Tutti parlano a sproposito del comunicato delle Br sul rapimento di Aldo Moro messo all’asta – “quale mostro se lo appenderebbe in salotto?” e giù con il coro di indignazione – ma il punto è un altro: chi l’ha rubato dall’archivio del tribunale di Roma? Come giustamente si chiede anche Dagospia, stiamo parlando di un documento originale, messo agli atti. Un volantino delle Brigate Rosse sfilato dal fascicolo d’indagine del sequestro di Aldo Moro. Mentre l’attenzione è focalizzata su quanto sia giusto o sbagliato vendere un documento, anzi, una pagina – per l’appunto – di uno degli episodi più oscuri della “notte della Repubblica”, direbbe Zavoli, resta un mistero capire come il comunicato sia finito all’asta.

All’asta il comunicato delle Br del rapimento di Moro

Il volantino, messo alla asta con una base di partenza di 600 euro, è un foglio ciclostilato con “lievi strappi ai bordi, pieghe centrali” ma “in condizioni molto buone”. Al momento sono già circa 30 le offerte pervenute, di cui la più alta ha raggiunto i 5.500 euro, ma la vendita termina tra 13 giorni. Inutile dire che la copertura mediatica dell’evento sta favorendo i rilanci dei collezionisti e che alla fine il volantino verrà battuto a una cifra considerevole. Il documento in questione è in possesso della Bertolami Fine Art di Roma.

La casa d’aste lo descrive così: “Questo fu il primo di una serie di comunicati che seguirono fino all’epilogo con la soluzione finale della vicenda Moro. Drammatico testo di propaganda, redatto e fatto pervenire alle organizzazioni giornalistiche perché divulgassero le motivazioni del rapimento, e le ragioni politiche di lotta di classe che spingevano la rivoluzione brigatista negli anni ’70 ad essere così violenta”.

“Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle Brigate Rosse…”

Il documento risale al 16 marzo del 1978, il giorno del sequestro dell’allora presidente della Dc. Il volantino numero 1 inizia così: “Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle Brigate Rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata”. Il lotto numero 43 è stato inserito nella sezione Autografi&Memorabilia della casa d’aste. In allegato, per chi si aggiudicherà il ciclostilato, anche la foto di Moro, una polaroid. Il volantino numero 1 delle Br è stato ritrovato il 18 marzo 1978. Da quel momento – dopo la pubblicazione sul Corriere della Sera – il documento è di certo finito nel fascicolo di inchiesta. Ora dopo 44 anni rispunta, ma nelle mani di una casa d’aste romana.

La condanna di Calabresi: “Pagine che grondano sangue, non possono essere comprate e vendute”

Ca va sans dire, la notizia di questa asta a dir poco particolare sta scatenando una prevedibile polemica. C’è il giornalista Mario Calabresi (figlio del commissario Luigi Calabresi assassinato nel 1972 da Lotta Continua) che dà sfogo a tutta la sua rabbia. “Queste pagine grondano sangue, non possono essere comprate e vendute, diventare oggetto da collezione. L’unico luogo dove possono stare è nelle case della Memoria a ricordarci la barbarie che fu il terrorismo”, dice l’ex direttore di Repubblica.

La condanna della Meloni (con tanto di errore storico)

Anche la leader di FdI Giorgia Meloni condanna la casa d’aste romana. “Mettere all’asta il volantino originale delle Brigate Rosse, con il quale i terroristi rivendicarono la strage di via Fani, è una vergogna. La testimonianza del sequestro dell’allora presidente del Consiglio, Aldo Moro, e il drammatico massacro degli uomini della sua scorta non può e non deve essere venduto al miglior offerente, ma dovrebbe essere preteso dallo Stato in nome delle generazioni future: segno intangibile dell’orrore di quegli anni”. Segnaliamo in merito al comunicato della Meloni uno strafalcione, un errore storico. All’epoca del suo rapimento, infatti, Moro non era presidente del Consiglio. Anzi quella mattina il presidente della Dc stava andando alla presentazione del quarto governo Andreotti.

Ma il punto, al di là della conoscenza della storia d’Italia e del fatto che ci può benissimo essere chi intenda assicurarsi un cimelio simile, magari perché radical chic molto radical e poco chic, è che vorremmo proprio sapere come il volantino numero 1 delle Br originale sia finito all’asta. Un mistero che si aggiunge ai già numerosi misteri del dossier Moro.

Adolfo Spezzaferro

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