Roma, 24 ott — I media hanno la capacità, talvolta, di discutere per giorni — se non per settimane — di questioni politiche che alla politica non interessano per niente: alcuni dicono che questo sta avvenendo anche ora che si discute del nuovo centro politico (quello che qualcuno chiama il nuovo Ulivo oppure quello che altri chiamano il centro europeista, contrapposto ai partiti sovranisti). Forse, però, in questo caso non sono soltanto chiacchiere. E allora ci si può domandare: esiste veramente la possibilità che alle prossime competizioni elettorali si sfidino due fazioni, da una parte quella europeista e dall’altra quella populista-sovranista? E, se sì, dove si collocherebbero gli attuali partiti? 



Sta sorgendo un nuovo centro?

Cominciamo dalla prima domanda: sta sorgendo un nuovo centro? E questo centro è europeista? La formazione di centrosinistra è viziata da un elemento: l’alleanza, più o meno voluta ma comunque necessaria per poter far continuare la legislatura, fra il PD e il M5S. Un’alleanza che ha distrutto politicamente i 5S, e che ha portato molte critiche al PD – anche se, lo si sa, gli elettori del PD hanno lo stomaco forte: lo votano in ogni caso, a meno che votarlo non significhi retrocedere un po’ in termini di sicurezza e di benessere personale.

L’asse Lega-FdI contro Forza Italia

Per quanto attiene, invece, al centrodestra, si sentono, è innegabile, alcuni scricchiolii, che però non sono, come certa stampa faziosa vuole far credere quelli fra Lega e FdI, ma quelli fra Forza Italia e l’asse Lega-FdI. Ciò non significa, sia chiaro, che nella Lega non ci siano problemi; ci sono eccome, e derivano tutti dallo stesso fatto: la Lega è nel governo ufficialmente, ma “eticamente” o diciamo “ideologicamente” è all’opposizione. Un contrasto, questo, che è evidente nell’atteggiamento di Salvini, il quale sta cercando di portare avanti un’operazione quasi tragicomica: vuole e deve dare la fiducia a Draghi ma al contempo deve far capire agli elettori che è costretto a dare quella fiducia, che non gli fa piacere. I problemi interni della Lega, però, non minano l’asse Lega-FdI: questi due partiti andranno compatti sia nel momento in cui si dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica sia nel momento in cui si andrà alle elezioni.

Posizioni diametralmente opposte

I problemi seri sorgono, invece, quando si considera la relazione fra questi due partiti e il partito di Silvio Berlusconi: le tensioni fra FI e Lega-FdI sono state più volte manifestate (si pensi alla recente affermazione di Berlusconi secondo cui è impensabile che Salvini o Meloni possano governare, perché coi sovranisti non c’è futuro). A cosa sono dovute queste tensioni? Sostanzialmente, a causa dell’ideologia che caratterizza i tre partiti, ideologia che li pone su posizioni diametralmente opposte per quanto riguarda il loro atteggiamento verso l’europeismo e il liberalismo: FI è un partito di destra capitalista e liberista, molto apprezzato dalla grande imprenditoria, che guarda con favore, proprio la sua natura, al mercato globale e all’assenza di limiti all’azione economica, due capisaldi dell’Unione europea; Lega e FdI sono invece partiti più “socialisti” (non nel senso politico del termine), che guardano a una limitazione del mercato globale e a una forte limitazione dei poteri e delle ingerenze dell’Ue, che guardano con favore a una politica economica più favorevole alla classe popolare e che poggiano pesantemente su valori cattolici, da cui invece FI sembra in parte essersi allontanato. Per dirla in termini brutali: FI è il partito degli industriali; Lega e FdI sono i partiti della classe operaia e della piccola borghesia. 

Un centro europeista riedizione del Nazareno

Si deve notare che la stessa contrapposizione caratterizza il centrosinistra: il PD è, come FI, il partito delle élite (anche se di un altro tipo di élite), mentre il M5S è – nelle intenzioni, non certo nei fatti – il partito del popolo. La differenza rispetto al centrodestra è che mentre i partiti del centrodestra godono tutti relativamente di buona salute e dunque torneranno anche nella scena politica futura, i 5S godono di pessima salute e non è chiaro quale sarà il loro destino politico. Dato questo quadro, non è impensabile ed è anzi probabile che in un prossimo futuro si assisterà a un (ri)avvicinamento di FI al PD (una sorta di nuovo patto del Nazareno), un (ri)avvicinamento che determinerà la nascita di uno schieramento europeista, liberale (per non dire liberista) e globalista a cui si contrapporrà uno schieramento, formato da FdI e Lega più eventuali partiti di destra che potranno entrare in Parlamento alle prossime elezioni (opzione che non è affatto da escludersi, visti gli umori del Paese) populista, sovranista e, almeno in parte, protezionista. 

Edoardo Santelli

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