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Mps- obbligazionisti-bail inSiena, 17 nov – Si sta preparando una vera e propria trappola per gli obbligazionisti Mps. Il Monte dei Paschi di Siena ha presentato una proposta di “acquisto volontaria con l’obbligo di reinvestimento”. In pratica, i risparmiatori dell’istituto di credito senese dovranno scegliere fra tre opzioni. Una peggiore dell’altra. Vediamo perché. Gli obbligazionisti Mps possono, infatti, scegliere di vendere i loro titoli direttamente sul mercato (visto l’andamento della banca toscana in borsa non è certo un affare); sottoscrivere l’ennesimo aumento di capitale; o attendere la naturale scadenza dei titoli stessi (ossia rischiare il bail-in). Per capire meglio la vicenda è bene fare un passo indietro. Pochi mesi fa, i vertici di Rocca di Salimbeni avevano proposto un piano di risanamento e rilancio dell’istituto, che comportava tra l’altro la cartolarizzazione di 27,6 miliardi di crediti deteriorati lordi. Finora, però, i risultati sono stati assai scarsi.

Serve, quindi, una bella iniezione di liquidità di cinque miliardi. Difficilmente tali capitali potranno essere reperite nel mercato borsistico. Per questo allora Mps chiede di nuovo aiuto ai titolari di obbligazioni subordinate. Attenzione, non parliamo di grossi speculatori. L’operazione riguarderà il settore retail così come gli investitori istituzionali. Per essere più chiari a soccorrere Mps saranno comuni cittadini insieme a banche e fondi d’investimento.

Come sempre accade purtroppo la patata bollente è passata nelle mani dei piccoli risparmiatori. La conferma, di quanto appena detto, la troviamo anche nelle riflessioni di molti analisti ed esperti di trading.  Ad esempio secondo Filippo Diodovich, market strategist di IG, le modalità di conversione delle obbligazioni subordinate mettono “praticamente gli obbligazionisti subordinati con le spalle al muro”, dal momento che, in questo modo, la banca chiede loro di “scegliere tra diventare azionisti o rischio bail in”. 

Alla fine, dunque si tratta di scegliere di che morte si vuole morire. La nota di Ig, inoltre, sottolinea che: La conversione dei bond subordinati era ormai scontata. Il management ha scelto comunque di lasciare fuori le obbligazioni senior. Agli obbligazionisti subordinati rimane, quindi, il dilemma se aderire o no all’offerta”. Da un lato va considerato che l’adesione alla conversione volontaria implica l’aumento del profilo di rischio tra il detenere bond e azioni. Dall’altro non dobbiamo scordarci che non aderendo c’è il rischio che il complesso della ricapitalizzazione non vada a buon fine e ci sia il bail-in con conseguente rischio di azzeramento dei bond subordinati come successo un anno fa con i bond Banca Etruria, Banca Marche e Carife.

Infatti, il possibile scenario avverso è quello in cui la conversione volontaria dei bond non ha esito soddisfacente. Il tal caso le banche del consorzio di garanzia dell’aumento di capitale avranno la facoltà di sottrarsi all’impegno di garantire l’eventuale inoptato (la ricapitalizzazione risulta anche condizionata al deconsolidamento dei Npl) con conseguente rischio di insuccesso della ricapitalizzazione. Si sbaglierebbe però a considerare il caso Mps come un’eccezione nel panorama bancario italiano. Solo un anno fa scoppiava lo scandalo della banca Etruria.

La speculazione finanziaria continua ad indebolire il ceto medio erodendo il suo patrimonio.  Sbaglia, dunque, chi pensa che le obbligazioni bancarie siano solo strumenti in mano ai broker o ai trader. Di recente Bankitalia ha sottolineato, in un suo report, l’importanza delle obbligazioni bancarie nella storia del risparmio delle famiglie italiane.  Già nel 1954 l’allora governatore Menichella sottolineava: “L’intenso ritmo col quale il denaro è affluito in questi ultimi anni al mercato finanziario, in una congiuntura di sviluppo importante del reddito”. Allora, però, le cose funzionavano diversamente rispetto ad oggi. Il mercato finanziario, infatti, era strettamente legato all’economia reale. Negli anni Cinquanta le banche emettevano poche obbligazioni, poco più del 7% del totale delle passività bancarie, ma in compenso le famiglie le compravano già in quantità, arrivandone a detenere da subito circa un terzo, pure se il peso relativo sui loro portafogli non era elevato. Insomma, con Menichella il babbo della Boschi e Denis Verdini non avrebbero fatto tanta strada.

Salvatore Recupero

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