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Roma, 26 mar – Cortocircuiti, bufale, bugie, omissioni, ripensamenti: la vicenda della tentata strage del bus incendiato di cui il senegalese Ousseynou Sy si è reso responsabile diventa sempre più un set di scatole cinesi di strumentalizzazioni. La sfiorata disgrazia è stata spregiudicatamente cannibalizzata a proprio vantaggio da media e attori della vicenda, e sono tanti i tasselli che non si incastrano e che la propaganda pro ius soli ha contribuito a “spaiare”.
Vediamone i principali.

Riccardo il “bambino biondo”, e Niccolò

Esclusi quasi subito dalla narrazione autorazzista – in quanto la loro presenza mediatica non favoriva la propaganda in favore dello ius soli – i due hanno avuto un ruolo fondamentale in quegli attimi di terrore: in un’intervista rilasciata al Corriere, Riccardo ha dichiarato: “Un mio compagno, Rami, aveva nascosto il cellulare, ha fatto le prime chiamate al 112, ad un certo punto gli è caduto per terra, senza farmi vedere sono andato a raccoglierlo e l’ho passato ad Adam, dietro di me“. Il piccolo avrebbe rischiato di entrare nel raggio visivo di Ousseynou pur di consegnare il cellulare nelle mani di uno dei due ragazzi. E questo per noi è un vero e proprio atto eroico. Stesso discorso, ma che denota ancora più coraggio, per Niccolò: «Mi sono offerto come ostaggio perché era una situazione in cui i miei compagni erano abbastanza terrorizzati – ha raccontato a SkyTg24 – Voleva due ostaggi: uno l’ha preso lui, l’altro sono andato io». Prosegue: «Gli altri erano abbastanza impauriti e io pensavo di fare la cosa giusta. Sapevo che se non l’avessi fatto saremmo esplosi. Eravamo una bomba umana». Ora, nessuno vuole fare gare di merito ma pensiamo che consegnarsi in ostaggio a un folle che minaccia di far saltare in aria tutto, con il rischio di rimanerne vittima, sia più coraggioso ed eroico di nascondersi e chiamare (lodevolmente, per carità) i carabinieri. Eppure, a parte qualche sparuto articolo, anche Niccolò viene inghiottito dall’oblio mediatico. Contrariamente a quanto pensano Wired o Open, nessuno qui parla di “gombloddo” ma è chiaro che i due bambini sono stati tacitamente depennati dalla narrazione perché purtroppo non sono gli “eroi utili” di una certa agenda politica.

Il padre di Ramy

Prima chiede a gran voce per il figlio e per la propria famiglia la cittadinanza come premio per l’eroismo di Ramy (che, se eroe fosse veramente, non chiederebbe nulla in cambio per sé). «Mio figlio ha fatto il suo dovere, sarebbe bello se ora ottenesse la cittadinanza italiana», ha dichiarato. «Siamo egiziani, sono arrivato in Italia nel 2001, mio figlio è nato qui nel 2005 ma siamo ancora in attesa di un documento ufficiale. Vorremmo tanto restare in questo Paese». Di Maio accoglie entusiasta, Salvini frena: «Faremo le opportune verifiche». Fino a ieri, quando ha dichiarato: «Se qualcuno la cittadinanza non l’ha chiesta e non l’ha ottenuta dopo vent’anni, fatevi una domanda e datevi una risposta sul perché», insistendo poi «stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso, evidentemente non sul ragazzino di 13 anni ma su altri, perché io la cittadinanza la concedo a chi ha fedina penale pulita». Il dubbio che si stesse riferendo al padre, c’è. Fino a quando ieri, d’incanto, spunta il video di Dagospia in cui in padre di Ramy smentisce di avere chiesto sua sponte la cittadinanza e di essere stato strumentalizzato dai giornalisti. Da che parte sta quindi quest’uomo?

Ousseynou sovranista e/o infermo di mente

Sul bus voleva vendicare “i morti in mare”, voleva ammazzare tutti, inveiva contro le politiche in tema di immigrazione del governo Salvini. Magicamente, giunto in carcere, ha dichiarato al proprio avvocato di «sentire le voci dei bambini morti in mare» per giocarsi l’infermità mentale. Infine, la svolta sovranista. «Voleva che la sua azione avesse il massimo impatto internazionale – ha riferito il legale. – Il suo messaggio era che gli africani non devono più venire in Europa. L’elemento nuovo rispetto alle dichiarazioni delle prime ore è che oggi ha lodato il governo italiano per la politica sui migranti». La destra riparta da Ousseynou.

L’arroganza di Ramy

Il ragazzino si è allargato un po’ troppo. La sovraesposizione mediatica gli ha dato alla testa e ora si sente onnipotente. “Se Salvini non vuole darmi la cittadinanza, fatti suoi. La prenderò a 18 anni” ha dichiarato il giovane in un video a La Stampa. E ha aggiunto farfugliando: “Se non c’ero io e morivano tutti, volevo vedere come era messo Salvini con i Carabinieri e andavano tutti contro di lui”. Non un grande spot per lo ius soli questo…Senza contare che i veri eroi agiscono senza aspettarsi nulla in cambio e non vanno a mendicare favori. Inoltre, se disgraziatamente 51 bambini fossero bruciati vivi in quell’autobus, probabilmente il consenso di Salvini sarebbe schizzato alle stelle più di quanto non lo sia adesso. Insomma, quei giornalisti, così solerti nel dare consigli al padre di Ramy, suggeriscano al ragazzino di stare zitto.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. E magari vogliamo indagare anche se questo incidente non era già progettato da molto tempo? con il proposito di voler estorcere a l’Italia questo titolo importantissimo che altrimenti non avrebbe avuto mai, inquanto i familiari se in italia anno commesso dei reati mi auguro che questo sbaglio non lo faranno anche per la famiglia, che se avendo avuto a che fare con la legge italiana dovevano essere espulsi già da tempo, da qui la secondo me la farsa dell’autobus, come si cise a voler pensare male non sempre si ci sbaglia.

  2. E magari vogliamo indagare anche se questo incidente non era già progettato da molto tempo? con il proposito di voler estorcere a l’Italia questo titolo importantissimo che altrimenti non avrebbe avuto mai, inquanto i familiari se in italia anno commesso dei reati, mi auguro che questo sbaglio non lo faranno anche per la famiglia, che se avendo avuto a che fare con la legge italiana dovevano essere espulsi già da tempo, da qui secondo me la farsa dell’autobus, come si dice a voler pensare male non sempre si ci sbaglia.

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