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Roma, 28 giu – Immaginate di essere in una commissione d’esami di Stato nella quale vi sia una docente che fa esplicitamente la militante politica di estrema sinistra e che si serve in modo spregevole e assolutamente spregiudicato sia della scuola pubblica sia del suo ruolo per fare non solo della esplicita militanza politica a favore dell’immigrazione ispirandosi a Mimmo Lucano, padre Zanotelli e Gino Strada (con l’intenzione di trasformare la scuola in un ufficio della immigrazione della Cgil). Ma soprattutto per indottrinare i propri studenti a favore di una interpretazione della società contemporanea unilaterale ispirata esclusivamente a Gorz, alla Scuola di Francoforte, a Baumann (ma mai a Weber, Pareto, Aron, Pellicani), interpretazione priva di qualunque pluralismo storico e informativo.

Immaginate che questo esplicito indottrinamento si riduca nei fatti, cioè nei contenuti espressi oralmente e per iscritto dai discenti, a formulette stereotipate, cioè nozionistiche che si ripetono uguali per decine di volte, formulette ovviamente lontanissime dalla complessità della riflessione della sociologia critica marxista (indipendentemente dal fatto che sia condivisibile o meno).

Immaginate poi che la complessità del mondo contemporaneo sia ridotta a schemi dicotomici in base ai quali esiste solo una demoniaca globalizzazione, soltanto una realtà nella quale tutti noi siamo soggetti a continue e costanti manipolazioni di massa, nella quale noi non siamo altro che strumenti in mano a oligarchie che favoriscono l’iper-consumismo. Chi verrà dunque a salvarvi da questo mondo infernale? Zanotelli? Strada? Toni Negri?

Immaginate poi che i voti di questa insegnante siano ispirati al più nauseante buonismo di sinistra, siano cioè non solo privi di qualunque riscontro con la realtà ma siano finalizzati a promuovere con voti considerevolmente alti quei candidati che hanno dimostrato maggiore fedeltà, cioè maggiore ortodossia alla sua interpretazione politica della realtà.

Ebbene, cari lettori, quello che abbiamo descritto non è uno scenario ipotetico ma è la realtà della scuola pubblica italiana.

Gian Paolo Rossi

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