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Roma, 26 set – La crisi di governo riserva senza posa nuove sorprese. Tra le ultime, come sappiamo, si annovera l’esodo del tosco nichilista Matteo Renzi dal Partito Democratico. Renzi ha fondato un suo partito, orwelliano fin dal nome: “Italia Viva”. Farebbe ridere, se non facesse piangere. Quelli che, al governo, hanno ucciso l’Italia a suon di Jobs Act e di “più Europa”, ora si autoproclamano “Italia Viva”. Orwell era, in effetti, un dilettante, se paragonato alle guerre chiamate missioni di pace, ai colpi di Stato appellati governi tecnici e, dulcis in fundo, agli affossatori della patria autonominati “Italia Viva”.



La verità credo stia in questo: l’Italia corre veloce verso un modello di tipo gallico. Avremo presto uno scontro diretto tra Macron e Le Pen. Rectius, tra Macron-Renzi e Le Pen – Salvini. Il paradigma sarà quello. Ed è – occorre sottolinearlo adeguatamente – un paradigma appositamente creato per garantire la tenuta sistemica dell’ordine vigente, dell’eurocrazia di Bruxelles, degli oligarchi della finanza e dei cinici ammiragli della plutocrazia bancocratica. Il primo obiettivo, già l’abbiamo asserito abbondantemente, era annichilire l’esperienza del laboratorio populista gialloverde. Di modo che si neutralizzassero in una sola mossa e il 5 Stelle e la Lega: il 5Stelle, che è stato ucciso in un baleno, anzi in un arcobaleno, mediante la sua incorporazione nel fronte delle brigate fucsia del cosmopolitismo liberista left-oriented. La Lega, per parte sua, è stata uccisa mediante la sua incorporazione nella falange berlusconiana dei liberisti verdebluette.

Ora arriva la seconda parte del piano degli architetti del mondialismo. In primis, dare un po’ di respiro, per breve tempo, all’Italia: facendo così apparire buono alle masse “logotomizzate” (cioè private del logos) il nuovo governo giallofucsia tanto desiderato da mercati e speculatori senz’anima. In secondo luogo, creare ad hoc un nuovo bipolarismo tarato su misura per il potere cosmomercatista: Renzi, il buono, il Macron tosco e nichilista, da una parte; e Salvini, il bruno padano in perenne odore di fascismo, dall’altra.

Si produrrà, in tal guisa, l’effetto a suo tempo ottenuto in Francia: in nome della mobilitazione antifascista, vincerà Renzi, il messia della finanza, l’homo novus del capitale speculativo senza patria. E apparirà chiara, una volta di più, la funzione demenziale dell’odierno antifascismo: che serve solo a legittimare il manganello arcobaleno dell’economia di mercato, del liberismo cosmopolita e del “ce lo chiede l’Europa”.

Diego Fusaro


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