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Roma, 12 mag – Dal 23 al 26 maggio si terranno le elezioni europee e già i sondaggi annunciano a gran voce un fallimento dei partiti sovranisti, risultato, questo, accolto con favore e pubblicizzato dalla sinistra cosmopolitica e capitalista. Queste previsioni influenzano il voto dei cosiddetti indecisi che, come è noto, rappresentano l’ago della bilancia in qualsiasi elezione: coloro che parteggiano da tempo per una certa fazione non si lasceranno influenzare da ciò che viene detto nella specifica circostanza delle elezioni o da singoli eventi che possono danneggiare i candidati (inchieste, rivelazioni giornalistiche, ecc.); al contrario, coloro che oscillano terranno conto di tali fattori, che includono, ovviamente, le previsioni di voto.



Il meccanismo “psicologico” è banale: se le previsioni danno già per vincente un certo partito, che senso ha per l’indeciso votare il partito che fallirà? Tanto vale votare il partito dato per vincente. Questo ragionamento ha senso nella misura in cui l’indeciso assume di essere il solo a essere indeciso o di essere parte di un piccolo gruppo; ma nel momento in cui egli si rende conto che milioni di altri individui oscillano rispetto alle loro decisioni, allora prende coscienza del fatto che la sua scelta, unita a quella di milioni di altre persone, risulta essere determinante.

Previsioni di voto e risultati effettivi

I risultati dei sondaggi elettorali diventano dunque essi stessi strumenti di campagna elettorale. Con questo non si vuole dire che coloro che si occupano di sondaggi elettorali (agenzie, ecc.) siano in malafede, cioè alterino volutamente i risultati dei sondaggi per appoggiare uno o l’altro partito; si vuole semplicemente dire che, una volta pubblicati, i risultati dei sondaggi vanno a influenzare l’elettorato. Che poi essi realmente riflettano le intenzioni di voto è cosa dubbia, a giudicare dal flop strepitoso che si è registrato nel caso delle ultime elezioni presidenziali statunitensi. In tale occasione, i sondaggi davano Hilary Clinton non solo come favorita ma come sicura vincente: l’elezione di Donald Trump, che ha lasciato basite tutte le cancellerie d’Europa, ha confutato tale previsione.

Sulle ragioni di questo flop si è discusso molto e gli studiosi sono concordi nello spiegare la discrepanza fra le previsioni di voto e i risultati effettivi soffermandosi sul fatto che mentre gli elettori democratici non avevano problemi, una volta intervistati, a esprimere le loro intenzioni di voto (supponenza tipica dei sinistroidi, che si ritengono i portatori della verità), così non era nel caso degli elettori repubblicani che, più diffidenti, avevano più remore a dire in sincerità chi avrebbero votato, perché sapevano che la loro scelta poteva risultare (paradosso anche terminologico) poco popolare. Oltre a questo fattore, anche l’affluenza alle urne lasciò basiti i sondaggisti. Infatti, mentre le sedi tradizionalmente repubblicane videro una grande affluenza alle urne, che superava di gran lunga le previsioni, quelle tradizionalmente democratiche non videro un’affluenza maggiore del previsto.

È possibile se non probabile che questi fattori giochino un ruolo chiave anche nelle prossime elezioni europee. Rispetto all’affluenza alle urne, è bene ricordare che mentre l’elettorato dei cosiddetti sovranisti ha le idee chiare, così non è per l’elettorato dei partiti “di sinistra”, i cui membri sono spesso delusi dai partiti tradizionali (come dimostrano, per esempio, i dati relativi alle ultime elezioni italiane, che videro diversi elettori del PD spostarsi al Movimento 5S). Questo significa che a meno che non siano spinti dalla retorica perbenista a dare il loro voto agli avversari dei sovranisti al fine di arrestare l’avanzata di questi ultimi (e non pochi candidati avversari al sovranismo stanno premendo sul senso di colpa dei delusi per accaparrarsi il loro voto), i delusi potrebbero non andare a votare, sottraendo così voti ai non sovranisti.

Ipocrisia e campagne d’odio

Rispetto alle resistenze a dichiarare le proprie intenzioni di voto, è del tutto errato supporre che tutti gli elettori dei partiti sovranisti siano disposti a dichiarare, seppur dietro garanzia del segreto e dell’anonimato, le loro intenzioni di voto: già una pesante condanna sociale perbenista gravava sui repubblicani statunitensi; figuriamoci sui sovranisti dell’Europa. Come si può pensare che, nel clima di perbenismo e ipocrisia in cui ci troviamo, un elettore sovranista sia disposto a dichiarare al telefono o a uno incontrato per strada che intende votare Le Pen, Orban o Salvini? È sufficiente la garanzia dell’anonimato e del segreto perché un elettore vinca le sue resistenze, perché dichiari di votare un partito che nella retorica politica di oggi appare quasi come l’inviato del demonio?

Domanda che sorge spontanea e che è ancor più rilevante se si considerano i continui scandali che colpiscono i media contemporanei e che inducono gli utenti a un atteggiamento diffidente: in un mondo in cui si parla di spionaggio informatico, di raccolta di informazioni sugli utenti dei social media, di ingerenze da parte dei gruppi dell’informatica sulle votazioni, ecc., probabilmente molti sono restii non solo a dichiarare a un’istituzione le loro intenzioni di voto (specialmente quando l’intenzione è votare un partito al di fuori della logica del politically correct) ma persino a dichiararle a persone di fiducia attraverso la posta elettronica.

I sovranisti possono dunque guardare alle prossime elezioni con fiducia e tranquillità, nella consapevolezza che, silenziosi ma leali, gli elettori faranno la loro scelta. E a chi accusa di ipocrisia gli elettori che non vogliono rendere noto il loro appoggio al sovranismo, si può rispondere ricordando che il voto è segreto e che la paura a manifestare il proprio credo politico è il risultato di una campagna di odio e di rifiuto verso chi, legittimamente, ritiene che i partiti sovranisti possano rispondere alle esigenze del popolo meglio di quanto non facciano (se lo fanno) i partiti cosmopoliti di sinistra.

Edoardo Santelli

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4 Commenti

  1. Ma quanti rossi anno ucciso
    Della gente che non c’entrava nulla alla politica mio nonno proprio il 25 aprile del 1945 fu ucciso da partigiani che si stavano facendo un conflitto a fuoco coi fascisti forse a avuto la sfortuna di trovarsi in mezzo al conflitto mentre tornava a casa lasciando 5 figli piccoli

  2. Non cambierà nulla.
    Casapound e movimenti sovranisti prenderanno percentuali da prefisso telefonico.
    I moralisti posson dormire sogni tranquili: nessun pericolo per la quotidiana mediocrità.

  3. Con queste elezioni non cambierà assolutamente nulla anche se vinceranno i quasi sovranisti del “cambiamo l’Europa dall’interno” quindi tanto vale votare ciò in cui si crede a prescindere dai risultati che sono comunque già noti prima:
    resteremo in Ue quindi continuerà a comandare la Germania, tutto il resto è fuffa.

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