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Roma, 19 dic – C’è chi, come l’Inghilterra, a fronte degli evidenti benefici per la salute dimostrati da numerosi studi scientifici, sta pensando di incentivarne la diffusione. E c’è chi, come il sottosegretario Simona Vicari, le vede invece come l’ennesima occasione per far cassa, rischiando d’un colpo di mettere a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro. Stiamo parlando delle sigarette elettroniche, settore in rapido sviluppo visto il successo che le “svapo” – come le chiamano gli habitué – stanno riscuotendo.



La crescita ha però portato con sé anche numerosi problemi. A partire dalla regolamentazione – ad oggi pressoché nulla – del comparto, unitamente ai rapporti dello stesso con il fisco. Un intervento del governo era ormai necessario, a tutela sia degli acquirenti che dei produttori delle sigarette elettroniche. E l’intervento è arrivato per mano di un emendamento alla legge di bilancio con il quale, con l’obiettivo di fare ordine, si è deciso in sostanza di scrivere la parola fine su un intero settore.

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Cosa prevede l’emendamento? Anzitutto il divieto di vendita online dei prodotti e il rilascio, da parte dell’agenzia dei monopoli, di un’autorizzazione specifica per i rivenditori al dettaglio dei prodotti. Fin qui un “colpo” tutto sommato prevedibile e facilmente affrontabile. La vera stangata si ha però con il nodo della tassazione: l’emendamento Vicari approvato ieri ha infatti introdotto un’accisa pari a 0,37344 euro (più Iva) per ogni millilitro di liquido per ricarica, sia esso con o senza nicotina. Fanno 50 euro ogni 100ml, 500 euro al litro. Un prelievo vorace e sufficiente a mettere del tutto fuori gioco i flaconi che permettono alle sigarette elettroniche, oltre agli evidenti benefici per la salute, di essere anche più convenienti rispetto alle tradizionali “bionde”.

Complice forse la campagna elettorale imminente e visto che il settore consta di 30mila lavoratori lungo tutta la filiera, con l’Italia che ha acquisito una riconosciuta leadership a livello europeo, dopo il via libera all’emendamento alcuni esponenti della maggioranza hanno tentato di correre subito ai ripari. È così spuntato un contro-emendamento, a firma dei parlamentari Rotta e Boccadutri, con il quale si cercava di rimodulare almeno il prelievo fiscale. Niente da fare: l’unica semplificazione rimane quella della sola autorizzazione Aams per l’apertura dei nuovi punti vendita, sulla tassazione passata e debiti relativi – un prelievo di fronte al quale il governo, in virtù di una recente sentenza della Corte Costituzionale, non intende concedere dilazioni, richiedendo tutto e subito – e su quella futura il dibattito rimane aperto. Ma con pochi spiragli: la finanziaria sarà votata il prossimo 21 dicembre, da oggi ad allora i margini per intervenire sono molto risicati.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Sono stato tra i primi ad utilizzare, con beneficio, la ecig. Passando da EPipe prodotto italiano(cosi veniva propagandato) ad Ovale azienda italo/tedesca. Ebbene erano nati numerosi punti vendita, il governo minacciò di alzare l’IVA di far vendere i liquidi alle farmacie etc etc. Tanto Han fatto e detto che le aziende serie hanno chiuso e prosperano venditori che si riforniscono sul web con prodotti di dubbia qualità quasi sempre cinesi. Non c’è la volontà politica di sostituire il vapore con nicotina alle sigarette. Questo grazie ai governi di Sx da Letta a Renzi. I posti di lavoro sono stati già persi ed erano migliaia oggi c’è poco da difendere visto che le multinazionali sono le sole che gestiscono questo business.

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