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cernobylRoma, 15 mag – Era il 26 aprile 1986 quando avvenne l’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare Lenin di Cernobyl: quel giorno il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso, portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore 4 della centrale, determinando la scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore.

Il contatto dell’idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllo con l’aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore che a sua volta innescò un vasto incendio.

Nei giorni successivi per contrastare e limitare la contaminazione radioattiva venne costruito in tempi record (206 giorni) un “sarcofago”.

L’intero processo di costruzione era composto da otto tappe: pulizia del territorio attorno all’unità del reattore 4, costruzione di muri cernobyl2di protezione in cemento armato iniziali intorno al perimetro, costruzione di muri di separazione tra il reattore 3 e reattore 4, costruzione del muro a cascata che è copertura della sala turbine, montaggio di un contrafforte alle estremità, costruzione di supporti e installazione di un rivestimento della sala reattore, costruire una lastra di raffreddamento sotto il reattore per evitare che il combustibile nucleare caldo provocasse un buco nella base ed infine installazione di un sistema di ventilazione.

Ha funzionato, ma fin da subito ha anche iniziato a deteriorarsi, dall’interno, attaccato da calore e radiazioni: i quasi trent’anni di esposizione hanno modificato la composizione del cemento, e lo sfaldamento e la progressione delle fessure che procedono dall’interno verso l’esterno hanno infine reso indispensabile un nuovo progetto di contenimento.

Oggi, a distanza di quasi trent’anni dalla costruzione del primo sarcofago, è in corso la costruzione del secondo sarcofago, una struttura a forma di arco e realizzata interamente in acciaio inossidabile. La nuova struttura permetterà di effettuare anche le successive opere per l’eliminazione del pericolo di collasso del vecchio sarcofago, la cui prevenzione è possibile solo mediante la rimozione delle sue strutture pericolanti.

L’arco di protezione è necessario per proteggere l’ambiente circostante dalle fughe radioattive che nasceranno durante l’estrazione delle sostanze e dei materiali contenute nei combustibili dal reattore distrutto.

D’altra parte, una nuova struttura protettiva crea un’ulteriore barriera per la sicurezza dell’ambiente e la salvaguardia delle popolazioni.

La funzione del nuovo sarcofago è limitare la diffusione delle sostanze radioattive fuoriuscenti dal vecchio sarcofago. Questa condizione deve essere mantenuta sia in condizioni normali, in situazioni di emergenza o di possibili incidenti (danni alle strutture) e da agenti atmosferici(acqua piovana) per almeno un centinaio di anni, così come previsto dal progetto.

Tuttavia la costruzione del nuovo arco presenta dei rischi: il vecchio sarcofago, date le condizioni in cui versa, è una fonte di radiazioni per via dei combustibili nucleari presenti al suo interno e finché non saranno messi sotto controllo con l’intero vecchia struttura.

Inoltre il montaggio della nuova struttura verrà effettuato in prossimità (160metri) del reattore: questo espone al rischio radioattivo gli operai che lavoreranno alla nuova struttura con delle tute speciali e saranno sottoposti a continui controlli sanitari.

Dopo il completamento del montaggio, l’intera struttura verrà fatta scorrere con meccanismi speciali verso la sua posizione definitiva.

Il nuovo sarcofago sarà una delle strutture più grandi al mondo, sarà alto 110 metri (17 metri in più della Statua della Libertà), lungo 164 e largo 257 metri. L’intero progetto ha costo complessivo di 1,5 miliardi di euro e sarà completato nel 2017.

Giovanni Di Bella

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