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Roma, 12 set – Rapporto con la magistratura, reddito di cittadinanza, Orban. Se tre indizi fanno una prova, il rapporto tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sta leggermente incrinando e il segretario leghista è pronto a tornare tra le braccia di Berlusconi. Anche perché qui le prove fanno il salto di qualità e diventano delle vere e proprie dichiarazioni: “Berlusconi conto di vederlo o sentirlo nelle prossime ore, c’è un’azienda che ha bisogno di crescere. C’è la possibilità di trovare l’accordo. Non solo sulla Rai, se c’è accordo si va fino in fondo. Si vota a Trento, in Sardegna, Basilicata, Abruzzo: l’obiettivo è che non cambi la squadra di centrodestra che governa in Lombardia, Veneto, Liguria”.
Parole del ministro dell’Interno intervistato ieri sera a Porta a Porta, rispondendo alle domande di Vespa sul nodo Rai. Salvini, non è un segreto, conta ancora di portare a casa la presidenza di Marcello Foa. Da Forza Italia arrivano segnali di apertura. “Quel nodo si può sciogliere ma prima ci vuole un accordo tra i leader sul futuro della coalizione e sui candidati alle regionali”, scrive il Giornale oggi riportando le frasi di uno dei consiglieri del Cav. Insomma se fino a pochi giorni fa, almeno fino all’arrivo della nave Diciotti al porto di Catania, l’asse giallo-verde sembrava reggere, nel giro di poco tempo sono cambiate parecchie cose.
Prima l’attacco di Salvini alla magistratura dopo essere stato indagato, con Di Maio che ha chiesto il dietrofront al suo alleato, anche su spinta del fronte interno 5 Stelle più giustizialista. Poi i dubbi del segretario del carroccio sul Reddito di cittadinanza, principale proposta grillina inserita nel contratto di governo. Infine la questione sanzioni Ue all’Ungheria, con la Lega in soccorso di Orban insieme a Forza Italia e il M5S che vota invece a favore. Quest’ultima la divisione più marcata, non una cosa da nulla nell’ambito di una pre campagna elettorale in vista delle Europee che di fatto è già iniziata.
Tra l’altro si rincorrono sulle varie testate i retroscena sui piani di Di Maio e Conte per “non essere fagocitati da Salvini”. L’attuale capo politico del Movimento 5 Stelle infatti, rischia di essere il vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro. Perché anche se arrivato al governo come leader della forza politica con il maggior consenso, all’interno del suo schieramento ci sono diverse figure in grado di depotenziarlo o sostituirlo: da Grillo a Casaleggio fino all’asse Fico-Di Battista, con quest’ultimo pronto a tornare eroicamente dal Guatemala per ricondurre il Movimento all’antica purezza. Questione che invece non tocca né Berlusconi, che seppur indebolito vanta sempre un impero mediatico e un partito in difficoltà del quale resta il padrone, né l’attuale ministro dell’Interno, ben consapevole che ormai il suo nome in termini di consenso vale più del simbolo con l’Alberto da Giussano e la scritta “Lega”.
Salvini, che a forza di essere sottovalutato da tutti è diventato pian piano l’uomo politico più importante d’Italia, è pronto con buona probabilità a “papparsi” anche Di Maio. Dopo aver fatto fuori gente come Tosi e Maroni, aver ridotto Berlusconi a un comprimario e aver lasciato la Meloni in un vicolo cieco politico. In una strategia a doppio binario, che vede l’affermazione nel campo populista succhiando linfa vitale al M5S (cosa riuscita in questi mesi) e contemporaneamente il logoramento di Berlusconi attraverso un tira e molla in cui il gioco lo conduce Salvini.
L’unica controindicazione potrebbe essere l’incoerenza se non addirittura “il tradimento” delle istanze sovraniste da parte di Salvini, ma il sospetto è che ormai questo non causi più nemmeno un danno sotto il profilo del consenso. Anche perché se 15 giorni fa Forza Italia si era schierata compatta contro Salvini chiedendo lo sbarco degli immigrati della Diciotti e dagli scranni leghisti si era levato il coro “siete come il Pd”, adesso già si riparla di accordi. E’ la politica “liquida” di questi tempi. E Salvini, che è il più grande incassatore e il politico con l’intuito più sviluppato, è quello che dà le carte.
Davide Di Stefano