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Le occupazioni rosse a Roma: l'appoggio dei 5 Stelle (terza parte)

by Francesca Totolo
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Roma, 6 nov – La terza parte dell’inchiesta sulle occupazioni rosse di Roma (qui il link alla prima e seconda), riprende dalle dichiarazioni del 2016 di Nunzio d’Erme, storico esponente dei movimenti di occupazione romani, militante del centro sociale “Corto circuito”, ed ex consigliere comunale in Campidoglio eletto nelle liste di Rifondazione Comunista, che profuma di endorsement all’allora candidata a sindaco Virginia Raggi:Che sinistra? Ha perso contatto con i settori popolari, non ha più radicamento sociale. Cerca solo ammucchiate elettorali, scorciatoie, ma oggi non ci sono per nessuno. Noi, movimenti autonomi, dobbiamo ricostruire un blocco sociale di giovani senza lavoro, precari, migranti, pensionati, che è stato espulso. Vediamo che succede ma intanto menomale che c’è Grillo“.

Come mai Nunzio d’Erme dimostrava tanta sicurezza riguardo all’appoggio politico degli antagonisti nei confronti dei pentastellati? La risposta si rintraccia nella frangia “attivista” del Movimento 5 Stelle, rappresentata in quel momento da Roberta Lombardi, allora deputata eletta nel 2013.

L’endorsement ufficiale della Lombardi ai movimenti romani responsabili delle occupazioni abusive è manifesto il 13 febbraio 2014, quando la stessa si lancia in una campagna in difesa dei leader dei Blocchi Precari Metropolitani di Roma e dichiarati “socialmente pericolosi”, Paolo Divetta e Luca Fagiano, entrambi agli arresti domiciliari a causa degli scontri con le Forze dell’Ordine avvenuti nella manifestazione del 31 ottobre 2013.

Da quel momento, Roberta Lombardi diventa la referente prescelta dai movimenti per la casa e dai centri socialisotto sfratto” romani.

Nel 2016, la deputata pentastellata partecipa a assemblee e manifestazioni contro lo sgombero di ESC, centro sociale confinante con lo stabile dove è stata uccisa Desiree Mariottini nel quartiere San Lorenzo e all’epoca minacciato di sgombero dalla delibera 140, approvata dalla giunta Marino.

La Lombardi partecipa altresì a diversi presidi di piazza organizzati dal centro sociale “Corto Circuito” e dal sindacato USB (Unione Sindacale di Base) per scongiurare sgomberi di case occupate abusivamente.

Nel 2017, interviene come relatrice all’assemblea il diritto alla casa è un diritto costituzionale disattesoorganizzata da USB. La mobilitazione è stata convocata in seguito alla circolare dell’allora Ministro dell’Interno, Mauro Minniti, che prevedeva lo sgombero degli edifici occupati abusivamente.

Tra questi, ricordiamo lo stabile di Piazza Indipendenza occupato da immigrati, diventato una centrale per il business degli abusivi per i contratti di sublocazione. Lo sgombero effettuato dalle Forze dell’Ordine è stato accolto dagli occupanti e dai soliti antagonisti con il lancio di bottiglie molotov, sassi e persino bombole di gas gettata dal palazzo. Una vera guerriglia urbana a due passi dalla stazione Termini.

Legata a Roberta Lombardi, è la Monica Lozzi, presidente del Municipio VII di Roma ed eletta nella fila del Movimento 5 Stelle, che a febbraio ha dichiarato: “È una questione di visione politica, non è perché dentro al M5S sono lombardiana e quindi a favore delle occupazioni, il problema semmai è che l’assessore alla Casa Rosalba Castiglione non conosce Roma, Roberta invece sì”. La Lozzi si stava riferendo allo scontro nato all’interno della stessa giunta del Municipio VII con l’assessore alla Casa, Rosalba Castiglione, che chiedeva un ritorno alla legalità con l’assegnazione delle case popolari del Comune agli aventi diritto, ovvero secondo le graduatorie, senza nessuna sanatoria o corsia privilegiata per gli sgomberati.

Il Municipio VII è una vera polveriera sociale pronta a esplodere. Duemila nuclei familiari vivono in case occupate e crescono le zone “no go” alle Forze dell’ordine e alle istituzioni. Tra queste, il Salaam Palace dove 800 immigrati sono barricati nello stabile, senza possibilità di censimento, e sostenuti dai soliti movimenti antagonisti.

