Roma, 11 mar – Gialnuca Vialli è un brav’uomo che ha paura di morire. Onesto, schietto, lo racconta senza filtri, per un programma-documentario in uscita l prossimo 18 marzo, come pubblicano da varie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano.

Vialli e la paura di morire

Ciò che è venuto più fuori negli ultimi anni del campione Vialli è il suo lato umano, maturo e franco. Un aspetto che, probabilmente, la malattia che sta affrontando ha rafforzato, e chissà, forse anche fatto emergere. Non possiamo saperlo, se non rifacendoci a manifestazioni esterne. Ma forse abbiamo più elementi per sostenere che questo lato impavido e onesto sia sempre esistito.

Comunque, nel corso del docu-show Una semplice domanda, che sarà disponibile dal prossimo 18 marzo su Netflix, Vialli esprime la sua paura di morire, ancora una volta sulla sofferenza della malattia che lo ha colpito e su come la sta affrontando. È molto difficile, se non impegnandosi ad ogni costo, trovarvi della retorica. Ciò che è visibile, al contrario, è il ritratto di un uomo qualunque che, come qualsiasi individuo qualunque, cerca di fronteggiare senza ipocrisie una battaglia (sebbene egli stesso in passato abbia rifiutato di definirla tale). Senza negare i suoi timori ma, anzi, confessandoli apertamente. Rivelando un lato umano, una debolezza che è – insieme – anche una grande forza: “Io ho paura di morire. Non so quando si spegnerà la luce che cosa ci sarà dall’altra parte, ma in un certo senso sono anche eccitato dal poterlo scoprire”.  Ma emerge anche qualcos’altro. La maturità dell’esistenza, forse è il lato più evidente: “Mi rendo anche conto che il concetto della morte serve per capire e apprezzare la vita. L’ansia di non poter portare a termine tutte le cose che voglio fare, il fatto di essere super eccitato da tutti i progetti che ho è una cosa per cui mi sento molto fortunato”.

L’uomo squadra

Ricollegandoci al dubbio iniziale, a giudicare dalla carriera del “calciatore Vialli”, però, potremmo quasi dedurre che “l’uomo” sia sempre stato presente. Un uomo fortunato, come lui stesso riconosce, in grado di vivere una carriera da star, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Ma anche con tutte le responsabilità che essa comporta. Della vita di calciatore emerge un ricordo, in particolare, di Gianluca Vialli. Un video girato per una videocassetta messa in vendita come documentario riguardante la Juventus. L’anno era il 1996, e la squadra si preparava ad affrontare la gara di ritorno quarti di finale di Champions League contro il Real Madrid. L’andata al Santiago Bernabeu non era finita nel migliore dei modi. Vittoria di misura dei padroni di casa.

Ci voleva una grande partita per superare l’ostacolo. Non era scontato mantenere i nervi saldi. E Vialli, anche se “su commissione”, e magari girando un video con i suoi compagni di squadra che – in caso di esito negativo della partita – forse non avrebbe mai visto la luce, mostra nelle ore precedenti alla gara un’insospettabile tranquillità e serenità. La mostra, da capitano, verso tutta la squadra. Era convinto di vincerla, quella partita. Era convinto che la Juventus sarebbe arrivata alle semifinali di quel torneo, la Coppa dei Campioni, che gli era sfuggito qualche anno prima con la maglia della Sampdoria. Trasmetteva questa convinzione ai compagni. La manifestava con il sorriso sulle labbra. A volte è come una specie di magia, quel delicato equilibrio tra convinzione e umiltà. Ma quando la si tocca e la si esprime, qualcosa succede. E successe anche allora, perché la Juventus vinse quella partita. E qualche mese dopo avrebbe vinto la Coppa dei Campioni.

Stelio Fergola

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