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Roma, 17 mag — Enrico Ruggeri interviene per dire la sua sul comizio-teatrino pro Ddl Zan inscenato da Fedez nel corso del concertone del Primo maggio. A due settimane dall’episodio che ha infiammato il dibattito nazionale, il cantante entra a gamba tesa e senza peli sulla lingua regalandoci il suo punto di vista libero, mai allineato.



Ruggeri: Fedez ha teso trappola alla Rai

Non fa sconti a nessuno Ruggeri, che intervistato da Libero parla apertamente di tranello teso dal rapper alla tv di Stato. «Credo che la Rai sia caduta in una trappola mediatica tesa da Fedez. Quanto al ddl Zan, personalmente trovo assurdo perfino pensare di discriminare un gay. Ma una guerra libertaria o una roba che cambi il costume non la fai per via legislativa». Per il cantante, in buona sostanza, occorre operare un cambio culturale e non imporre delle leggi. Ruggeri prosegue parlando del discusso monologo di Pio e Amedeo. Le parole, per il cantautore, non sono offensive se usate senza l’intento di offendere.

Le quote rosa? Una forzatura

C’è spazio anche per parlare di quote rosa e femminismo oltranzista. «Io sono convinto che uomini e donne debbano avere pari opportunità lavorative. Ma la tesi per cui al Festival di Sanremo ci deve essere la stessa quota di donne e uomini o nella segreteria del Pd ci deve essere un equilibrio di genere, è una forzatura, la classica soluzione che evidenzia ancor di più il problema», insiste. «E poi in molti casi il sessismo non c’entra: le calciatrici, ad esempio, si lamentano perché i calciatori guadagnano di più. Ma allora anche i giocatori maschi di hockey dovrebbero lamentarsi in quanto guadagnano meno dei calciatori. Questi ultimi prendono più soldi solo perché il calcio maschile è lo sport più richiesto dagli spettatori. È il mercato e non il sesso degli atleti a determinare i loro introiti».

La sospensione di Una storia da cantare

Nel corso della chiacchierata giunge anche il momento di togliersi un sassolino dalla scarpa, parlando della sospensione della fortunata trasmissione Rai da lui condotta, Una storia da cantare. «Non sono stato più voluto perché ero il manifesto di una cosa perfettamente riuscita appartenente alla gestione precedente di RaiUno, quella in odore di Salvini, e non allineata con la nuova gestione, più vicina al Pd», punta il dito Ruggeri. «Io ho fatto qualità e quantità, ottenendo il 50% in più degli ascolti fatti da altri programmi analoghi, che spendono tuttavia il quintuplo. Ma la Rai, si sa, non premia le cose che vanno bene, segue altre dinamiche».

Ruggeri conclude poi manifestando la propria simpatia politica per la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Che vedrebbe bene come presidente del Consiglio. «Be’ sì, avremmo finalmente una donna premier. E, a quelli che tifano per le quote rosa, vorrei ricordare che non ne abbiamo ancora avuta una».

Cristina Gauri

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