Corvione di Gambara, 8 dic – 113 contro 100. Tanti sono i clandestini a Corvione di Gambara, in provincia di Brescia. In barba alla circolare del Ministero degli Interni che prevede di ripartire gli immigrati richiedenti asilo con una media di 2,5 ogni mille abitanti, in questa piccolissima frazione del comune di Gambara, nella Bassa Bresciana i clandestini non hanno fatto altro che arrivare.

Non che l’abbiano scelto loro di stabilirsi qui, dato che il comune non offre gran che, ma a Corvione di Gambara i clandestini, ce li hanno mandati. Fino al 2015 i richiedenti asilo in attesa di conoscere se l’Italia li ritenesse meritevoli della protezione internazionale erano poco più di una trentina, e costituivano un quarto della popolazione. Da allora l’arrivo è stato continuo e oggi i profughi, o sedicenti tali, hanno superato gli italiani.

Il comune è amministrato da una giunta di centrosinistra, capeggiata da tal Samuele Alghisi in quota Pd, che si smarca dall’accusa di essere il fautore dell’invasione e afferma che i profughi al comune sono stati imposti. E a chi gli fa notare che ormai la situazione è insostenibile, fa presente che lui sarebbe per una diversa regolamentazione dei flussi e per non accogliere più tutti coloro che gli vengono mandati dalla prefettura. Ma di parere opposto sono i locali esponenti della Lega, che accusano il primo cittadino Alghisi di aver concesso negli ultimi mesi ben 60 carte di identità ai suddetti clandestini.

Girando per le strade della minuscola frazione, simboleggiata da una capra d’oro, ricordo di un’antica leggenda che parla di un tesoro nascosto dai romani, famosa per l’arco tardo settecentesco e per l’aristocratico palazzo della famiglia Gamara, nobili bavaresi discesi in Italia al tempo delle invasioni barbariche, si incontra più gente proveniente da Bangladesh, Costa D’Avorio e altri paesi africani rispetto a bresciani doc.

Anna Pedri

 

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