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Roma, 16 gen – “«Per una nuova destra serve il vecchio Fini». Lettera a Meloni & Co”. Questo il titolo di un articolo pubblicato l’8 gennaio su Il Foglio a firma di Mario Landolfi. Da qui è iniziato un (surreale) dibattito che sta scuotendo il mondo politico, giornalistico e culturale del centrodestra. A rendere tutto più grottesco, la precisazione di Landolfi secondo il quale “piaccia o no, la fiamma nel simbolo rende il partito della Meloni erede di quello di Fini. Riscoprire il ‘fattore’ F”. Dove per ‘fattore’ F si intende Fini ovviamente, non fascismo.

La lunga battaglia di Landolfi per Fini

Landolfi è attualmente editorialista per Il Secolo d’Italia, del quale il Direttore editoriale è attualmente Italo Bocchino, braccio destro di Gianfranco Fini ai tempi dello strappo di Futuro e Libertà. Landolfi ha militato nell’Msi, in An e nel Pdl. Per non farsi mancare nulla è stato anche membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transazionale. Che abbia scelto Il Foglio non è forse un caso: è lo stesso quotidiano che in queste ore parla di “atto di libertà” a proposito della censura social a Trump.

Landolfi ha poi concesso il bis, dalle pagine virtuali del giornale in rete Destra.it, con un altro articolo del 9 gennaio: “La Destra e il “fattore F.”/ È tempo di rileggere la nostra storia. Apriamo il dibattito”, al quale hanno fatto seguito altri interventi, tutti sul tenore per il quale la destra italiana sarebbe nata e morta con Fini. Persino Gianfranco Rotondi è intervenuto per invocare il “finismo”, sostenendo che “il sovranismo spinge la destra italiana assai più indietro non dico di An, ma dello stesso Movimento sociale che mai si sarebbe infilato nelle strettoie di certe alleanze internazionali”. I “neofiniani” si sono già costituiti come Associazione “Rifare l’Italia”, retta pro-tempore da un comitato promotore presieduto da Viviana Beccalossi, consigliere indipendente della Regione Lombardia.

Così Fini abiurò la destra

La destra non è nata con Fini e non è morta con la sua caduta tragicomica. Non neghiamo che Fini possedesse una sua dialettica, sebbene fosse molto abile nel parlare del nulla. Se la destra andò al governo, il merito non fu suo, bensì, delle circostanze storiche. La caduta del muro di Berlino, la dissoluzione dell’Urss, il crollo della Prima Repubblica e la scesa in campo di Silvio Berlusconi. Non neghiamo che all’esecutivo abbia anche tagliato alcuni traguardi: la Bossi-Fini sull’immigrazione e la Fini-Giovanardi sulla droga furono, seppur insufficienti, delle discrete leggi.

Furono altri i falli che si devono contestare. Fini non abiurò il fascismo, abiurò la destra. Il centrodestra al governo realizzò la legge 40/2004 che disciplinava i limiti alla procreazione assistita. Fini – dopo averla votata in consiglio dei ministri e in parlamento – si schierò per modificarla con il referendum del 2005, in una sorta di sdoppiamento di personalità incomprensibile. E questa “doppiezza” si manifestò anche in altre occasioni. Se nel 1998 arrivava a negare agli omosessuali la possibilità di insegnare nelle scuole, suscitando l’indignazione anche di tutto il suo partito, nel 2006, come avesse preso un colpo di sole, cambiò totalmente opinione dichiarandosi favorevole alle coppie di fatto comprese quelle omosessuali, spingendosi a posizioni ambigue sul tema delle adozioni. Successivamente dichiarerà di essere favorevole allo ius soli e proporrà il voto agli immigrati alle elezioni amministrative.

Un’eredità recisa

La deriva raggiunse l’apice quando, da presidente della Camera e leader di Futuro e Libertà, trovò la sponda a sinistra per cercare di far cadere l’ultimo governo Berlusconi. Esecutivo che – sebbene fosse ormai degenerato – resta l’ultimo governo democraticamente eletto dagli italiani. Esemplari furono le parole di Marcello Veneziani, che lo accusò di “aver rotto ogni legame con qualsiasi pensiero di destra (sia esso tradizionale, nostalgico, moderno o conservatore) e di rappresentare ormai una destra “astrale” che non ha assolutamente alcuna similitudine con le altre destre europee”. Ancora più eloquente fu Stenio Solinas, che lo fulminò con un articolo dal titolo emblematico: “Gianfranco, gli occhiali sopra il nulla”.

