Roma, 28 set – A due settimane dall’inizio della scuola emerge sempre più frequentemente il baratro nel quale si trova il sistema scolastico italiano, l’unico ambito sempre sacrificabie sull’altare dei tagli e razionamenti che vive ormai da decenni una progressiva rovina: morti in alternanza scuola-lavoro, scuole che cadono a pezzi, assenza di progettualità e nessun ascolto alla voce degli studenti da parte dei dirigenti scolastici. L’ultimo caso in ordine di tempo si è verificato al liceo Cavour di Roma, dove una barra di ferro di circa 20cm, crollata dal soffitto, è caduta addosso ad uno studente. Lo stesso liceo, come molti altri sul territorio nazionale, a solo poche settimane dall’inizio dell’anno scolastio, ha dovuto affrontare diversi episodi di disagio come aule allagate e tubature scoppiate.

Questa scuola è da buttare

Diverse analisi dimostrano come più del 40% delle strutture scolastiche italiane sia stato costruito prima del 1976 e più della metà al momento è privo delle certificazioni di agibilità statica e di prevenzione incendi. L’analogia tra la situazione delle strutture e la condizione nella quale si trova l’intero sistema scuola è lampante, con programmi triti e ritriti infarciti di propaganda progressista e di politicamente corretto e in generale un’assoluta mancanza di visione sul futuro, nessuna volontà di incidere realmente sull’educazione degli studenti, termine ormai in disuso sostituito dal più quantificabile “istruzione”, come se i ragazzi fossero degli automi da impostare.

Diventare rivoluzione

Questa scuola non funziona, una scuola grigia e spenta assoggettata a logiche di consumo e attaccatta da ogni parte con privatizzazzioni e un clima sempre più autoritario non può riuscire nel compito di creare nuovi cittadini. I giovani si trovano oggi immersi nell’atomizzazione e nell’individualismo, dove qualunque sentimento di comunità viene messo al bando da chi li vuole zitti e asserviti.

Andrea Grieco

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