Roma, 20 dic – Eccoci al nuovo fenomeno, l’attestato di coraggio. Quando avemmo la conferma che sarrebbero arrivati a iniettare i bambini, probabilmente dovevamo attenderci anche questo. Perché é prassi – questo sì – quella di utilizzare la psicologia spicciola per convincere i piccoli a sottoporsi a trattamenti farmacologici. Ma nel caso del “vaccino” anti Covid, probabilmente, la cosa lascia un attimino più inquieti.

Attestato di coraggio, il premio per il bimbo che si inietta

L’attestato di coraggio si è diffuso un po’ dappertutto, in Italia, dove sono iniziate le attività di vaccinazione ai bimbi dai 5 agli 11 anni, individui praticamente a rischio zero per quel che riguarda il Covid, ma nel contesto di una follia che non vuole sentire ragioni: dunque sì alle iniezioni di sostanze a tutti, anche chi non ne ha minimamente bisogno e che – viste le inoculazioni per i soggetti a rischio – sarebbe innocuo comunque. E ovviamente via ai premi e alle propagande per manipolarli nel migliore dei modi. L’attestato di coraggio, appunto.

Non sembra un’iniziativa centralizzata – almeno per ora – ma sono tante le realtà che hanno diffuso questi pezzi di carta (infarciti magari di una bella narrativa favolistica) per rendere i bimbi addirittura orgogliosi di essersi iniettati il siero. L’Asl di Ferrara, per citarne una, non si è limitata a stampare l’attestato di coraggio ma a “far creare” addirittura un super-eroe del vaccino, tale Vaxinus, che ogni bambino dovrebbe voler diventare con la “goccia di fiducia” rappresentata dall’iniezione.

Vaxinus sarebbe stato inventato da “Marta e Francesco, due fratelli ferraresi di 6 e 9 anni. Un breve fumetto e un racconto che, partendo proprio dai loro disegni e dalle loro parole, possa trasmettere un messaggio rassicurante, affinché il momento del vaccino venga vissuto con tranquillità e senza paure, con la consapevolezza che grazie ad “una goccia di fiducia” non si dovrà più rinunciare a giocare tutti insieme!”. Siamo sicuri che sia tutto nato esclusivamente dalla mente e dall’iniziativa di due bimbi.

A Treviso 270 “attestati”, nel Lazio una festa

Altri premi, altre forme di “attestato di coraggio” si diffondono nel resto d’Italia. A Treviso, l’ospedale Ca’ Foncello, il 16 dicembre, giorno dell’esordio delle iniezioni ai piccoli, ne ha consegnati ben 270, di “premi”.

Si legge su TrevisoToday: “Grazie alla collaborazione dei pediatri, i bambini sono stati accolti dal personale sanitario e dai volontari di “Giocare in corsia” vestiti in tema natalizio per mettere a loro agio i piccoli. Al termine della vaccinazione a ogni bimbo è stato consegnato un “attestato di coraggio” come riconoscimento per essere stati i primi a ricevere il vaccino anti-Covid nella Marca. Le inoculazioni sono andate avanti fino a sera all’interno della Sala Convegni del Ca’ Foncello che ospiterà le vaccinazioni pediatriche ogni giovedì. 9.959 i vaccini anti-Covid somministrati a livello provinciale nelle ultime 24 ore. 7.025 di questi erano terze dosi.”

Nel Lazio gli attestati sono stati accompagnati da una bella festa rituale, come riporta Repubblica. “La piccola Sophia, 5 anni, ha già fatto incetta di doni, ma già non le interessano più. In mano tiene qualcosa di molto più importante: l’Attestato di coraggio su cui campeggia il suo nome. Lo sventola con molta fierezza, glielo hanno appena dato gli operatori sanitari all’interno del padiglione “Di Raimondo” dell’istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, dove lei, la numero 7, ha ricevuto la prima dose di vaccino anti-Covid. Sopra c’è scritto “hai dimostrato di essere un piccolo grande eroe“, ed è così che si sente la piccola Sophia: un super eroe contro il virus. “Non ho nemmeno chiuso gli occhi”, dice orgogliosa, “non mi ha fatto male per niente”.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Quando saranno grandi, giustamente, la faranno pagare !! Pazzesco che nessun giudice ravvisi la circonvenzione di minori.

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