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Roma, 26 mar – “Sì alla cittadinanza a Ramy perché è come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori di questo Paese, ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Per atti di bravura o coraggio le leggi si possono superare“. Così il vicepremier Matteo Salvini compie un vistoso dietrofront sulla questione relativa al concedere o non la cittadinanza al giovane che chiamando i carabinieri ha salvato la scolaresca che il senegalese Ouesseynou Sy voleva bruciare viva nel bus che guidava per vendicare le morti in mare.



La polemica con i 5 Stelle, da Di Maio a Bonafede

Dopo la polemica con l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che aveva più volte chiesto di dare la cittadinanza a Ramy Shehata, lo scontro oggi si è consumato con il ministro della Giustizia. “Credo si debba riconoscere un merito e dare un riconoscimento importante a un bambino che è stato capace di essere forte e di evitare una tragedia. Bisogna dare la cittadinanza a Ramy”, ha detto a Circo Massimo su Radio Capital il pentastellato Alfonso Bonafede.

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Adesso Salvini, nel corso della registrazione del Maurizio Costanzo Show, apre alla cittadinanza per il 13 enne egiziano, e lo fa con toni televisivi – “è come se fosse mio figlio” – inserendosi agevolmente proprio in quella narrazione che parla alla pancia del Paese e che è stato da subito adottata da Repubblica, Fazio e dalla sinistra che hanno strumentalizzato Ramy in chiave pro ius soli.

Insomma, il leader della Lega ha ceduto proprio nei confronti di chi ha criticato fino a un momento prima per gli evidenti fini propagandistici. Ora, sia chiaro: non c’è niente di male a riconoscere la cittadinanza per particolari meriti, come se fosse un premio (cosa che di fatto non è, ma il risultato di un iter ben preciso, regolato da leggi e norme). Ma, probabilmente obtorto collo, Salvini ha fatto marcia indietro per questioni di immagine, così facendo però il gioco dei suoi nemici.

Adolfo Spezzaferro  

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1 commento

  1. Invece io credo che avrebbe fatto il gioco dei nemici a non dare la cittadinanza. Alla fine darla a due ragazzi coraggiosi non significa aprire le porte allo ius soli. Ma significa sicuramente far stemperare un caso che la sinistra detentrice dell’informazione stava facendo suo subdolamente.

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