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Roma, 20 lug – Volete richiedere l’utilizzo di spazi pubblici? Dichiaratevi antifascisti ed affermate di condividere i valori della resistenza. Cercate di ottenere contributi comunali per svolgere un’attività pubblica? Idem, dovete sempre firmare una dichiarazione in cui vi riconoscete nei “valori dell’antifascismo”. E’ quanto deciso dal consiglio comunale di Siena, relativamente alla concessione di spazi pubblici, su proposta del sindaco Bruno Valentini stesso. L’atto di indirizzo politico-amministrativo approvato nella città toscana si intitola: “Valori della resistenza antifascista e dei principi della Costituzione Repubblicana”, ed è passato grazie al voto compatto di centrosinistra e Movimento 5 Stelle.



“Siena è la prima città toscana e fra le primissime in Italia – ha commentato il sindaco Valentini – ad aver approvato un atto di indirizzo, su mia proposta, che impedirà la concessione di spazi o suolo pubblico a chi non garantisce di rispettare la Costituzione, le leggi e lo Statuto Comunale impegnandosi a non professare e praticare comportamenti fascisti, razzisti ed omofobi”. Nello specifico con questo atto di indirizzo a Siena il Consiglio Comunale ha deliberato di dare mandato alle competenti Direzioni Comunali di adeguare i regolamenti comunali (es. concessione suolo pubblico, concessione spazi e sale comunali, ecc.) ai principi specificati nell’atto di indirizzo al fine di includere, al momento della richiesta di autorizzazione, una dichiarazione esplicita di riconoscimento dei valori antifascisti espressi nell’ordinamento repubblicano. In pratica chiunque intenda ottenere uno spazio pubblico dovrà professarsi antifascista altrimenti il Comune negherà l’autorizzazione.

Il consiglio comunale di Arco, nel trentino, è riuscito però, impresa mirabolante, a fare di peggio. Approvando una mozione in cui chiede a tutte le associazioni del territorio che fanno domanda di utilizzo di spazi pubblici e richiesta di contributo, di firmare una dichiarazione esplicita di riconoscimento dei “valori antifascisti”. Non solo gli spazi pubblici, il Comune in questo caso nega anche eventuali contributi economici. Siamo ben oltre il processo alle idee, siamo ad un’orwelliana persecuzione nei confronti di chi si rifiuta di sottoscrivere le idee, per altro palesemente antidemocratiche, delle istituzioni.

Di più, ad Arco siamo arrivati alla psicopolizia. La mozione del consiglio comunale impone persino alle istituzioni di controllare e visionare l’operato delle associazioni sui social network e su internet, istituendo un “meccanismo di intervento impeditivo per quanto riguarda l’assegnazione di contributi, patrocini o altre forme di supporto e sostegno ad associazioni che, pur avendo sottoscritto la suddetta dichiarazione, presentino richiami all’ideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione etnica, religiosa, linguista o sessuale, verificati a livello statutario, sui siti internet e sui social network, o nell’attività pregressa”. La DDR in confronto era a livelli dilettantistici.

Eugenio Palazzini

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