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Roma, 11 mar – I contagi da Covid-19 aumentano esponenzialmente ogni giorno e la nostra sanità, inevitabilmente, si trova a fare i conti con i tagli operati da una politica poco lungimirante e poco attenta alle esigenze sociali: basti pensare che negli ultimi 9 anni sono stati sottratti al sistema sanitario nazionale circa 37 miliardi di euro. Il continuo incremento di contagi sta rendendo palesi le falle del nostro sistema sanitario, ormai sull’orlo del collasso: mancano posti letto e personale sanitario da destinare all’emergenza.

Il Forlanini era un fiore all’occhiello della sanità nazionale

Ora, immaginiamo un ospedale all’avanguardia con una superficie di quasi 3 mila metri quadrati e totalmente autosufficiente per fabbisogno alimentare e funzionamento energetico. Immaginiamo un polo socio-sanitario invidiato da tutto il mondo con un presidio di 2500 posti immediatamente disponibili. Un sogno? No, non lo è. O meglio, poteva non esserlo. Stiamo parlando dell’Istituto Ospedaliero Carlo Forlanini, fiore all’occhiello della sanità nazionale, ennesima riprova del genio italiano. Un polo medico che si estende all’interno di un grande parco di 280 mila metri quadrati con migliaia di alberi secolari e piante esotiche che garantiscono un ambiente igienico e ventilato, essenziale per combattere la tubercolosi in tempi in cui non si disponeva di cure antibiotiche e grandi apparecchi tecnologici d’avanguardia.

Chiuso da Zingaretti nel 2015

Il progetto architettonico prevedeva che la struttura venisse costruita a forma di ferro di cavallo perché garantiva aria e luce nelle ampie stanze di degenza, collegate tra loro da lunghissime balconate. Il Forlanini costituì per circa 80 anni una cittadella efficientissima e autosufficiente dal punto di vista idrico, energetico, alimentare e dei trasporti interni: situato in una struttura urbanistica dotata di viali alberati e illuminati, di cinema, di scuole per l’infanzia, di centrale termica, refettori, barbieri, luoghi di ritrovo era una vera e propria città.

Era. Perché dal 2008 una politica di tagli al pubblico ha portato a una parziale dismissione dell’ospedale che venne definitivamente chiuso dalla giunta Zingaretti nel 2015, lo stesso che, dopo le pagliacciate dell’aperitivo nei quartieri cinesi, si è trovato confinato in casa per la positività al coronavirus. Un atteggiamento e una forma mentis ben diversa da quelle che, nel 1934, inaugurarono questo polo sanitario d’eccellenza di cui in tanti, molti stanno ora richiedendo la riapertura.

Gli appelli alla riapertura

Uno su tutti l’ex primario della chirurgia toracica del Forlanini, il prof. Massimo Martelli, il quale ha spiegato chiaramente che “la riapertura anche solo di una parte del Forlanini potrebbe fornire alla sanità italiana ora sotto sforzo almeno altri 50 posti di terapia intensiva, preziosissimi ora che l’emergenza coronavirus rischia di far collassare l’intero sistema sanitario“. Dovremmo riflettere, in sintesi, su quello che un tempo era un’eccellenza della sanità nazionale e che ad oggi rimane uno dei tanti edifici abbandonati, ritrovo per senzatetto e tossicodipendenti e sulla differenza, abissale, tra chi agiva per l’interesse nazionale e chi, evidentemente, preferisce mangiare involtini primavera contro il così detto “virus del razzismo”, esistente solo nelle loro teste.

Saverio Andreani

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2 Commenti

  1. […] Roma, 13 mar – Nel Lazio, la Regione amministrata da Nicola Zingaretti, ci sono solo 590 posti letto di terapia intensiva disponibili, con un rapporto di un letto ogni 10 mila abitanti – gli abitanti del Lazio sono poco meno di 6 milioni. Uno su diecimila, quindi, ha diritto alla salvezza nel caso venga infettato e le condizioni si aggravino. E’ per questo che a gran voce da ogni schieramento si è avanzata l’ipotesi di riaprire l’ospedale Forlanini, chiuso nel 2015. […]

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