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Parigi, 6 nov – Ieri, Jean-Marie Le Pen, che pure è reduce da una serie di problemi di salute, ha postato sui suoi social una foto di se stesso e altri veterani del Front National di fronte alla tomba di Jean-Pierre Stirbois, il segretario generale del partito scomparso esattamente 30 anni. Il dirigente frontista moriva infatti il 5 novembre 1988 in un incidente d’auto, a Ponchartrain, finendo contro un albero al ritorno da un appuntamento elettorale (Charlie Hebdo titolò “Gli alberi sono simpatici”).

Praticamente sconosciuto, oggi, in Italia, Stirbois è stato non di meno una figura centrale nella storia del Front National e, diremmo, dell’intera parabola delle destre europee variamente intese. Come ha scritto il sito Boulevard Voltaire, “grazie a un lavoro esemplare sul territorio, egli ha mostrato come fosse possibile costruire un elettorato attorno alla difesa dell’identità francese e alla lotta contro l’immigrazione”. A lui, soprattutto, sono legate le prime vittorie locali del Front National, in un’epoca in cui il partito della fiamma tricolore non sognava minimamente di poter lottare addirittura per le presidenziali.

Ma facciamo un salto all’indietro. Nato nel 1972, il Front National è, agli esordi, solo una sigla nella galassia dell’estrema destra transalpina. Tutto il decennio che va dalla fondazione del partito ai primi successi è stato chiamato dagli stessi frontisti “la traversata nel deserto”. Sono anni di isolamento e delusioni. Pesa anche la concorrenza dell’analogo Parti des forces nouvelles, forza nata per mano di alcuni membri di Ordre Nouveau e con maggiori contatti con l’ambiente nazionalrivoluzionario e neodestro. Di conseguenza, il risultato alle presidenziali del 1974 è devastante: Le Pen ottiene appena lo 0,75% dei suffragi. Per il secondo turno, inviterà a votare Valéry Giscard d’Estaing. Alle legislative del 1978 non va meglio, dato che il Fn ottiene lo 0,33 %. In marzo viene assassinato François Duprat, motore militante e metapolitico di notevole rilievo. Alcune componenti nazionalrivoluzionarie di cui egli era il garante lasciano di conseguenza il movimento. Fra insuccessi elettorali e divisioni interne, il partito conta, nel 1980, appena 270 aderenti. Alle presidenziali del 1981 il Fn non riesce neanche a presentare le firme, mentre alle politiche ottiene lo 0,18%. Il momento è nerissimo, ma la riscossa è più vicina di quanto non possano pensare i frontisti. Alle cantonali del 1982 si resta ancora nell’ambito dello zero virgola (0,20%) ma con alcune importanti eccezioni: il 12,62% a Dreux-Ouest, il 13,30% a Grande-Synthe. L’anno successivo arriva il boom: alle comunali Le Pen ottiene l’11,3% nel XX arrondissement di Parigi. Alle comunali di Dreux Jean-Pierre Stirbois ottiene il 16,7% (al ballottaggio il centrodestra moderato si alleerà con il Fn totalizzando il 55% dei voti). Quest’ultimo è il vero artefice della svolta.

Nel settembre 1977, Stirbois è entrato nel partito con la sua Union Solidariste e nel giugno 1981 è diventato segretario generale del partito. Figlio di operai, ha bazzicato anche lui gli ambienti dell’Oas e la lista di Jean-Louis Tixier-Vignancour. Alain Escoffier, il giovane che si dà fuoco in seguito alla visita a Parigi di Breznev, nel 1977, e a cui è dedicata una celebre canzone della Compagnia dell’Anello, sembra che fosse un militante solidarista vicino proprio a Stirbois. Le descrizioni del carattere e del metodo del dirigente sembrano tutte convergenti. “Un ragazzo gradevole, ma austero, abbastanza rigido”, diceva di lui Le Pen. “Incarnava veramente quella che definirei una linea leninista, ovvero la necessità, per un movimento politico, di avere una struttura fortemente organizzata”, spiegava invece Pierre Vial. Alain Rollat, specialista di “estreme destre” a Le Monde, lo descriveva invece così: “Stirbois appare talvolta come l’antitesi di Jean-Marie Le Pen. In lui, tutto è sangue freddo, metodo, analisi, silenzio, trattenimento calcolato, mentre il suo capo è un uomo di passioni, di esplosioni, di lirismo, di parola, di pulpito”.

In un partito improvvisato, che tutto delega al leader, il suo metodo è oro colato (qualità che lo porterà ad accumulare un enorme potere nel partito, che il leader ridimensionerà dosando le correnti e spingendo Bruno Mégret). La vittoria di Dreux è stata preparata meticolosamente, battendo i quartieri operai palmo a palmo. Stirbois è infatti convinto – a ragione – che l’elettorato di riferimento del Front national sia da ricercare fra il popolo. Su suo impulso, il partito sceglie di puntare sull’asse immigrazione-insicurezza-disoccupazione. I suoi slogan sono privi di sfumature: “Due milioni di disoccupati, due milioni di immigrati di troppo”. Egli vuole semplicemente invertire i flussi migratori. Qualche anno dopo, nel 1988, sarà sempre lui ad avere un altro colpo di genio: appropriarsi e farsi un vanto dell’accusa di populismo, rivendicando così una vicinanza al popolo sconosciuta agli altri partiti

È questo lavoro oscuro sul territorio, sul metodo, sull’organizzazione, sul linguaggio, che spiana la strada al carisma di Le Pen, che il 13 febbraio 1984 Le Pen viene invitato per la prima volta alla popolare trasmissione televisiva L’Heure de vérité, riscuotendo consensi a mani basse. Appena dopo l’exploit televisivo, le intenzioni di voto per il Fn passano dal 3,5 al 7%. Il giorno dopo, davanti alla sede del partito di via Bernouilli, staziona una lunga coda di francesi vogliosi d’aderire. Alle Europee di quell’anno il partito ottiene il 10,95% dei voti, il che significa più di due milioni di suffragi e 10 candidati eletti. Il resto, è storia nota.

Adriano Scianca

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