfino prossimo, condurla da noi. Una parola, “fame”, a cui non siamo abituati, ma che alcuni preoccupanti segnali ci mostrano poter diventare una paura concreta.

La fame, gli scioperi, gli approvvigionamenti

Come aveva già riportato Open nella giornata di ieri, lunedì 14 marzo i tir si fermeranno. Sciopero definito “ad oltranza”, per protestare contro il caro carburante ormai salito oltre ogni livello di sostenibilità. Poi spunta anche un audio whatsapp in cui si parla di una mobilitazione che potrebbe durare anche 15 giorni. Con conseguenze che – nel caso – sarebbero drammatiche per gli approvvigionamenti di viveri ai supermercati.

Scenari d’altri tempi che non abbiamo mai vissuto. In Sardegna, qualcuno ha saccheggiato i negozi di alimentari, impaurito dalle possibili evoluzioni. Ma fin quanto è psicosi, ancora non siamo nel dramma. Lo diventa, dramma, quando i distributori cessano di effettuare rifornimenti di carburante e cominciano a mancare dei beni, come segnalato in qualche piccola comunità locale. A Lariano, in provincia di Roma, mancherebbe ad esempio l’olio di semi. E non si sa quando potrà tornare disponibile, come ci viene segnalato direttamente dal posto.

Vengono testimonate pure carenze di farinacei. Per carità, si potrebbe – ancora – rimanere sul terreno delle conseguenze della psicosi. Ma l’andamento dei prezzi delle materie prime parla chiaro. E, nel caso…

Cosa ci attende in futuro?

Cosa ci riservi il futuro è difficile a dirsi. Ma i rincari generalizzati del carburante, dell’energia, in molti casi più che raddoppiati, non potranno che generare, in modo del tutto naturale, un boom dei prezzi ancora più spaventoso. Se si aggiunge la carenza di certe materie prime (avevamo parlato, in proposito, proprio del grano), le merci potrebbero cominciare a diventare “scarse”. La guerra che altri stanno affrontando (e che Dio non voglia potremmo affrontare anche noi in futuro) è la prima, delle generazioni più recenti, che interessa direttamente la nostra vita quotidiana. Almeno dal conflitto dello Yom Kippur del 1973, che diede, non a caso, una scossa tremenda alle nostre abitudini. Quell’occasione, già drammatica, si era concentrata soprattutto sul prezzo della benzina, per poi estendersi a molto altro. In questo caso il riflesso sembra potenzialmente perfino più distruttivo. La paura c’è, gli elementi di preoccupazione pure. La speranza di una pace – e al più presto – dovrebbe interessare tutti noi. Ma in troppi, a questi timori, rispondono con pericolosissima retorica, arroganza e spesso anche tanta ignoranza. Supportando una tensione che interessa solo oltreoceano, con noi europei vittime sacrificali.

Stelio Fergola

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6 Commenti

  1. Caro Leonardo Facco Sdrumatore per evitare di finire vittima della carestia fai scorta e porta a Botteghe Oscure, io non accetto neanche donazioni, quindi impossibile che qualcuno mi truffi.
    Sono modesto mi accontento di quello che ho, mica sono la RAI che truffa per incassare indebiti canoni
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2020/03/14/rai-ti-truffa-di-piu/

    ogni due anni spalleggiata da Poste Italiane che fa “smarrire” i pieghi raccomandati nei meandri del CMP di Torino dal 28 gennaio 2022 al 2 febbraio e il 2 febbraio li consegna ma apponendo il timbro del 3 febbraio come data di consegna sull’avviso di ricevimento.

    Io per evitare che mi vuotino il conto e di generare parimenti perdite alla banca che si lamenta che i soldi dei correntisti, usati per dare milioni di prestiti a Ferrovie Dello Stato Italiane e quindi guadagnare, sono un costo insopportabile alla banca lascio le briciole
    https://www.plurk.com/m/p/orsj0n

    Spero solo che non siano ancora troppi 😛

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