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Roma, 28 apr — La «psicosi blackface», dopo essere sbarcata in Italia, ha mietuto la sua prima, illustre vittima: la Rai ha infatti abolito la presenza di attori e cantanti bianchi con la faccia dipinta di scuro per interpretare personaggi di minoranze etniche.

La Rai abolisce il blackface

Lo ha reso noto la stessa azienda in un comunicato, rispondendo a un appello lanciato a gennaio da svariate sigle antirazziste (Lunaria, #Italianisenzacittadinanza, Cospe, Arci e Il Razzismo è una brutta storia). «Nel merito della vicenda per la quale ci avete scritto, diciamo subito che assumiamo l’impegno – per quanto è in nostro potere – a evitare che essa possa ripetersi sugli schermi Rai. Ci faremo anzi portavoce delle vostre istanze presso il vertice aziendale e presso le direzioni che svolgono un ruolo nodale di coordinamento perché le vostre osservazioni sulla pratica del Blackface diventino consapevolezza diffusa».

La crociata sbarca in Italia

Per blackface si intende l’usanza cioè di dipingersi viso e corpo di nero, truccandosi in modo marcatamente non realistico per assumere le sembianze stilizzate di una persona di pelle nera. Una pratica considerata ai giorni nostri retaggio degli Stati Uniti dell’epoca segregazionista, che si è gradualmente conclusa con il Movimento dei diritti civili di Martin Luther King che ne stigmatizzò i preconcetti denigratori. Oggigiorno, negli Usa ma non solo, è in atto una vera e propria crociata, al limite della psicosi, da parte dei calvinisti del politicamente corretto che invocano la censura di film — uno su tutti, Mary Poppins, ma la lista è lunga — in cui comparirebbe la pratica. Non solo: si assiste a una vera e propria caccia alle streghe atta a scovare gli «scivoloni» di personaggi famosi che in passato hanno praticato il blackface, seppur solo per goliardia. Il caso più famoso è senz’altro quello del premier canadese Justin Trudeau.

Ghali contro Tali e Quali Show

In Italia ci hanno pensato gli «italiani di seconda generazione» capeggiati dal rapper Ghali a insorgere contro il blackface. Il casus belli l’ha rappresentato una puntata di Tale e Quale Show, spettacolo Tv Rai in cui personaggi dello spettacolo si truccano per imitare cantanti famosi. Sul banco degli imputati è finito Sergio Muniz, che nella stagione 2020 ha interpretato il rapper Ghali sfoderando dreadlocks finti e blackface. L’intento di Muniz era chiaro: per imitare un rapper di colore, si è semplicemente tinto la faccia — certamente non a scopo denigratorio o per esprimere idee suprematiste. Ma l’occasione per creare clamore mediatico cavalcando l’onda distruttiva del Black lives matter era troppo ghiotta, lo comprendiamo.

La Rai si inginocchia ed elimina la blackface

«Il blackface è condannato ovunque specie in un anno come questo, in cui gli avvenimenti e le proteste sono stati alla portata di tutti», ha puntato il dito Ghali. «È una cosa di cui lo spettacolo non ha bisogno. È nato per un motivo, serviva a qualcosa, ovvero lo scopo del blackface era quello di denigrare le persone di colore, di dare una brutta impressione su di loro in America. Veniva usato per spaventare i bambini. Erano attori bianchi che si travestivano da persone di colore e compivano atti osceni. […] Siamo gli unici che continuano a farlo, quando la comunità nera più volte ha chiesto a questo programma di smetterla, ma continuano a farlo, senza mai spiegarlo».

Detto, fatto: mamma Rai ha accolto le istanze del Black lives matter alla pummarola e ha fatto ammenda, come ognuno si aspettava. Ma non si illudano sia finita qui: creato il precedente, è matematico che i piccoli giustizieri sociali torneranno presto alla carica per mettere i puntini sulle i a proposito di qualche altra fondamentale istanza.  

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. 30 anni fa quando ci fu la prima ondata migratoria e Martelli ebbe la geniale idea di favorirla con i ricongiungimenti familiari si sfotteva come una cassandra chi ammoniva che un giorno gli immigrati avrebbero comandato a casa nostra. Quel giorno è arrivato. e andrà sempre peggio. Abbiamo fatto di tutto per avere le nostre minoranze di colore e le andiamo a implementare tanto per non farci mancare pure le tensioni razziali che un tempo in Italia neppure erano pensabili. Possiamo ringraziare l’ideologia sinistrorsa che affligge da decenni questo disgraziato Paese

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