Roma, 15 mag – Ieri dopo l’incontro con Sergio Mattarella, il leader della Lega Matteo Salvini ha detto chiaramente che sta cercando di trovare la quadra con il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio per il bene degli italiani, per riuscire a formare un governo, perché se dovesse dar retta ai vantaggi preferirebbe tornare al voto.
In effetti, numeri alla mano, la Lega è l’unico partito in crescita, segno che l’elettorato sta in qualche modo premiando la linea di Salvini in questi lunghi mesi di stallo e, al contrario, sta bocciando quella di Di Maio.
Vediamo dunque se si votasse oggi, quali sarebbero le percentuali. Secondo le rilevazioni di Swg per La7, la Lega è arrivata al 25,5%, in aumento di oltre un punto rispetto a una settimana fa. Al contrario il M5S perde lo 0,2 e si ferma al 32,1 per cento.
La Lega sta rosicchiando voti a Forza Italia, ora sotto il 10 per cento (al 9,8, secondo Swg, anche se in crescita dello 0,4), ma è appetibile anche per gli elettori di Fratelli D’Italia. Il partito della Meloni, anche per la scelta di rimanere fuori dall’eventuale governo giallo-verde, perde lo 0,6 rispetto alla scorsa rilevazione, scendendo così al 3,8. Il dato più importante, però, è che contando anche il quarto partito della coalizione, Noi con L’italia (dato allo 0,4 per cento), il centrodestra unito raccoglierebbe oggi il 39,5 per cento delle preferenze. A un soffio, quindi, da quel 40% che gli permetterebbe di governare da solo.

Sul fronte del centrosinistra, invece, sempre secondo i sondaggisti di Swg, rimane stabile al 19% il Partito democratico, mentre cresce dello 0,3 +Europa, ora all’1,8. Perdono lo 0,2 gli altri due alleati del Pd nella coalizione del centrosinistra, che ad oggi sarebbe al 21,6. A sinistra dei dem, invece, Liberi e Uguali perde lo 0,2 (ora al 2,8) mentre Potere al Popolo cresce dello 0,1 ed è dato all’1,6 per cento.

Ma attenzione, per l’Osservatorio politico Lorien, la Lega sarebbe addirittura al 27 per cento, con Forza Italia all’11,2 e il centrodestra unito oltre il 43. Per Lorien però fanno meglio anche i 5 Stelle, al 34,5 per cento, mentre il Pd è rilevato attorno al 15, con il centrosinistra che si ferma al 17 per cento. Il governo giallo-verde, sempre secondo Lorien, è visto come probabile dal 47 per cento degli italiani ed è ritenuta l’intesa più duratura dal 24. L’esecutivo Lega-5 Stelle sarebbe la soluzione migliore per più di un terzo degli italiani, con Di Maio (45%) preferito a Salvini (39%) come premier, e darebbe vita ad un governo del cambiamento per il 27% degli elettori.
Lorien ha anche sondato la posizione degli italiani sulle ipotesi di un eventuale governo tecnico o di un voto anticipato. Più della metà degli elettori di Forza Italia, Lega e 5 Stelle ritengono che l’ipotesi di un esecutivo calato dall’alto da Mattarella sarebbe un tradimento della volontà degli elettori, mentre, ovviamente, per il 48% di chi ha votato Pd sarebbe la migliore soluzione possibile per garantire stabilità. Se l’unica possibilità dovesse essere quella delle elezioni, gli elettori dei 5 Stelle (70%) e quelli di Lega (66%) e Fratelli d’Italia (56%) vorrebbero votare il prima possibile, anche a luglio. Chi ha votato Liberi e Uguali, Pd e Forza Italia preferirebbe invece l’autunno, in modo da avere un nuovo Parlamento e sperare in un governo che approvi la legge di Bilancio.

Discorso a parte merita invece il fatto che Silvio Berlusconi torna candidabile, e quindi alle prossime politiche potrebbe correre ancora una vota come candidato premier. ”Berlusconi dal punto di vista politico vale molto – dichiara Renato Mannheimer, sociologo e sondaggista – è capace di infervorare e rassicurare il pubblico di Forza Italia e, con la stessa facilità, può riportare al suo partito molti dei voti che si sono spostati sulla Lega. Sul piano dei punti percentuali si può azzardare fino al 2/3%. Berlusconi può fare ancor di più la voce grossa adesso, specie di fronte alle difficoltà che Matteo Salvini dovrà affrontare con un governo in coalizione con i 5 Stelle”.
Sulla stessa linea il direttore di Noto Sondaggi, Antonio Noto, che fa una distinzione specifica. ”Il peso elettorale di Berlusconi è diverso se si parla di politiche o di europee – afferma Noto – Crediamo che per le prime il Cavaliere possa recuperare un valore aggiunto del 5% rispetto al valore di Forza Italia il 4 marzo. I dati valutano il fatto che il 66% dell’ex elettorato del suo partito, che il 4 marzo ha votato Lega, prenderebbe in seria considerazione di tornare alle proprie preferenze precedenti, se quello di Berlusconi tornasse ad essere un possibile nome per la carica di premier”. ”È proprio questa possibilità che alza la posta in gioco – chiarisce – perché quell’elettorato ha votato Salvini non tanto per premiare la Lega, quanto più per riconoscersi in un leader. Se invece guardiamo alle elezioni europee il valore aggiunto potrebbe trasformarsi in 2/3 punti, un valore minore perché la posta in gioco non sarebbe la premiership e si tratterebbe essenzialmente di simpatia personale, non di peso politico”.
Ci va con i piedi di piombo Maurizio Pessato, l’ad dell’Istituto di ricerca Swg, che sostiene che ”l’effetto non sarà dirompente”. ”È difficile dirlo adesso, tutto è ancora in movimento e con la chiusura dell’accordo si può parlare solo di ipotesi che avrà un peso nel tempo, – spiega Pessato – è vero che non era candidato direttamente il 4 marzo ma era il capo di Forza Italia, era sulla scena, nei dibattiti e nessuno ha mai pensato che fosse fuori luogo dal punto di vista politico”. ”L’unica differenza ora è la ricandidabilità – conclude – ma non è credibile, data la sua età, una discesa in campo nel ruolo di presidente del Consiglio. Il suo è un peso specifico a sé stante, che finora ha ostacolato Luigi Di Maio nella creazione di un governo e può farlo ancora, indipendentemente dalle sue condizioni”.

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  1. …una DX a guida berlusca è il peggio che l’Italia possa avere..Salvini non mostra capacità di svincolo dall’ex cav-caxx..ora solo caxx..

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