Roma, 20 dic – “C’è una bugia che viene raccontata continuamente, che i vaccinati si infettano e trasmettono il virus quanto i non vaccinati: non è vero, non è vero“, lo dice convinto Roberto Burioni. Il virologo del San Raffaele, ospite a Che tempo che fa, difende a spada tratta il vaccino: “E’ come dire che un ubriaco al volante provoca gli stessi incidenti di uno che guida sobrio. E’ vero che un vaccinato può infettarsi e può trasmettere il virus, ma nel complesso i vaccinati si infettano meno e infettano meno gli altri”, assicura l’esperto.

Burioni difende la puntura a tutti i costi: “I vaccinati infettano di meno”

Burioni non ha dubbi: “Il vaccino ostacola la trasmissione, qualcuno dice che non è vero ma fino ad oggi, con la variante Delta visto che la variante Omicron non la conosce nessuno, questa è la situazione. Ovviamente bisogna essere in pari con la vaccinazione, bisogna fare la terza dose quando si deve fare“, sottolinea il virologo. Insomma, a sentire lui, se tu ti fai la puntura ogni volta che te lo dicono ti infetti di meno. Questo quando è notorio che il vaccino anti-Covid serve a non sviluppare forme gravi della malattia, ma non a immunizzare. Eppure, anche i media spesso parlano volutamente di immunizzati come sinonimo di vaccinati.

Il virologo spinge pure per il vaccino per i bambini

Come se non gli bastasse, poi, Burioni spinge pure sul vaccino per i bambini della fascia 5-11 anni. “E’ stato detto che i bambini non si contagiano e non contagiano: non è vero. In questo momento, l’incidenza massima del Covid nel nostro Paese è nei bambini da 0 a 9 anni. Non sono vaccinati e frequentano l’ambiente chiuso della scuola. In questo momento sostanzialmente in Italia il Covid è un’infezione pediatrica. Quando si infettano, i bambini hanno conseguenze più lievi rispetto a persone più anziane”, precisa l’esperto. “Durante la pandemia abbiamo avuto circa 1.500 bambini ricoverati, 37 sono finiti in terapia intensiva e 9 sono morti. Nove morti sono pochi paragonati alle 130mila vittime della pandemia, ma 9 bambini morti sono qualcosa che turba”, sottolinea.

“Ho una figlia di 10 anni, le voglio molto bene. Per questo l’ho già vaccinata”

“Sappiamo ora con ragionevole certezza che il problema del Covid nei bambini è una malattia infiammatoria multisistemica, che insorge in un caso su 3.000 un mese dopo la guarigione, con l’infiammazione di diversi organi. I rischi per un bambino tra i 5 e gli 11 anni non sono irrilevanti”, afferma Burioni. Il quale ovviamente difende il vaccino per i bambini. “Negli Usa sono stati vaccinati 5 milioni di bambini e la direttrice dei Centers for Disease Control, l’istituto più autorevole nel controllo delle malattie infettive, ha detto che non è stato registrato nessun problema in termini di sicurezza. Da un lato abbiamo una malattia con rischi, dall’altra abbiamo un vaccino efficace al 91% che sembra essere molto, molto sicuro. La scelta è facile. Io ho una figlia di 10 anni, le voglio molto bene. E per questo l’ho già vaccinata”.

Non tutti la pensano come lui (per fortuna)

Un punto di vista, al di là del tono perentorio di Burioni, super fan della puntura, che è quanto meno discutibile. Il dibattito sull’utilità del vaccino per gli under 12 divide gli esperti. In effetti, poiché la stragrande maggioranza dei positivi dai 5 agli 11 anni sviluppa forme asintomatiche del Covid, sottoporli al vaccino è un rischio inutile. E i dati che snocciola il virologo poi non sono così sicuri, almeno a detta di chi, come l’endocrinologo Giovanni Frajese, afferma l’esatto contrario. Ossia che non ci sono ancora abbastanza dati per poter valutare l’utilità del vaccino per i bambini.

Adolfo Spezzaferro

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