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12742324_543495615832892_6016162425607989852_n-664x445Roma, 20 mag – La strategia ormai è piuttosto chiara: evitare tutti i confronti con gli altri candidati. Quando si tratta di dibattere con i concorrenti per la poltrona di sindaco di Roma, che si tratti di un incontro organizzato dalle associazioni di categoria o una tribuna elettorale non fa differenza, puntualmente la sedia di Virginia Raggi, candidata del Movimento Cinque Stelle, rimane vuota. Anche se orfano di Casaleggio, Grillo non è certo uno sprovveduto sul piano comunicativo e sa bene che il tallone d’Achille dei suoi candidati è proprio la possibilità che gli elettori non li considerino in grado di governare. Le non certo esaltanti esperienze amministrative di Livorno e Parma, unite ai recenti avvisi di garanzia ricevuti da Nogarin e Pizzarotti, non fanno che aumentare il rischio di questa percezione negativa. Se poi ci si aggiungono un paio di dichiarazioni quantomeno intempestive della Raggi all’inizio della campagna elettorale, fra tutte quella sulla “funivia” che avrebbe dovuto collegare il quartiere Casalotti con Boccea, appare chiaro che la scelta di tenere un basso profilo ne esce ulteriormente rafforzata.

Partendo dal confronto su Sky, passando per l’incontro organizzato dalla potentissima associazione dei costruttori romani e quelli organizzati da Del Debbio, il Foglio e Corriere.it, arrivando fino alle tribune della Rai (dove tra l’altro si risponde solo a delle domande e non esiste confronto), lo staff della Raggi ha posto a giustificazione una serie di “impegni già precedentemente presi” e “motivi familiari”, da trasfromare il calendario elettorale nel libretto delle assenze di uno studente ripetente alle prese per la terza volta con il primo liceo. Ma l’impalpabilità della candidata grillina è constatabile anche dai social network, con la sua pagina ufficiale Facebook composta principalmente da freddi commenti (chiaramente scritti e pensati da altri), slide e qualche video “emotivo” dove tra l’altro la protagonista non è neanche lei, ma altri rappresentanti dei Cinque Stelle. Anche nell’intervista di Telese a Matrix e nelle conferenze stampa da lei pubblicate, appare chiaramente come la Raggi sia capace di trasmettere l’empatia di un comunicato delle Brigate Rosse. Allora meglio puntare non sulla personalità ma solo sull’immagine giovane e pulita di questa competente avvocatessa romana. Descrizione un po’ limitata ma probabilmente corretta, di un profilo personale non pronto a rispondere agli attacchi.

Lo sa bene Grillo ma lo sanno bene i vecchi volponi come Giachetti, Meloni e Marchini, che fanno di tutto per incontrare la Raggi in un dibattito ed evidenziano puntualmente la sua assenza. Tra gli hashtag “#Virginiascappa” di Giachetti, il “non vuole confrontarsi perché senza copione dice fesserie” di Marchini e il “mi tira sempre in ballo, io vorrei chiarire se mi desse la possibilità” della Meloni, tutti rincorrono la Raggi. Soprattutto Giachetti, che con lei si contende lo stesso elettorato, spalleggiato dall’Unità e l’Espresso che puntano a far passare la candidata Cinque Stelle come “telecomandata da Grillo”, cerca invano un confronto dove sarebbe sicuro di uscire vincente e recuperare qualcosa. La Raggi (o chi per lei) non ci pensa nemmeno e anzi conta i giorni che mancano al voto, visto che restare nascosta nella scatola risulterà sempre più difficile.

C’è da dire in ogni caso che la strategia è più che comprensibile, anche solo per il principio che se sono io ad essere in vantaggio sono gli altri a dovermi raggiungere e inseguire, non il contrario. C’è poi la natura stessa del Movimento Cinque Stelle, che da “partito della protesta” qual è, raccoglie più dalle nefandezze degli altri che dalle proprie proposte (che quasi nessun elettore conosce). Un movimento che più che “parlare con i fatti” parla con le malefatte degli altri, il cui consenso elettorale è basato al 90% sulla pura e semplice critica alla classe dirigente attuale e l’idea, tra l’altro da dimostrare, che possa rappresentare una novità. Un principio che ancora funziona, nonostante i 3 anni in Parlamento, la creazione del direttorio e l’affermazione di personaggi come Di Maio e Di Battista. Proprio il mancato impegno diretto di quest’ultimo su Roma e la scelta di puntare sull’anonima Raggi, dimostrano come questa strategia sia tutt’ora in piedi e di come sia ancora efficace. Una volta giunti al governo della capitale, se dovesse accadere, per i Cinque Stelle comincerà tutta un’altra storia.

Davide Di Stefano

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3 Commenti

  1. I pentastellati non hanno idea della musata che batteranno a Roma prendendo il Campidoglio.
    Poche idee ma confuse, mancanza di persone fidate, affidabili e competenti da inserire in giunta, a capo degli uffici comunali e nei CdA delle partecipate e delle municipalizzate.
    Loro pensano di rivoltare Roma, e invece sarà Roma a rivoltare loro, come un calzino. E poi daranno la colpa a tutto e tutti non ammettendo che mancavano loro le due cose più importanti: l’esperienza e la competenza.

    • Mi associo al presente commento, così come all’ articolo. A mio avviso, nonostante la loro palese ed assoluta mancanza di programmi politici, riescono ancora a piacere, ed a raccogliere consensi, per due ragioni;
      La prima ragione, è che continuano a costituire un partito “trasversale”, di cui uno dei maggiori affluenti è l’ elettorato di sinistra deluso; ossia quegli elettori di sinistra che, pur ammettendo il sostanziale fallimento del loro principale riferimento, piuttosto che votare a destra (o centro destra) si farebbero tagliare una mano; e poiché sono tantissimi, per questa tipologia di elettorato il M5S sin dalla sua apparizione è riuscito a porsi come una alternativa, un rifugio ideologico e soprattutto psicologico.
      La seconda ragione è che nonostante tutto (ed almeno per il momento) sono riusciti a salvaguardare abbastanza bene la loro immagine di “partito pulito”, costituito da persone oneste.

      Sono convinto anche io che approdare all’ amministrazione di una città complessa, difficile come Roma, sarebbe per loro un passo così grande da riuscire, augurabilmente, ad evidenziare tutti i loro limiti, sancendone il fallimento e magari distruggendone l’ immagine di facciata. Forse, ed in questa prospettiva, sarebbe persino da auspicare una loro vittoria.

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