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Bologna, 7 mar – Era il marzo del 1993 quando la Ducati presentava uno dei suoi più famosi modelli prodotti, ancora oggi e destinato a rivoluzionare il mondo delle due ruote: la “Monster“.
Nata dalle mani del designer argentino Miguel Galluzzi quando ancora la “Rossa” faceva parte del gruppo Cagiva, la Monster venne considerata una moto rivoluzionaria. Priva di quasi tutta la carenatura divenne uno dei primi modelli nella Storia appartenenti alla categoria “naked”, ossia “denudata” in quanto, appunto, il motore e il traliccio del telaio erano visibili e non coperti come nelle altre moto stradali.
Galluzzi affermò, già nel 1991 quando iniziò ad abbozzare il primissimo progetto, che “tutto quello di cui si ha bisogno sono sella, serbatoio, due ruote e manubrio”: si può tranquillamente affermare che il risultato è stato un capolavoro. Al Salone di Colonia, celebre esposizione motociclistica internazionale, la Monster fece scalpore: era una moto assolutamente estrema e, addirittura, definita “cattiva” per il design alternativo e aggressivo.
L’idea di “denudare” la moto venne a Galluzzi ispirandosi ad una, se la si può così chiamare, “moda” dei biker che, quando rovinavano la moto in un incidente, non avendo i fondi per ripararla, toglievano la carena e correvano senza di essa. Mai, però, prima del 1993 si era pensato di costruire volutamente una moto senza carena, o almeno, molti ci avevano provato ma con scadentissimi risultati.
Ma perché proprio “Monster”? Si è creata una livrea di leggenda attorno al nome di questo capolavoro dell’industria italiana. Le fonti sono varie e discordanti ma, la più accreditata, sembrerebbe far derivare il nome “Monster” da un appellativo che usarono i vecchi dipendenti della fabbrica di Borgo Panigale che definirono scherzosamente il primo prototipo della moto “el moster in dialetto bolognese per il suo aspetto molto strano e alieno dalle altre moto finora prodotte. Anche il modello Ducati Diavel, infatti, prenderà il nome da una critica scherzosa che i meccanici di Bologna rivolsero al prototipo dragster della casa bolognese.
Galluzzi avrebbe, invece, affermato che il nome “monster” deriva dal nome dei pupazzetti che venivano venduti in bustine in edicola all’inizio degli anni ’90. I suoi figli amavano quei giochini e, non appena il padre tornò a casa, lo “assalirono” chiedendogli se avesse preso loro i “monsters, i monsters!” e fu allora che Galluzzi decise di firmare il suo progetto con il nome “Monster” in quanto alternativo, strano “un po’ bruttino” ma assolutamente unico nel suo genere.
Da allora la naked rossa divenne un punto di riferimento per i ducatisti, tanto che nacquero ben presto e dovunque club di motociclisti appassionati al modello e il termine “monsterista” divenne sempre di più un termine comune del linguaggio dei biker
A 25 anni dalla nascita, la Monster torna oggi in restyling per tutti gli appassionati. Una moto estrema in grado di unire passato e futuro, tradizione e avanguardia in un prodotto di alta categoria che ha reso ancor più famosa l’industria motoristica italiana nel mondo.
Tommaso Lunardi

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