Roma, 22 mag – Siamo cresciuti pensando tutto il male possibile di Giorgio Almirante: il doppiopetto, la “destra nazionale”, l’apertura ai monarchici e ai massoni, la “doppia pena di morte” per i “terroristi neri”, l’occidentalismo in politica estera, l’investitura di Gianfranco Fini… L’ex segretario missino ci sembrava il ricettacolo di tutti i mali. E, beninteso, su tante cose non avevamo neanche torto. Eppure, a trent’anni dalla morte di Almirante, forse i tempi sono maturi per un giudizio meno acrimonioso.

Qualche anno fa, un uomo saggio e risolutamente anti almirantiano, mi disse: “Certo, Almirante non ci piace, ma a tanti anni dalla morte ci sono tantissimi italiani che lo ricordano come un padre e questo qualcosa vorrà pur dire. Chi verrà ricordato come un padre, dei politici di oggi?”. Aveva ragione. Ovviamente è la politica di oggi a essere diversa: ora vigono i ritmi social, in poco tempo e senza troppi meriti diventi un dio, fai incetta di like, domani nessuno si ricorderà di te. Non è un lamento, ma il riconoscimento di un dato di fatto. E certo può sembrare sterile nostalgismo il consueto confronto, impietoso, fra la classe politica preparata e signorile di un tempo contro quella arruffona e superficiale di oggi, ma è pur vero che il dato balza agli occhi.

Mio padre sosteneva che Almirante sapesse tutta la Divina Commedia a memoria. Ora, magari proprio tutta tutta no, ma che ne avesse una conoscenza estesa e approfondita è assolutamente verosimile (anche il famoso articolo contro il “razzismo spirituale” di Evola, ai tempi del fascismo, aveva un titolo dantesco, a pensarci bene). E Almirante era pur sempre il politico capace di fare ostruzionismo in aula con discorsi di ore, ma comunque coerenti. Era il politico capace di far fronte a giornalisti che ne chiedevano la testa, letteralmente, e che farebbero impallidire i Berizzi di oggi, in tribune politiche affrontate con garbo e lucidità. Un garbo che peraltro contemplava tranquillamente cose come il (sacrosanto) raid squadrista all’autogrill che si era rifiutato di servirlo, una bella pagina nella secolare lotta alla maleducazione. È stato, infine, un politico la cui voce su Wikipedia, alla sezione “procedimenti giudiziari”, riporta solo processi politici, e qualcosa vorrà pur dire, pur ammettendo che “rubare”, per i missini, sia stato fino agli anni ’90 impossibile anche solo tecnicamente.

Ma questo è ancora colore, dato di contorno, anche perché all’epoca tutta la politica era di questo stampo (onestà esclusa). Del resto erano tutti usciti dalle scuole del fascismo e molto spesso anche dagli organi politici del fascismo, compresi la gran parte dei politici antifascisti. Resta significativa, tuttavia, quella funzione paterna svolta da Almirante. C’erano, ci sono ancora, milioni di italiani che hanno davvero perso un padre insieme al leader di un partito. Almirante, in Italia, è stato soprattutto questo: l’uomo che ha dato una speranza, una rappresentanza e una voce a tanti compatrioti. Probabilmente la parte migliore dei nostri compatrioti, anche se oggi ciascuno, nella propria cameretta, può immaginarsi che nel dopoguerra bisognasse lasciare i nostalgici del fascismo a se stessi, “sfondare a sinistra”, parlare con le masse operaie, dialogare con il Pci in funzione anti-americana, operare sintesi immense e rosse, convincere l’Urss a diventare bombacciana, e via sognando.

Quella voce non ha parlato sempre come avremmo voluto? Verissimo. C’è stato, nell’almirantismo, un cinismo di fondo, un navigare a vista, una visione burocratica del partito, un cedimento al bacchettonismo reazionario, l’utilizzo strumentale di tutti i fermenti giovanili e culturali, il colpevole abbandono a se stessa di troppa gioventù radicale, finita a prendere la via più corta anche per scelte scellerate del partito. Lo sappiamo, lo ribadiamo. Lo urleremmo in faccia a lui, se fosse vivo. Proprio come si fa con un padre che non ti capisce, che sbaglia tutto, che ti costringe ad andartene di casa, a trovare affinità di spirito altrove, a sognare orizzonti più grandi, più puri, più limpidi. Ma senza potersi mai auto-generare, senza potersi mai scegliere il proprio padre. Almirante resta nel nostro album di famiglia, volenti o nolenti. A conti fatti, ci poteva pure andare peggio.

Adriano Scianca

6 Commenti

  1. Complimenti per il bell’articolo. Ricorderei anche, è scusato il giovane autore…, il clima da piccola guerra civile degli settanta che ha letteralmente portato via la vita a tanti giovani: in quel contesto credo fosse davvero difficile navigare, forse spesso era una conquista stare a galla. Ricordo la parola “pacificazione nazionale” nella quale evidentemente Almirante credeva profondamente, la sua grande abilità oratoria, il modo signorile di porsi a fronte di ogni situazione.

  2. complimenti ancora una volta siete riusciti a leggere nei ns. sentimenti di vecchi attivisti del fdg e’ tutto vero siamo cresciuti con Almirante l’abbiamo difeso (vedi autogrill) “odiato” giudicato un traditore, ma oggi dopo tanti anni ci fermiamo a pensare e riflettere e’ vero rimane nel ns cuore
    l’articolo e’ davvero centrato ancora complimenti, abbiamo finalmente degli eredi a cui cedere il passo
    grazie ragazzi
    Gilberto Bologna

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