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Tutti parlano a sproposito di quanto sia giusto e bello imporre il green pass per andare a lavorare e di quanto sia altrettanto sacrosanto far pagare i tamponi a chi non si vuole vaccinare. Allo stato attuale, il governo ha risposto picche ai sindacati (ma pure alla Lega, che chiede tamponi gratis da tempo): i costi saranno a carico del lavoratore. Il motivo è semplice e sbandierato da giorni: l’obbligo del green pass serve a costringere chi non l’ha ancora fatto a vaccinarsi. Se il governo garantisce tamponi gratuiti permette a chi non vuole vaccinarsi di ottenere il green pass e continuare ad andare a lavoro. E questo non deve succedere.



Tamponi a pagamento, il pugno duro di Draghi contro chi non vuole vaccinarsi

Perché l’obiettivo dell’esecutivo Draghi è far vaccinare tutti i lavoratori del pubblico e del privato che ancora non l’hanno fatto. E se l’obbligo vaccinale è impraticabile perché sarebbe davvero complicato eseguire i controlli, il green pass obbligatorio funziona benissimo. E i controlli si possono fare, eccome. Il punto sta proprio qui: lo Stato non si assume la responsabilità di imporre il vaccino obbligatorio per legge ma estende il green pass al punto dal rendere davvero complicata la vita di chi non vuole vaccinarsi. Chiariamo subito due cose, in merito: il vaccino è facoltativo, ma il green pass è obbligatorio per andare a lavorare. Va da sé dunque che si impone una odiosa e odiata restrizione – quella della certificazione verde – che di fatto costringe talune fasce di lavoratori che hanno scelto liberamente di non vaccinarsi a farlo.

L’inedito fronte sindacati-Lega-FdI

Quindi lo Stato da una parte ti lascia libero di decidere se vaccinarti o no, dall’altra ti obbliga a esibire il green pass per andare a lavoro. La certificazione verde come è noto si ottiene con la guarigione dal Covid, con il tampone negativo nelle ultime 48 ore e con la vaccinazione. Ecco perché, in un inedito fronte sindacati-Lega (al governo)-FdI (all’opposizione), si chiede che i tamponi siano a carico dello Stato. Anche perché Confindustria ha già detto che non si vuole accollare i costi. Ma Draghi su questo punto è inflessibile: “I tamponi devono essere a carico di chi non vuole farsi il vaccino”. Qualche giorno fa anche il ministro della Pa Renato Brunetta, tra i più accaniti sostenitori dell’obbligo del green pass per tutti i lavoratori, ha detto la stessa cosa. Anzi, si è spinto oltre: “Il prezzo dei tamponi deve essere tale da incidere sulla vita di chi sceglie di non vaccinarsi“. Una sorta di punizione, insomma. O meglio di ricatto economico. E qui casca l’asino.

Uno Stato che non è dalla parte dei lavoratori

Fermo restando che uno Stato che impone un obbligo – il green pass – per cui un lavoratore si deve pagare i tamponi perché – è la giustificazione del governo – non si vuole vaccinare gratuitamente non è uno Stato dalla parte dei lavoratori. E fermo restando pure che è una follia doversi fare il tampone ogni 48 ore per andare a lavorare (e proprio su questo conta il governo), il problema è un altro. I più penalizzati dalla decisione del governo sono i lavoratori che guadagnano di meno e che non possono permettersi di pagarsi il tampone ogni 48 ore. Si tratta di centinaia di euro di spesa ogni mese (qui i prezzi). Un ricatto economico dunque per i meno abbienti. E se andiamo a ben vedere, tra i più invasati partigiani dell’obbligo del green pass – che è ingiusto, iniquo, inutile – troviamo le anime belle della sinistra. I radical chic pieni di soldi con l’attitudine da questurino. Gli ex libertari (a meno che non si tratti di adozioni gay o cannabis legale) oggi mastini delle restrizioni.

I più poveri si faranno il vaccino pur di non svenarsi in tamponi

Insomma, i poveracci si faranno il vaccino pur di non svenarsi in tamponi. E non perché hanno scelto liberamente di vaccinarsi. Il tutto per colpa del green pass. E se alla sinistra si obietta che questa è privazione della libertà ti rispondono che nessuno è libero di far morire gli altri per le sue scelte. Ancora con questa narrazione terroristica quando tutti i numeri dicono che il peggio è nettamente passato, che i ricoveri sono crollati. No, per la sinistra pro green pass – che se viceversa l’avesse imposto un governo di centrodestra sarebbe in piazza a manifestare contro la dittatura – il virus deve continuare a far paura. Anche a dispetto dell’evidenza scientifica e medica. Anche adesso che il virus è endemico, come una banale influenza stagionale. Il tutto sulla pelle dei lavoratori che guadagnano meno degli altri.

Ecco, questa rubrica che di solito dovrebbe far ridere stavolta al massimo ride amaramente della piccolezza, della meschinità di chi arriva a colpire così i meno abbienti. Quando i numeri della campagna vaccinale sono tali che imporre l’ennesima odiosa restrizione era assolutamente inutile. E infatti siamo l’unico Paese Ue che ha fatto questa porcata.

Adolfo Spezzaferro



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4 Commenti

  1. Io non ho uno stipendio da fame ma se sperano di mangiare con i soldi dei miei tamponi faranno la fame.

    Mi farò le ferie residue, un po’ di malattia che tanto con una cardiopatia ischemica, un pregresso ictus ischemico e problemi a due valvole cardiache su quattro ci sta e per il resto aspettativa fino al 31 dicembre.

    Ne approfitterò per scrivere il mio ultimo libro così il tempo non sarà sprecato e a libro uscito il sistema sarà ancora più spu…ato 😀

  2. Se non ti vaccini muori e fai morire.
    No.
    Il vaccino è un atto di amore.
    No.
    È un dovere.
    No.
    È uno strumento per avere il green-pass.
    Il green-pass è uno strumento per avere la libertà.
    Alla libertà corrisponde il QR code.
    Il QR code è il riconoscimento che tu sai amare.
    Ma che sto dicendo ?
    Forse sto un po’ confuso.

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