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Roma, 5 ago – Se c’è qualcosa di peggio del Salvini dj che balla con le cubiste l’Inno di Mameli, è proprio la sinistra che commenta la performance del «capitano». Sarà che il caldo non aiuta a ragionare (Calenda dixit), ma la sinistra italiana, ormai, non ragiona più da tempo. E continua, imperterrita, ad offrire assist ai propri avversari. Vediamo come.



La sindrome della «vecchia zia»

In tutta questa vicenda, dove una critica a Salvini sarebbe stata anche legittima, la sinistra è infatti riuscita a trasformare l’assist del leader della Lega in un clamoroso autogol: se Salvini poteva uscirne come il «coatto» che scambia Mameli per Briatore (ed effettivamente così è stato), la sinistra è rimasta prigioniera della sua sindrome da «vecchia zia». Ossia di quel moralismo artificioso, ipocrita, addirittura palloso, che non può che farti bollare come «sfigato». Se ci pensiamo bene, qui la sinistra ha sbagliato sotto un duplice aspetto.

E allora Macron?

Innanzitutto, chi predica sobrietà deve anche essere impeccabile. Il problema è che, a differenza dell’elettorato, la Rete ha memoria, e non perdona. In altre parole, i «populisti» hanno avuto gioco facile a inondare i social con diverse foto «compromettenti» di un eroe indiscusso dei globalisti: Emmanuel Macron. Una volta, infatti, il presidente francese trasformò l’Eliseo in una sorta di gay pride: in occasione della Festa della musica, Macron invitò nella sede istituzionale della presidenza transalpina una pletora di personaggi improbabili, tra cui il dj Kiddy Smile, che si presentò all’evento con una maglietta con su scritto «figlio di immigrati, nero e gay». E così le istituzioni francesi furono calpestate da una sarabanda di coatti ingioiellati e caciaroni. E la sinistra italiana, ovviamente, non disse nulla. Naturale, a questo punto, che nessuno le creda più quando critica il Salvini dj di Milano Marittima.

Macron eliseo gay pride kiddy smile
Macron all’Eliseo durante la “festa della musica”

Il «normalismo» di Salvini

In secondo luogo, la sinistra ha «toppato» anche perché si ostina a non capire un elemento essenziale del salvinismo. Per andare nel concreto, qual è il modello che la sinistra ha opposto al Salvini dj? Nientemeno che Aldo Moro che andava in spiaggia in giacca e cravatta. C’è un problema: chi è che, nel 2019, va al mare in giaccia e cravatta? Nessuno, ovviamente. Di certo non le «persone normali». È questa la forza di Salvini: essere una «persona normale», essere come i suoi elettori. La Nutella, i selfie, i pranzi in famiglia, il Papeete – tutta l’autorappresentazione di Salvini gioca su questo: il capo politico che è uguale all’ultimo dei suoi elettori. È il grado zero della politica, è vero, e – come ha notato giustamente Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare – cantare «siam pronti alla morte» mentre una cubista mette in mostra la merce è di uno squallore senza pari. Ma è così che funziona il «normalismo» salviniano. A Milano Marittima ci può andare chiunque. A Capalbio no. E, agli occhi dell’elettorato, Salvini che si diverte in discoteca attorniato da avvenenti signorine offre un’immagine ben più vitale ed empatica di Pertini con i pantaloni alla zuava o di Macron che abbraccia un uomo sudato. Questo la sinistra non l’ha capito. E, forse, non lo capirà mai.

Valerio Benedetti

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9 Commenti

  1. Articolo che rivela sudditanza psicologica: se un altro politico avesse inscenato una versione trash dell’inno nazionale con la panza di fuori vi sareste stracciati le vesti. È una questione di decoro e onore, che evidentemente non ha (visto che fino a pochissimo tempo fa tuonava con lo Stato italiano ladro). Spettacolo indegno, chi se ne frega della sinistra

  2. Ad integrazione di quanto scritto prima: la foto di Macron con i travestiti è anche peggio, ma non significa nulla, non è italiano e non è un benchmark, non toglie il fatto che un Ministro dell’Interno deve avere un contegno istituzionale e non deve profanare l’Inno Nazionale con manifestazioni pecorecce che fanno ridere quando sono fatte da Jerry Calà (forse).

  3. Che poi un tempo andare sempre in giacca e cravatta per la sinistra/comunista e 68ina era roba da reazionari e bigotti nonché un simbolo di ostentazione di classe, oggi un uomo che non sta in camicia e giacca e cravatta al lavoro, durante le uscite e persino al mare sotto 50 gradi è una “vergogna”. Un tempo una parte della sinistra era più o meno per la libertà e libertaria, il dress code doveva essere più o meno simile per uomini e donne e non rigido come nell’era vittoriana.

    Al giorno d’oggi, certa “sinistra” propone dress code rigidissimi per gli uomini comuni, che devono essere coperti all’inverosimile anche quando fa un caldo fortissimo, tutti a parte certi ragazzi giovani palestrati e simil-modelli, quelli possono stare a petto nudo sempre tanto nessuno parla di mercificazione anche del corpo maschile nel mainstream… D’altro canto, le ragazze e donne da 18 a 55 anni possono e devono essere quasi sempre scolate e in minigonna e ciò non solo nei locali ma anche nel lavoro, a scuola e in Parlamento ma ciò ovviamente non vale per certe straniere, che anzi devono essere velate e coperte da testa ai piedi per la difesa delle loro “tradizioni”…. Di questa “sinistra” totalmente allineata con il neoliberismo poco liberista e molto oligopolista chissà cosa ne penserebbe realmente un Gramsci ma anche un solo esponente della sinistra reale comunista/socialista/anarchica/socialdemocratica/68ina e pure progressista/dei diritti civili…

    Alla fine uno dovrebbe vestirsi come gli pare e piace e un tempo, almeno teoricamente, la sinistra diceva questo e ora invece di fare delle reali critiche politiche ed etiche tutta ad attaccare Salvini perché gli piace fare il dj, ballare, ha la pancetta e sotto 50 gradi ha il coraggio di togliersi la maglietta nonostante non abbia addominali e muscoli da soldato dell’epoca greco-romana e abbia pure qualche pelo… che poi l’estetica del maschio dal corpo muscoloso, depilato e forzuto ‘tendente alla perfezione fisica’ e dall’attitudine giovanilistica/estremamente vitalistica non mi pare fosse proprio un patrimonio della sinistra storica, anzi XD

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