Piaccia o no, la fiamma nel simbolo di Alleanza Nazionale rendeva il partito di Fini erede di quello di Almirante. Quell’eredità Fini la recise. Fiuggi non suggellò un’evoluzione del partito, compì una tabula rasa d’ideali, valori e d’idee. Sulla vicenda della casa di Montecarlo preferiamo tacere per non infierire. Possiamo discutere dei limiti di Fratelli d’Italia e della Lega, degli inciampi, degli errori tattici, ma la destra o è sovranista o non è.

Gianluca Donati

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4 Commenti

  1. G.Fini ha rappresentato lo sterco della destra lasciata volutamente in auge per uccidere la vera destra, conservatrice e/o post fascista che fosse. Di fatto un anti-fascista più che un a-fascista! La casa di Montecarlo non è da tacere perché riassume e conclude la parabola cinica, opportunista, di questo essere “marrone”!

  2. Donati…e meno male che non vuoi infierire su ‘Montecarlo’.Ma tu ‘stai’ con rasoterra,forse?O con quelli, aennenni,che stanno ancora col rasoterra?Ricordi quanto ‘contò’ Fli nelle elezioni del 2013?159.332 voti 0,5%…mentre gli altri due partiti,FDI 663.830 2,o% e La Destra 219.769 0,6%…Pensi che FINI contasse di più qualora si fosse chiesto un congresso per ‘evidente deviazionismo ideologico’,se i colonnelli/caporali aennini,oppositori al ‘deviazionismo’ l’avessero richiesto,casomai ‘denudandosi’ in compagnia dentro la Direzione Nazionale, invece di farlo,o si spera almeno,con ‘nani e ballerine’,bisognose di dimostrare di essere ‘nate a pane e politica'(come uno dei maggiorenti giustificò per una da lui direttamente nominata a consulente x i grandi eventi del ministero dd,a 16.000)benche appena ‘mpinnate’,e dopo che noi allora negli anta,avevamo sì dato il c… x 30anni nelle più disparate pze d’Italia?Certamente gli oppositori non potevano che essere la stragrande maggioranza,visto i numeri poi usciti dalle urne,o…prendere l’amico come si conviene in ‘comunità’, e…comportarsi come ‘il cuore comanda’,financo,soprattutto,uscendo poi dal pdl[il cui proprietario l’aveva già ‘fatta’ fare la prima scissione quando finanziò Democrazia Nazionale(che rese i 100 milioni ricevuti x la campagna nazionale,ma fregò il MSI che sarebbe ‘decollato’ viste le nuove adesioni e i risultati delle regionali precedenti)]e ‘chiamando’ la comunità dentro un nuovo partito.NB:’occhio alla terza’ scissione che il rasoterra potrebbe tentare,affetto com’è diè ‘narcisimo delirante’,che potrebbe capitare dentro fdi,se ‘senza due non c’è tre’,e si pescano le ‘Pivetti,per non dire altre/altri.Si ipotizza la possibilità di un rientro di FINI?E perchè no?Non è che gli si ‘metterà a terra il tappeto rosso’…farà la ‘guardia al solito vecchio bidone di benzina vuoto’ e…”accada quel che deve”.NB:E’ l’unico modo x essere sicuri che non saremo/sarete/saranno…dipendenti del rasoterra.

  3. Sono troppo vecchio per queste cazzate …..

    Ho votato Almirante “turandomi il naso” …. ho votato Rauti , più convinto , anche se ero più vicino ad Avanguardia Nazionale che ad Ordine Nuovo .

    Ma con “caghetta” fini capo dell’ MSI ….. CAZZO ho preferito CRAXI !!!!
    MOLTO più a DESTRA di quel … quel COSA ?????
    fascistello ???? mezzacalza ????

    Poi è RINATA la FIAMMA …. ma eravamo solo dei vecchi “nostalgici” ….

    OGGI ? Mi piace Giorgia …. ma fini … fini , non compro più i salumi
    di Modena … perchè quel NOME mi fa VOMITARE !!!!!!

    S’è pure presentato al funerale di PINO ….. a momenti lo fanno fuori !
    Altro che RIABILITARLO , non mi risulta che gli Apostoli abbiano riabilitato
    GIUDA ……

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