Roma, 12 lug – “La sinistra italiana dovrebbe ripartire da Zoro”, titolava qualche settimana fa The Vision, dando il suo inestimabile contributo al grande dibattito su come rianimare la sinistra a cui sembrano tanto interessati i media, meno gli elettori, che invece si applicano più nel seppellirla. Zoro, per chi non lo sapesse, è Diego Bianchi, il conduttore di Propaganda Live.
Lo show di Zoro si basa sostanzialmente su una carrellata di tweet spiritosi da leggere e commentare in studio e su servizi in cui lui e i suoi collaboratori si catapultano in eventi politici vari, con la videocamera portatile, per recitare la parte del marziano capitato in mezzo a situazioni grottesche, da commentare con fiumi di sarcasmo. E poi, chissà perché, spunta sempre Marco Damilano, forse per mantenere la quota pariolina senza la quale oggi non puoi dirti di sinistra.
Ora, che una sinistra che ci ha abituati a politici come Alessia Morani o a giornalisti come Concita De Gregorio, cioè gente che qualche decennio fa sarebbe stata presa come caratterista per impersonare i megadirettori galattici di Fantozzi, si aggrappi a uno dei pochi dei suoi che dà l’impressione di aver preso l’autobus qualche volta in vita sua, è forse comprensibile.
A ben vedere, tuttavia, la cura è peggiore del male. E non è solo questione di Zoro. È proprio una malattia globale della sinistra che si esprime in Diego Bianchi ma non solo, anche nello stesso The Vision o, a livelli ipertrofici, nel sito che The Vision scimmiotta, ovvero Vice. La sinistra, in poche parole, è malata di sarcasmo. La Treccani ne spiega così il significato: “Ironia amara e pungente, ispirata da animosità e quindi intesa a offendere e umiliare”. Ecco. Vera o falsa che sia la narrazione sulla sinistra amica delle élite e sul populismo che raccoglie le istanze degli umili, essa diventa comunque reale nel momento in cui viene ritenuta tale. Ora, uscire da tale vicolo cieco con il sarcasmo è, per citare un detto popolare, come “togliersi la sete con il prosciutto”, dato che quel tipo di ironia si basa esattamente sul guardare il prossimo, magari l’illetterato o la persona semplice, dall’alto in basso. Non solo. Non è un caso che Zoro punti molto sui social, per fare la sua satira. E non è un caso che, fra i social, scelga soprattutto Twitter. Ma Twitter è solo un circoletto autoreferenziale in cui regna la battuta sagace, a cui ridono un centinaio di grafici precari, compiacendosi delle gaffe web di Gasparri per sentirsi migliore di lui e di chi lo vota. Bene, bravi. Oppure prendiamo Vice, la cui linea editoriale si basa quasi esclusivamente su questa ironia vagamente hipster sul mondo dei vecchi tromboni della politica a cui loro, giovani creativi, oppongono la loro acidula indignazione sghignazzante. Giovanardi posta uno status contro la droga in maiuscolo, con toni da anni ’50? Manna dal cielo, per loro. L’Alt-right americana vince la guerra dei meme? Impazziscono, perché il loro peggiore incubo è qualcuno che li prende per il culo con le loro stesse armi. Il fatto è che, fuori dalle argute freddure da circolo del tè, la stragrande massa di traffico on line viaggia su tutt’altre frequenze comunicative, ovvero su quelle del buongiornismo, che è quanto di più lontano si possa immaginare dalle arguzie twittarole.
Salvini lo ha capito, la sinistra no. Salvini elogia Rita Pavone, e loro ridono, perché sentono i gruppi indipendenti finlandesi. Salvini si fa i selfie e loro ridono. Salvini posta il link del povero gattino malato e loro ridono. Fino a che Salvini diventa ministro dell’Interno e loro non ridono più. O forse sì, dato che la loro proposta più intelligente, finora, è stata appunto di affidarsi al re del sarcasmo.
Ovviamente la banalità buongiornista non può e non deve diventare il linguaggio obbligato della politica. Ma della sua egemonia andrebbe quanto meno preso atto, senza trincerarsi dietro l’ironia snobistica credendo di essere furbi.
Il distacco della sinistra dalla realtà non si manifesta solo in Pina Picierno convinta che le famiglie campino per due settimane con gli 80 euro di Renzi, ma anche in questi intelligentoni convinti che idoli social del tutto autoreferenziali come “Nonleggerlo” o “Giulio Verme” abbiano qualcosa da dire. Il che, se vogliamo, è persino peggio.

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. Concordo con l’articolo.

    Letto con interesse.

    Ai sinistrati dei commenti sopra, dico: perchè venite a rompere le scatole quá… io sono Nazista ma non vado a leggere e criticare gli articoli sui vostri giornali.

    Perchè venite quì a insultare? Cosa ci fate quì? A che titolo?

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