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Roma, 1 lug – Pensate che le colpe di Sea Watch e dell’attuale immigrazione siano da attribuirsi al Manifesto di Marx, o magari a L’uomo a una dimensione di Marcuse? Beh, vi sbagliate di grosso! Il vero impatto sociale di certe idee, come si potrà facilmente evincere, è causato dalle canzonette. Quanti nell’ultimo anno avranno riletto un’opera dei due filosofi tedeschi e quanti avranno ascoltato, per esempio, Imagine di John Lennon? È ragionevole ritenere che il paragone sia mortificante (l’Istat si impegni in simili ricerche, invece di lusingare il potente di turno con indagini ad hoc). Naturalmente, tempi diversi hanno prodotto risultati differenti, artisticamente incomparabili tra loro, ma certo altrettanto nefasti.

Il testo di Imagine

Prendiamo – chiedendo perdono a Dio, o chi per lui – due casi paradigmatici: la succitata canzone dell’ex Beatles e Penso positivo di Jovanotti. Paraculismo e loschi interessi a parte, è ben possibile che a ispirare Carola Rackete, la CapitanA, o almeno i suoi sostenitori prodighi di donazioni, vi sia il pezzo licenziato nel 1971 dal compagno di Yoko Ono. “Imagine there’s no countries/ It isn’t hard to do/ Nothing to kill or die for/ And no religion, too” (Immagina non esistano più nazioni/ non è difficile se ci pensi/ Niente per cui uccidere o morire/ E nessuna religione): difficile dire se la donna galleggiante più famosa d’Europa sia una fan del brano, ma risulta arduo immaginare che non lo sottoscriverebbe dalla prima all’ultima strofa. Non che lei non abbia qualcosa per cui uccidere o morire, sia chiaro – per esempio le casse della compagnia per cui lavora – ma certo non un ideale.

Quanto segue non è da meno, una specie di Padre Nostro per religiosi secolarizzati 3.0: “Imagine all the people/ Living life in peace/ You, you may say I’m a dreamer/ But I’m not the only one/ I hope someday you will join us/ And the world will be as one” (Immagina tutti/ Vivere una vita di pace/ Potrai dire che sono un sognatore/ Ma non sono il solo/ E spero che un giorno ti unisca alla nostra schiera/ E il mondo sia una cosa sola”). Praticamente un inno immigrazionista ante litteram. Peraltro, buono per essere cantato dalla freakettona con i rasta come, la notte di capodanno, dai personaggi televisivi più ricchi e con le mani in pasta – sporcizia tra i capelli a parte, è in fondo l’affiliazione che conta.

Io penso positivo di Jovanotti

Ciò per quel che concerne il mondo, ma andando a indagare il nostro provincialissimo microcosmo, temo che anche il buon John, seppur tremando di terrore e sgomento, debba cedere il passo a Lorenzo Cherubini, noto in passato con l’orripilante e grottesco nome di Jovanotti. Nella peggiore e degenerata ottica fornita dall’egemonia culturale di sinistra il cantantorucolo ha fornito il miglior mezzo di manipolazione mentale per masse oramai intellettualmente devastate e dall’elettroencefalogramma piatto. “Io penso positivo/ Perché son vivo perché son vivo: già solo questi versi potrebbero essere presi a paradigma di una insanabile differenza antropologica tra “noi e loro”.

La sinistra, nella sua visione della Storia come provvidenzialmente orientata verso un cammino di sviluppo e perfezionamento morale dell’umanità, non può che dirsi ottimista. Al contrario, ogni uomo di destra non può che essere misantropo e fermamente persuaso che la sola antropologia possibile sia la più negativa. L’umanità non può infondere ottimismo se non a un idiota lobotomizzato cantore di testi quali “sei come la mia moto”. Ma vogliamo parlare di Quest’onda che va/ Quest’onda che viene e che va”? Farlo senza bestemmiare sarebbe impossibile, ma bisogna almeno sottolineare che l’idea dell’onda – od orda – di uomini provenienti da lontano non è difficile da associare a questo passo.

Un’unica grande Chiesa, da Che Guevara a Madre Teresa

È nell’ultima strofa però che l’artista finto rap sintetizza al meglio la confusione generale di una sinistra dall’identità oramai bipolare, insomma da manicomio: “Io credo che a questo mondo/ Esista solo una grande Chiesa/ Che passa da Che Guevara/ E arriva fino a Madre Teresa/ Passando da Malcom X/ Attraverso Gandhi e San Patrignano/ Arriva da un prete in periferia/ Che va avanti nonostante il Vaticano”. Si potrebbe addirittura dire che questa è la massima sintesi della sinistra post Pci, del “ma anche” di veltroniana memoria. Una logica stile né carne né pesce, che ha come modello tutti e nessuno, capace anche di rivedere il proprio giudizio su Berlusconi pur di far torto al nuovo avversario, che assimila tutto perché niente le appartiene veramente.

Ci si potrebbe anche domandare se la sottospecie di Anti-Papa che ci troviamo non sia preconizzata in quel “prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano”. In effetti, in molti si chiedono cosa c’entri con la Chiesa un imam che, in delirio cerchiobottista, bacia Gesù e Maometto, Buddha e Sai Baba. Comunque, che “vada avanti nonostante il Vaticano”, nel senso che proprio se ne fotte di tutto ciò che possa dirsi tradizionale e cattolico, è palesemente indiscutibile.

Per noi poveri dannati delle magnifiche sorti progressive, visti da tutti come il demonio, non resta che identificarci in una pioggia di sangue come quella descritta da Svart Jugend, in Fuori piove sangue, e dagli Slayer nel loro iconica canzone Raining Blood: “Pioggia di sangue/ Da un cielo squarciato/ Il suo orrore sanguinante/ Crea il mio essere/ Ora io regnerò nel sangue!” (Raining blood/ From a lacerated sky/ Bleeding its horror/ Creating my structure/ Now I shall reign in blood!). L’inferno, il pensiero negativo, il sangue, sono molto più affascinanti del bene oscenamente esibito.

Matteo Fais

8 Commenti

  1. Adesso capisco perché il mio professore di filosofia del liceo (cattolico fino al midollo) ce l’aveva tanto con Jovanotti e soprattutto con questa canzone. In effetti non aveva tutti i torti. D’altra parte, non sono d’accordo con l’idea che sentimenti come l’allegria e l’ottimismo vadano lasciati ai progressisti, perché poi che ci resta? Rabbia e malinconia? Jovanotti non era un granché come artista, ma aveva successo anche perché incarnava il buon umore che si respirava in quegli anni.

  2. ottimo, là nella palude più fetida dove il sole arriva solo con bagliori crepuscolari, là nasce il fiore più bello, rosso come il sangue, nero come la notte, e aspira l’anima della stupidità del mondo, misera segatura che cerca di asciugare senza riuscirci il fallimento dell’uomo senza Famiglia, senza Dio, senza Patria, senza Padre

  3. Troppa ipocrisia, troppi esseri senza coscienza che vivono e pensano per luoghi comuni sbattendosene del destino di africani sbattuti da una parte all’altra.
    Quando crederò a questi ipocriti?
    Quando li vedrò togliersi anche i vestiti per aiutare gli africani o il cibo dalla loro vbocca, altrimenti sono solo…canzonette.^^

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