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La situazione in Valle d’Aosta spiegata bene. L’autonomia va messa sul banco degli imputati

by La Redazione
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Valle d'aosta Fasson

Aosta, 16 dic – Ore di (cattiva) celebrità per la Valle d’Aosta della quale in questi giorni parlano anche i telegiornali nazionali, in seguito all’inchiesta sulle infiltrazioni ‘ndranghetiste che hanno portato alle dimissioni del presidente della regione Antonio Fosson, degli assessori Laurent Viérin e Stefano Borrello, nonché del capogruppo dell’Union Valdotaine Luca Bianchi. Questa inchiesta denominata “Egomnia” fa eco a “Geenna”, che solo un anno fa aveva portato all’arresto dell’ex assessore del comune di Aosta, Marco Sorbara (poi eletto nell’assise regionale), del consigliere comunale di Aosta Nicola Prettico e dell’assessore al bilancio del comune di Saint Pierre Monica Carcea. Se il detto “Vox Populi Vox Dei” ha un significato però, gli arresti, le dimissioni e indagini che ora coinvolgono la più piccola regione d’Italia, sconvolgono ma non stupiscono. La normale vulgata popolare ha sempre sospettato che a tirare i fili della politica fossero interessi e rapporti poco chiari che hanno mantenuto per lunghi anni ai vertici della politica regionale (quasi) sempre gli stessi personaggi.

Il sistema delle preferenze

Come dicevamo, l’inchiesta “Egomnia” fa eco a “Geenna”: due fascicoli che sommati contano più di mille pagine nella quali sono riassunti pedinamenti ed intercettazioni sia telefoniche che ambientali dei personaggi interessati ma che, a dire il vero, arrivano anche a personaggi per ora non coinvolti a livello giudiziariom e che restituisce un quadro mortificante di certi movimenti elettorali e di alcune liturgie della politica autonomista. Così succede che tutti i grandi nomi (anche ex presidenti della regione ma anche in carica) si rechino in locali, bar ed altri luoghi prestabiliti per andare a chiedere qualche preferenza per sé. Rito che coinvolge solo i partiti autonomisti nelle figure dei propri vertici e/o rappresentanti politici, da Augusto Rollandin a Laurent Vièrin, passando per Marco Sorbara a Fulvio Centoz, attuale sindaco di Aosta che però fiutando la natura di quelle preferenze pare aver rifiutato tale appoggio (per lo meno in prima persona) senza però denunciare l’accaduto, ad appunto Antonio Fosson. Nonostante l’obbiettivo del sodalizio fosse quello di tenere i piedi in più scarpe, visto anche l’esito incerto delle elezioni con la Lega in forte ascesa, non sono mancati i rifiuti ai tentativi di entrata in questo circolo, come quando sempre un ex presidente della regione, Pierluigi Marquis, cerca il contatto con uno dei fratelli Di Donato e quest’ultimo gli sbatte la porta in faccia rispondendo che “non gliene frega un ca**o delle votazioni”. Una situazione conosciuta quindi e non notizia per pochi eletti.

Una gestione “allegra” dell’autonomia valdostana

Tuttavia, nonostante il gran rumore, non proprio un fulmine a ciel sereno almeno per un paio di motivi. Il primo è la gestione “allegra” dell’autonomia, che negli anni ha permesso assunzioni, contributi e finanziamenti senza che ad essi venisse applicato nessun tipo di filtro: un esempio è il casinò di Saint Vincent del Grand Hotel Billia, di proprietà regionale ed ora nel bel mezzo di una procedura fallimentare, dove ci sono più impiegati amministrativi che croupier e dove in passato sono state spese cifre da capogiro per il marketing senza che questo portasse nessun beneficio. E’ sintomatico l’interessamento da parte di certi ambienti, per una regione nella quale all’interno delle cariche politiche si trovi anche il prefetto e che con Roma ha sempre trattato solo per distribuire sedie, come nel caso del governo Prodi in cui il senatore eletto in Valle d’Aosta rappresentava l’ago della bilancia per la tenuta del governo, oppure nella trattativa con l’allora presidente del Consiglio Renzi, in cui il Pd entrò a sostegno del governo Rollandin in regione in cambio del sindaco di Aosta, scranno che andò ed è tutt’ora in capo a Fulvio Centoz in quota Pd ed ora fresco di ricandidatura.

Troppo potere per il presidente della Regione

Il nodo di tutta questa questione ricade quindi sulla doppia carica del presidente della regione che, caso unico in Italia, riveste anche funzioni di prefetto, formula concepita col fine di preservare l’autonomia regionale da eventuali ingerenze dello Stato centrale e che è prevista dallo statuto speciale del 1948: un’aberrazione anche in mano ad un luminare, perché oltre a far venir meno il bilanciamento dei poteri, principio secondo il quale per ogni potere esiste un organo di controllo, fornisce al presidente della regione una mole di informazioni che per chi fa politica valgono oro. 

L’autonomia sotto accusa

Ora come è normale che sia, è il momento dell’invocazione alle urne da parte di tutte le forze politiche, dell’indignazione, della solidarietà alle vittime, ma prima o poi ci saranno da fare dei ragionamenti da fare in merito alle autonomie ed agli eventi che queste rischiano di scatenare. Lo spaccato che esce da questa indagine è quantomeno vicino alla definizione di miserabile, tanto per il binomio istituzioni/criminalità quanto per la piccolezza degli attori politici coinvolti, che appaiono grotteschi e disposti a tutto pur di mantenere saldo il controllo sulla propria seggiola, valutazione che si può fare tranquillamente senza aspettare la fine del processo.

Dire che la politica, oggi, è invasa da personaggi non all’altezza è un’affermazione retorica ma non priva di fondamento, è necessario ridare centralità (nel senso più alto) alla politica mettendo per un attimo il tatticismo da parte e mettendo al centro del dibattito non la preferenza unica (che è un palliativo) o l’elezione diretta del presidente della Regione: oggi più che mai è necessario ripensare l’autonomia, il suo statuto, i suoi organi di controllo e contestualmente ripensare all’identità di questa regione, che nonostante alcune sue peculiarità è Italia, perché è nelle nicchie del particolarismo/regionalismo sfrenato che sono nati i presupposti per la situazione che oggi vive le Valle d’Aosta.

Lorenzo Aiello

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2 comments

SergioM 17 Dicembre 2019 - 2:48

Diamo la valle alla Francia … e che si FOTTANO !
Non portano danari e destabilizzano la PATRIA votando a sinistra …. sai le risate se vanno con la Francia !!!!!
No money , no power ……
una regione nella CACCA , come si meritano …. troppi soldi regalati a
sti cazzoni , e fuori dalle balle anche i terroni del Tirolo !!!!! due fastidi in meno , e
maggior governabilità per l’ ITALIA .
E se vengono a curarsi da noi , PAGHINO !!!!!
Senza i NOSTRI danari sono una banda di POVERACCI !!!!!
franzusi e crucchi ! Foeura di ball , costate TROPPO !!!!!! e nulla in cambio .

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