Milano, 6 lug – “Vivi come se dovessi morire domani e pensa come se non dovessi morire mai”: le parole di Evola ben si prestano al ricordo di Ramelli, all’omaggio a lui dovuto. Nacque oggi, Sergio: era il 1956. Una vita, una morte, segnate da quella “vis” che è perimetro ed area di un’esistenza indomita. Di un’esistenza profonda. Così fu per lui: ogni passo, un pensiero. Ogni parola, un atto morale. Ogni respiro, testimonianza dell’Essere. Militare a Destra è da sempre difficile, un’eroica azione. È la parte giusta, la Destra. Ed il termine inglese, “right“, ambivalente ribadisce.  Sergio fu martire negli anni di piombo, Sergio è un eroe dei tempi moderni.
All’ITIS “Molinari” di Milano, lo studente Ramelli era il “fascista da combattere“. La sua dichiarata militanza, il suo ruolo di fiduciario del Fronte della Gioventù, lo resero preda assai ambita dai rossi assassini. Denunciò le violenze politiche, onorò i camerati caduti: quale suprema colpa! Un suo tema “scomodo”, di denuncia alle BR, venne sottratto al professore. Esibito in bacheca, poi, come invito all’assalto: fu l’incipit della tragedia. Ecco il movente, l’ultima pallottola di un pensiero distruttivo che induce all’azione omicida. Chiavi inglesi pesantissime riempirono di forza funesta la mano degli “idraulici”: gli assassini di Ramelli, quell’Avanguardia Operaia che lo ridusse in fin di vita. Era il 13 marzo, anno ’75. Danni gravissimi e decorso postoperatorio complesso: macabro valzer di coma e stato cosciente.  Fino ad aprile durò l’agonia, perché Sergio si spense il 29 di quel mese. Ai funerali, tantissimi i camerati presenti. Pronto a sorreggerne il peso: metaforico e non. Fu proprio lui, in prima linea, a condurre la bara. Molti dei presenti vennero accusati di “apologia di fascismo“, schedati come delinquenti dai peggiori assassini: i militanti del PCI, portatori “sani” di morte.
Nel processo, la famiglia di Sergio venne assistita da Ignazio La Russa.  Durante il regolare iter giuridico, Castelli, Montinari, Colosio, Scazza e Cavallari (pentiti) confessarono l’operato scrivendo alla madre della vittima. Invocarono il perdono, offrendo e depositando presso un notaio il risarcimento di 200 milioni di lire: soldi che la madre di Sergio, perentoriamente, rifiutò. La vicenda giudiziaria ed il suo epilogo, sono storia. Il valore dell’esempio, il messaggio del sacrificio di Sergio, sono ancora “presenti”. In questi nuovi e subdoli anni di piombo, di persecuzione ideologica e dittatura celata, bellissimo il fumetto-omaggio al camerata.
«Sergio Ramelli. Quando uccidere un fascista non era reato», grafic novel edita da Ferrogallico, è un successo “reale e morale”. Nel giorno che ne celebra la nascita, si ricordi Sergio ed il suo sacrificio. Che sia monito ed esempio “oggi”, che sia monito ed esempio “sempre”.
Chiara Soldani

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