Nel 2016, Monica Lozzi si oppose alla relativa chiusura del centro sociale “Corto Circuito”, eseguita dalla Polizia Giudiziaria “in attuazione di 3 distinti decreti di sequestro preventivo emanati dalla magistratura romana a fronte di gravi abusi compiuti all’interno dell’area del centro sociale”. Il provvedimento è stato emesso anche sulla base di numerosi esposti dei cittadini contro ciò che avveniva nell’area occupata da quasi un trentennio.

Gli abusi edilizi addebitati al centro sociale “Corte Circuito” si riferivano ad un ristorante, l’Osteria popolare, aperto in violazione di diverse norme amministrative, e varie strutture, fra le quali un fabbricato di circa 300 metri quadri quasi ultimato.

Intervistata da ÈliveRomaTV all’indomani del sequestro, la Lozzi ha dichiarato il suo pieno sostegno al centro sociale perché “riconosciamo il lavoro fatto da Corto Circuito”.

Solo quattro giorni dopo, l’area del centro sociale “Corto Circuito” è stata “completamente restituita al legittimo proprietario cioè il Comune di Roma. Ora finalmente potranno essere riprese le trattative di regolarizzazione direttamente tra i ragazzi del Corto e l’amministrazione e questo significa ridare la decisione sul futuro del centro sociale prettamente alla politica, senza l’intralcio della magistratura che impediva di fatto qualsiasi decisione sul futuro dell’area”.

Il 17 ottobre 2016, il centro sociale ha organizzato un corteo al quale hanno partecipato, “per esprimere sostegno, diverse figure istituzionali tra queste anche la Presidente del VII Municipio Monica Lozzi, l’assessore alla cultura e alla scuola del municipio Elena De Santis, la consigliera del Comune di Roma Eleonora Guadagno, presidente della commissione cultura e la consigliera regionale Silvana De Nicolò”.

Passiamo alla giunta capitolina del sindaco Virginia Raggi, che almeno dichiaratamente ha sempre avuto una linea dura contro le occupazioni abusive.

Opinioni diverse però dal suo vicesindaco, Luca Bergamo, uomo del Partito Democratico e amico di Francesco Rutelli. Chiamato dalla Raggi per sostituire Daniele Frongia in seguito all’affaire dell’arresto di Raffaele Marra, Bergamo è stato ben accolto dalla maggioranza dei consiglieri soprattutto perché distante dal Raggio Magico e decisamente vicino all’establishment della capitale.

Come scrisse il Fatto Quotidiano nell’articolo “Roma, Bergamo e la carica degli ex dem: così il Campidoglio si è veltronizzato”, Luca Bergamo, dopo la sua nomina, ha posizionato “i propri uomini al posto giusto e nel momento opportuno”, attitudine “tipica del quindicennio rutel-veltroniano”. Il Fatto si riferisce alle nomine, come consiglieri di amministrazione di Biblioteche per Roma, di Fiorella Farinelli, fondatrice di Lotta Continua e assessore della giunta Rutelli che peraltro assunse Bergamo, Christian Raimo e Paola Gaglianone. La lottizzazione della cultura capitolina è continuata con  Cristina Da Milano, già candidata nelle liste Pd del Municipio I, come rappresentante del comune di Roma nel cda di Teatro di Roma.

Il miglior colpo messo a segno da Bergamo è stato però la promozione da suo capo segretaria ad assessore all’Urbanistica di Luca Montuori, anch’egli con un passato da consulente delle amministrazioni di Rutelli e Veltroni.

Del resto, basta dare un semplice sguardo alla pagina Facebook ufficiale di Luca Bergamo per verificare quanto sia vicino all’ideologia del Partito Democratico e quindi alle passate amministrazioni comunali di Roma: si va dalla strenue difesa del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, passando per la vicinanza alle posizioni immigrazioniste del sindaco di Barcellona, Ada Colau, per arrivare fino alla bacchettata rivolta a Matteo Salvini per la frase “Tanti nemici, molto onore”.

Veniamo al presente. Nominato ministro dell’Interno Matteo Salvini, la linea sulle occupazioni abusive è diventata ancora più robusta rispetto a quella del suo predecessore Mauro Minniti. Virginia Raggi ha sempre dichiarato di condividere tale impostazione, altresì nel vertice tenuto in Viminale del mese di luglio quando la stessa, in merito allo sgombero del campo rom “Camping River” ha confermato: “Questa amministrazione è dalla parte della legalità, di chi la rispetta e delle persone fragili. Non vogliamo discriminare nessuno ma chiediamo parità di diritti e doveri“.

