Roma, 3 lug – Di solito seguo una regola molto semplice. Prendo quello che dicono Saviano e la Boldrini e nel dubbio faccio il contrario. E’ un paradosso, ma che semplifica una questione. Se la sinistra sul piano politico è costretta a inseguire, tanto che ormai è diventato quasi banale parlare di scollamento dal popolo, uscita dalle periferie, tutela esclusiva delle minoranze a discapito dei lavoratori etc, sul piano culturale non è così. Gli artefici del pensiero unico, che si voglia chiamarli globalisti, buonisti, sinistra etc, dettano l’agenda. Al massimo da “destra” o dai “populisti” arriva, e non sempre, una reazione. E così i Giochi del Mediterraneo (di cui a nessuno è mai fregato nulla) diventano l’occasione per esaltare la vittoria di 4 ragazze con cittadinanza italiana ma di origine sudamericana e/o africana, che rappresentano “la vittoria dell’Italia multietnica e multiculturale”.
Così la interpretano a sinistra, dalla Gazzetta dello Sport al Pd, fino a Saviano-Boldrini. E hanno ragione, è una strumentalizzazione sì, ma ci sta. Hanno vinto e tutte e quattro non sono di etnia tradizionalmente “italiana” (caucasoide – europoide), dunque può simboleggiare, con una forzatura, l’Italia multietnica (da vedere quella multiculturale in caso). E dal campo “identitario” qual è la risposta? Salvini e Meloni pubblicano post entusiasti per la vittoria della 4×400, senza nemmeno polemizzare sul fatto che delle altre 50 medaglie vinte da atleti italiani-italiani non freghi un cazzo a nessuno, dunque accettando in toto la strumentalizzazione dalla sinistra. Che ha appunto dettato l’agenda.
Per la Meloni se c’è il tricolore va bene tutto, per Salvini invece il problema sono solo i “clandestini”. Quindi l’immigrazione è solo un problema di legalità e sicurezza, mentre l’identità, il calo demografico, l’integrazione delle seconde e terze generazioni (in Francia un fallimento totale) non contano nulla? Nessuno ce l’ha con le quattro ragazze sia chiaro, ma non è possibile affrontare questioni di questo tipo sempre e solo sulla base di casi individuali, piegarsi a questa logica per cui l’immigrazione è solo un africano che stupra (se ne parla la “destra”) o il piccolo Aylan (se parla la “sinistra”). Per esaminare un fenomeno epocale bisogna per forza generalizzare e affermare dei principi, senza essere sempre e solo vincolati allo “storytelling” individuale o del proprio vissuto.
Se essere italiani o europei non è pensare in un certo modo, organizzare la società secondo determinate leggi, immaginare edifici secondo determinate forme, interpretare il linguaggio, la gestualità, lo sport, l’arte in una maniera specifica, cos’è l’identità di un popolo? Se chiunque può sostituire un popolo, che si tratti di una squadra o della società intera, se vale il principio che “non c’è differenza” allora perché scagliarsi contro coloro, come la Bonino, che auspicano la sostituzione degli italiani, che non fanno figli, con gli africani? Che problema c’è? Siamo tutti esseri umani e al massimo si integrano, poi se tra 80 anni non esisteranno più gli italiani di etnia “caucasica” pazienza.
Il problema è che questo è un campo minato e un certo tipo di modo di pensare è così radicato nella nostra società che nessuno, “sovranisti” inclusi, vogliono avventurarvisi perché si perde CONSENSO. Ma la risposta all’immigrazione e ai temi identitari deve essere più ampia, sennò tanto vale giocare a carte scoperte e dirsi a favore della società multietnica e poco male se gli italiani scompariranno. Saremo sempre in subordinazione sul piano culturale, avremo sempre una Gazzetta dello Sport pronta a fare prime pagine su Balotelli per uno stop azzeccato o un Varriale che ci attacca un siluro sulla Germania calcistica multietnica che vince e promuove lo Ius Soli. Perché il contrario non vale mai, se i mondiali li vincono il Giappone o la Croazia e provi a dire che “vincono perché sono il simbolo dell’omogeneità etnica” ti becchi la legge Mancino. Anche perché ci si piega al pensiero unico e non si ha il coraggio di proporre una controffensiva culturale e non solo elettorale.
Davide Di Stefano

2 Commenti

  1. analisi lucida ed affilata come una Katana originale Nipponica;
    bravissimo Di Stefano !
    mi permetterei di aggiungere se permesso, che anche se fossero stati ori olimpici in questione, e non già questi fantomatici “ori mediterranei”(starring: Albania,San Marino,Libano,Bosnia etc etc) il senso del discorso non cambierebbe di una virgola.
    Poi…se è vietato il doping nello sport,prendere uno straniero (in ispecie ove lo straniero geneticamente eccelle,quindi un Etiope come maratoneta e non invece come nuotatore) ed appicicargli la cittadinanza italiana….non è una maniera di truccare le carte in tavola,ovverossia una specie di “doping etnico” ?

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