Pretendere che Sanremo si limiti ad essere un festival della musica italiana anziché trascendere costantemente verso l’abisso della retorica sarebbe come chiedere a Licia Ronzulli di essere condivisibile. Ovvero, sbaglieremmo noi. Il punto però è che Sanremo continua ad esistere sulla tivù pubblica, esattamente come la Ronzulli continua ad incidere sulle vite di tutti noi senza, in entrambi i casi, render minimamente conto di ciò che viene detto e di ciò che viene fatto. Ecco, solo sulla Rai e solo un parlamentare della Repubblica italiana possono lavorare ed esercitare i loro poteri senza dar conto degli effetti di tale esercizio. Da un punto di vista giuridico, solo agli infermi di mente e agli infraquattordicenni viene garantito questo privilegio: fare ciò che vogliono.

Sanremo e la propaganda

A Sanremo le idiozie della propaganda, come detto, vengono sparate su Rai 1 e non hanno niente a che fare con l’audience enorme ottenuto dalla conduzione di Amadeus. Ancora oggi, dopo decenni di festival, gli italiani lo guardano perché si tratta di un rito utile ad esorcizzare i drammi quotidiani, un po’ come fa la nazionale azzurra quando gioca gli europei o i mondiali. Diveniamo tutti fratelli e ci stringiamo attorno alla pizza e al mandolino. Le idiozie, dicevamo, esulano da tutto ciò (complimenti ad Amadeus, comunque) e si innestano su un filone di retorica esasperata di cui si è fatta portatrice la tivù pubblica in quanto ritenuta, appunto, servizio pubblico, quindi non solo intrattenimento ma anche (ri)educazione. E così come tutti sovvenzioniamo i servizi pubblici nonostante solo una fetta della popolazione ne goda e ne usufruisca, l’intero popolo italiano è tenuto a finanziare quella Rai che garantisce a noi tutti di migliorarci e di evolverci verso una nuova forma di rincretinismo collettivo.

Non poteva mancare il sedicente “antirazzismo”

Per l’ennesimo anno dobbiamo sorbirci il pippone sull’antirazzismo pronunciato da una tipa che piagnucola sul palco esibendo generiche denunce per gli insulti ricevuti da quattro scemi sul web. Capite, il canone ben speso! I salotti degli italiani si riempiono di sbadigli e di “stigrancazzi”, ma il percorso di rieducazione deve proseguire.

Non poteva mancare neanche il solito Achille Lauro, che con espressione vuota insulta il sacramento battesimale tramite un siparietto grottesco che riscuote altri sbadigli. Ma insomma, se è un grande e impavido artista per quale motivo non cambia repertorio e non ironizza coraggiosamente su burqa e velature varie? Sorge il dubbio che manchi di coraggio, che sappia perfettamente come un secondo dopo l’Ariston rischierebbe di saltar per aria, come lui e i dirigenti Rai sarebbero costretti alla scorta. Il popolo cattolico porge l’altra guancia e il servizio pubblico assesta un altro schiaffone.

Almeno c’è Checco Zalone, che irrompe in questo magma immobile di banalità scherzando coraggiosamente sui trans. Risate generali, ma tutte le sigle arcobaleno irrompono sulla scena dichiarandosi scioccate per le nefandezze ascoltate sulla tivù pubblica. Chi di canone ferisce, di canone perisce. Noi, intanto, cambiamo canale.

Lorenzo Zuppini

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. Non seguire quella porcheria (tra le tante, propinate dalle TV di “Stato”) sarebbe un dovere morale

Commenta