Una piccola nota: a causa dell’intrusione dell’Associazione 21 Luglio, finanziata dalla Open Society Foundations di George Soros, che ha fatto ricorso alla Corte Europea in nome di tre rom del Camping River, lo sgombero è stato bloccato.

La Raggi quindi ha sposato la linea dura come del resto l’intransigente Rosalba Castiglione, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, che a luglio aveva ricordato: “dopo il censimento delle case popolari e l’avvio delle azioni per liberarle dalle famiglie benestanti, la delibera che pone fine ad ‘affittopoli’ negli appartamenti del patrimonio disponibile è un altro fondamentale passo per ricostruire una gestione corretta e giusta degli immobili comunali. A vantaggio di tutti i cittadini”.

La Castiglione non si è impegnata solo nel risolvere il problema “affittopoli” a Roma. L’assessore, già nel 2017 in merito alle occupazioni abusive, dichiarò: “Rappresentano un grave danno per i cittadini. Chi occupa abusivamente le case, che siano del Comune o di privati, non può trovare alcuna giustificazione per il suo operato“, facendo saltare il tavolo con sindacati e movimenti per la casa.

Qui intervenne il vicesindaco Luca Bergamo, in perfetta linea con le politiche inconcludenti dei suoi predecessori dei partiti di sinistra, rispose tramite un’interviste al Fatto Quotidiano: “Il diritto all’abitare vale quanto il diritto alla proprietà privata. La sfida è renderli compatibili. In discussione c’è il concetto stesso di legalità“.

Posizione ampiamente chiarita quando Bergamo ha riconosciuto una “funzione culturale” al Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, sorto in via Prenestina in una ex fabbrica occupata.

Nell’agosto scorso, Rosalba Castiglione aveva denunciato che dietro alle occupazioni abusive esisteva un business illegale che chiedeva “un pizzo fino a 10mila euro” per appartamento. Sindaco e assessore avevano quindi dichiarato di voler passare ad una linea ancora più dura, che consisteva nell’effettuare due sgomberi al giorno. Posizione ovviamente sgradita al vicesindaco.

Le differenti politiche sulle occupazioni abusive nella giunta capitolina sembrano ormai diventare inconciliabili il 17 ottobre in seguito alle dichiarazioni del Prefetto Paola Basilone: “Chiederò chiarimenti alla sindaca Raggi: prima di tutto devono capirsi tra di loro, in Comune, su quale linea adottare in merito alle occupazioni. Ma come si fa? Dai…”. Il Prefetto si stava riferendo alla visita di Luca Bergamo all’ex sede Inpdap all’Esquilino e ad una sua successiva esternazione: “Un’occupazione illegale, ma un’esperienza interessante”.

Il palazzo in questione rientra nella lista che la Prefettura, di concerto con il Campidoglio, avrebbe dovuto sgomberare. Al suo interno, hanno trovato alloggio 200 famiglie italiane e magrebine. Paradossale anche, come riferisce Il Messaggero, nell’ex sede Inpdap gestita come al solito da Action, le sentinelle antagoniste non lascino entrare la Forze dell’Ordine ma Bergamo, accompagnato dal fedele Montuori e da Sabrina Alfonsi, sì.

All’incontro con il vicesindaco era presente anche l’ex consigliere comunale “TarzanAlzetta, tra i padri fondatori di Action e insegnante di full contact al “Corto Circuito”, di cui abbiamo parlato nella seconda parte di questa inchiesta. Chiudiamo con le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi (Pd), intervenuta durante l’incontro di Bergamo, nell’ex sede Inpdap: “In questo palazzo troviamo tante risposte, a partire da quella all’abitare, ma anche ai servizi collettivi che aiutano le famiglie in un momento di crisi economica”.

Ideologia “del non agire in alcun modo per evitare perdite di consensi” tipica dei precedenti sindaci di sinistra che hanno fatto scempio del patrimonio capitolino, aumentando altresì il degrado e la trascuratezza. Vedremo quale linea appoggerà Virginia Raggi: la linea intransigente della Castiglione o quella “democratica” di Bergamo.

Francesca Totolo

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