Roma, 11 nov – I lettori del nostro giornale sanno benissimo che non abbiamo mai lodato il reddito di cittadinanza. Una misura che si è rivelata fallimentare perché, procedendo da principio su un doppio binario, è deragliata verso un assistenzialismo puro e semplice. Da una parte si voleva sostenere chi è senza lavoro con un assegno mensile statale, dall’altra ci si poneva l’obiettivo della ricerca attiva di un lavoro per chi non ha un’occupazione, con l’impiego degli ormai celebri navigator.



Il reddito di cittadinanza ha fallito

Se il primo traguardo è stato in parte centrato – a un costo salatissimo per le casse pubbliche -, il secondo è stato completamente disatteso. Per un motivo piuttosto ovvio e prevedibile: non si è mai affrontato seriamente il nodo della disoccupazione – in particolare giovanile – abbattendo il costo del lavoro. In tutto questo da subito si è innestata un’infinita polemica sul presunto voto di scambio alla base del reddito di cittadinanza e soprattutto un’altra problematica intrinseca all’impianto stesso della misura-bandiera dei Cinque Stelle.

Sono infanti spuntate come funghi truffe clamorose: mafiosi, ricchi approfittatori, spacciatori che percepivano il reddito alla faccia di chi davvero ne aveva diritto. Di qui i “correttivi” promossi – e in parte soltanto promessi – dal governo guidato da Mario Draghi. Nel rifinanziare il Rdc, per andare incontro alle richieste pressanti dei grillini, si punta insomma a rivedere la misura per disinnescare i potenziali truffatori. Difficile dire, al momento, quanto però saranno efficaci questi aggiustamenti in corso d’opera.

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Ma le truffe non si scoprono d’un tratto

Basti vedere quanto scoperto oggi: più di 9mile persone denunciate dalla Guardia di Finanza di Cremona e Novara, con 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di membri di un’associazione a delinquere. A quanto pare quest’ultima puntava a estorcere e conseguire erogazioni pubbliche, fra le quali appunto il reddito di cittadinanza. I finanzieri hanno dunque sventato una maxi truffa, di oltre 60 milioni di euro. Soltanto la punta dell’iceberg, si dirà. L’ultimo di una serie di incredibili raggiri ai danni dello Stato.

Ma se la stretta nei confronti di questi truffatori è sacrosanta e l’impianto del reddito era evidentemente colmo di falle, c’è un altro dato piuttosto emblematico: il procedere con questa celerità d’un tratto, come se prima le truffe fossero più estemporanee, meno significative, fors’anche invisibili. C’è insomma un curioso procedere con somma serietà ed efficacia che prima nemmeno per sogno. E si badi, è sacrosanto e necessario farlo nei confronti dei cosiddetti “furbetti”, che a ben vedere in realtà sono spesso criminali puri e semplici. E’ però quantomeno singolare che ciò accada soltanto adesso che infuria una polemica politica sul reddito di cittadinanza. In tutto questo: qual è il piano del governo per contrastare la disoccupazione? Mistero gaudioso.

Eugenio Palazzini

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