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Roma, 16 gen – Dopo la chiusura di numerosi profili, tra cui quello di Donald Trump, sui social c’è aria di censura. La volontà di chiudere le pagine degli utenti considerati pericolosi viene confermata in un video intercettato da James O’Keefe nel quale mister Twitter dichiara: “Adesso siamo focalizzati su un account (Trump, ndr) ma questa faccenda diventerà molto più grossa e durerà molto tempo”.

Le alternative a Facebook

Gli utenti sanno che non esiste solo Facebook o Twitter: il mercato mette a disposizione un plafond ricco. Facebook o Signal? Twitter o Parler? Google o Brave? Un bel dilemma. Intanto, Telegram, alternativo a Whatsapp, ha guadagnato in poche ore ben 25 milioni di iscrizioni mentre i colossi di Big Tech della Silicon Valley monetizzavano in borsa una perdita secca di più di 50 miliardi di dollari. Se con un clic si possono oscurare e chiudere siti e app considerati pericolosi come mai non si è proceduto anche a censurare la pedopornografia on-line?

Quanto sono importanti i social?

L’ultimo rapporto Agcom sul consumo di informazione in Italia mette in luce importanti evidenze. In primo luogo l’80% della popolazione italiana accede ai mezzi di comunicazione regolarmente (tutti i giorni) mentre solo il 5% non si informa affatto. Social network e motori di ricerca vengono utilizzati dal 54,5% della popolazione a fronte dei quotidiani consultati tutti i giorni dal 17,1% delle persone. Il rapporto mette in guardia sull’attendibilità delle notizie circolanti sul web invitando a fidarsi solo dei professionisti dell’informazione. Un invito che è caduto nel vuoto negli Usa: se si fossero fidati delle notizie divulgate dall’informazione mainstream gli americani avrebbero snobbato Trump già nel 2016.

La crisi dell’informazione

L’editoria versa in coma profondo: dal 2016 al marzo 2020 le copie giornaliere cartacee vendute dai principali editori si sono quasi dimezzate, passando da 2,2 a 1,2 milioni di unità. Va meglio per la televisione che con il covid ha visto schizzare lo share. Il pubblico ipnotizzato dai numeri sui contagi e dal numero dei decessi snocciolati nell’appuntamento delle ore 18, dal parere di medici, virologi, opinionisti, nella Fase 1, ha trascorso fino a 7 ore al giorno davanti lo schermo. Nel primo lockdown la quota di consumo d’informazione è passata dal 29% al 45% con picchi impressionanti per i Tg regionali. Dopo oltre 10 mesi di consumo bulimico di notizie a senso unico sul coronavirus la Rai nella fascia oraria 20.30 – 22.30 raccoglie il 36,67%, Mediaset il 34,87% e il rimanente 21,67% le altre reti.

Per trovare un’alternativa alla narrazione occorre navigare

Guardiamo i numeri. Facebook ha circa 2,7 miliardi di utenti nel mondo, di cui circa 29 milioni in Italia, YouTube 2 miliardi, Istagram 1 miliardo, Twitter (vetrina della classe dirigente) circa 330 milioni, Istagram 20 milioni, Tik Tok quasi 2 miliardi, Parler 10 milioni, Tumblr 90 milioni (nel mondo). Insieme a tanta fuffa vengono fatte circolare anche informazioni che sui tradizionali mezzi non trovano spazio e propongono nuove prospettive. La questione, per qualcuno, è che nel web circolano anche notizie che possono cambiare la percezione dell’opinione pubblica: un rischio che George Soros aveva sollevato durante un incontro a Davos rimproverando a Mark Zuckerberg di aver creato un potentissimo strumento di diffusione della cosiddetta controinformazione.
Torniamo al nostro amletico dilemma: restare o lasciare? Gli inviti ad abbandonare per sistemarsi in spazi più comodi e privi di censura assomigliano piuttosto a una strategia per isolare gli insubordinati e renderli innocui. Ragioniamo: meglio stare su un social frequentato da quasi tre miliardi di persone con l’1% di probabilità di far arrivare il nostro messaggio o stare in uno più tranquillo con 10 milioni di iscritti con le stesse probabilità di successo?
Insomma il gioco non vale la candela: blocchi, ban e minacce fortificano il carattere. Se in passato, in altri contesti tutti avessero rinunciato, come stanno invitando a fare per scappare e isolarsi in piccoli gruppi, sarebbe stato come dire: non riusciamo a espugnare Gerusalemme ci ritiriamo, lasciamo agli altri la battaglia.
Antonietta Gianola

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3 Commenti

  1. Gab.com è l’unica alternativa a Facebook. Cancellare subito account twitter, Facebook, e YouTube. Chiudere account WhatsApp. Ci hanno dato una mano ora hanno tutti telegram.

  2. il punto non è raggiungere gli altri…
    il punto è che le piattaforme social hanno troppo potere,
    slegato da un controllo
    esterno.

    da questo casino in avanti,anche la politica se ne sarà accorta:
    NON si può lasciare il controllo dell’informazione in mano a chi
    si fa per conto suo le regole.

    sopratutto di una informazione pervasiva che tra le varie piattaforme e app
    raggiunge ormai,più di metà della popolazione del pianeta:

    le multinazionali dei social
    con le loro policy interne…
    con le loro messe in evidenza,
    con le loro censure e
    con i loro ban (di cui quello a trump è SOLO il più evidente)

    pian piano possono plasmare…e spostare,
    mentalità,cultura e consenso comuni in OGNI direzione esse desiderano.

    ma a differenza di politici e capipopolo,che sono limitati da gradimento della propria popolazione e dai confini del loro stato,
    questi social sono totalmente slegati dal controllo esterno,rifacendosi solo alle proprie policy…
    e hanno in mano un dominio tanto vasto che MAI se ne è visto
    l’uguale,su questa terra.

    tale stato NON è ammissibile,HANNO TROPPO POTERE.

    ergo vanno OBBLIGATORIAMENTE SPEZZETTATI in almeno un centinaio di social diversi,
    sparsi in giro in tutti i paesi del mondo
    con i dati degli utenti separati da compartimenti stagni,
    e con le policy di moderazione che SI STAMPANO SULLE LEGGI DEL PAESE CHE LI OSPITA:
    solo così non si trasformeranno in un CANCRO MALIGNO che distruggerà quel poco di vera democrazia che pian piano stiamo faticosamente raggiungendo,a livello globale.

    questo è visibile come il sole a mezzogiorno,per tutti gli uomini di buon senso:
    e intanto che aspettiamo i tempi della politica,
    io e molti altri come me,
    ci portiamo avanti….

    perchè il problema vero,NON E’ far vedere le proprie emorroidi
    o le proprie idee in mondo visione:
    il problema è POTERLO FARE,e potersi fare ascoltare….
    SENZA che la policy del social dica:

    “non mi piace quello che dici,quindi non lo dici”
    “non mi piace quello che posti,quindi non lo posti”
    “fai quello che ti dico,se no ti butto fuori e non avrai altre possibilità di farti ascoltare\vedere…
    da nessuna altra parte,perchè sono TUTTI amici miei”

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