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luca-paoliniMur de Bretagne (FRA), 12 lug – Malasorte italiana al Tour de France, da una parte Luca Paolini dall’altra Vincenzo Nibali.
PAOLINI – Partiamo dal comasco, in forza alla Katusha, nella serata di venerdì sono stati resi noti i risultati del controllo antidoping, svolto lo scorso 7 luglio e il 38enne è risultato positivo ad un componente della cocaina, la benzoilecgonina. Il pedale italiano per un secondo ha trattenuto il fiato perché stiamo parlando di uno degli alfieri delle due ruote tricolori, vedere la vittoria di quest’anno alla Gand-Wevelgem e gli anni di fido lavoro al servizio di Bettini, dei capitani azzurri e in questo Tour di “Purito” Rodriguez. I media hanno parlato di scandalo doping, ma siamo su di una pista parallela. La cocaina non ti fa spingere più forte sui pedali, al massimo ti fa digrignare i denti, non ti fa vincere in cima all’Alpe d’Huez, figuriamoci sul porfido del nord. Ti rende un’ameba schiava del vizio, con una propensione allo schianto e non alla dedizione tipica del ciclista. La sorpresa è grande, ma il Gerva – soprannome che gli arriva da Gervasoni personaggio de “Gli svizzeri” di Aldo, Giovanni e Giacomo, ndr – dopo essere stato sospeso dalla corsa gialla e dalla sua squadra ha chiesto le analisi del campione b. Dunque i piedi di piombo sono d’obbligo. Intanto ha affidato a twitter, in twitter veritas, la sua requisitoria difensiva affermando: “E per quanto successo,mi assumo in pieno le mie responsabilità e cercherò di fare la max chiarezza!mi scuso con tutti i miei colleghi”.
nibaliNIBALI – Il messinese invece ieri ha ceduto altri 10″ al britannico Chris Froome. “Non era un arrivo adatto alle mie caratteristiche”, trapela dagli account ufficiali dell’Astana, ma quando sul Mur de Bretagne, mentre Alexis Vuillermoz andava a vincere e tutti i big a controllarsi, vedere Nibali abbassare la testa, senza compagni intorno, e perdere 50 metri lascia con l’amaro in bocca. Ma la Grand Boucle è la corsa più pazza ed imprevedibile del mondo e il 1’48” accumulato in questa prima settimana, che si conclude oggi con la cronosquadre di Vannes-Plumelec, nel cuore della Bretagna, può essere recuperato tra Pirenei e Alpi. L’analisi della corsa del più forte ciclista italiano si snoda tra occasioni perse: il pavé, disattenzione, i ventagli di Zelande, e una condizione da raggiungere il più velocemente possibile, anche se il suo preparatore, Paolo Slongo, rassicura gli appassionati dichiarando che manca poco al top della forma. Resta però un macigno sul tavolo, quella che doveva essere la settimana di Nibali, vedendolo accumulare vantaggio in vista delle montagne gli si è ritorta contro. Ora ci vuole la rabbia, anche quella isolana, vista al Giro nelle accelerazioni e negli occhi di tigre di Fabio Aru.
La corsa procede spedita verso le montagne con Froome padrone, una Etixx-Quick Step piglia tutto, dalla maglia gialla dello sfortunato, ritirato, Tony Martin, alle vittorie di Cavendish e Stybar, a cui si aggiunge quella dello stesso Martin, un Peter Sagan sempre piazzato, con in dote maglia verde e bianca di miglior giovane e l’autentica sorpresa Daniel Teklehaimanot, corridore eritreo, in casacca a pois con tutta la sua nazione che lo sospinge per le strade francesi.
Lorenzo Cafarchio

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1 commento

  1. Luca cocainomane? ma non ci credo! l’ho incontrato alla Granfondo ad Aprica due settimane fa, scherzava con noi amatori sulle fatiche che ci aspettavano il giorno dopo e ci incitava a non mollare, come ha sempre fatto con i suoi capitani da Bettini a Rodriguez.
    Il Tour è una questione tra Nibali e Contador, gli unici due veri campioni presenti alla gran boucle, Quintana è solo un furbo succhiaruote che deve ancora dimostrare di avere la caratura del campione, Froom è solo un robottino telecomandato che si smonta alla prima difficoltà!
    Le Montagne sono divinità spietate e non perdonano i mezzi uomini…

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