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Berlino, 29 gen – La rivista di cultura politica Cicero ha diffuso alcune anticipazioni di una lunga intervista – che sarà pubblicata nella versione integrale del numero di febbraio – con Peter Sloterdijk. Questi è uno dei più noti e stimati filosofi tedeschi, ed insegna attualmente a Karlsruhe. Nel 1999 Sloterdijk fece molto parlare di sé per la sua conferenza (poi diventata un libro) Regole per il parco umano, in cui – attraverso una rilettura di Nietzsche – parlò di antropotecnica e selezione genetica. Per questo fu attaccato duramente da Jürgen Habermas e la vicenda fu assai mediatizzata.

In questa intervista, Sloterdijk critica aspramente la cancelliera Merkel e la sua politica pro-immigratoria: «Il governo tedesco, con un atto di rinuncia alla sovranità, si è arreso all’invasione. Questa abdicazione va avanti giorno e notte». Secondo il filosofo la politica dei confini aperti non può essere sostenuta ulteriormente, e si dice convinto che la Merkel farà marcia indietro, pur non potendolo ammettere esplicitamente per opportunità politiche. Sloterdijk accusa inoltre i media di scarsa oggettività e di asservimento all’agenda politica dei partiti.

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Il filosofo prosegue: «Non abbiamo imparato l’elogio della frontiera. In Germania si continua a credere che un confine esista unicamente per essere oltrepassato». Eppure Sloterdijk è persuaso che «gli europei svilupperanno prima o poi una comune ed efficiente politica della salvaguardia delle frontiere. A lungo andare l’imperativo territoriale si imporrà. Non esiste nessun dovere morale all’autodistruzione». In questo senso egli prevede ancora una «lunga vita per lo Stato nazionale», in quanto si tratta dell’unica struttura politica che finora ha bene o male funzionato: «Solo come confederazione [di Stati nazionali, ndr] più libera da vincoli, e non più compressa, l’Unione Europea ha un futuro».

Ettore Ricci

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