Roma, 31 dic – La sciagura dell’Euro, e non solo per l’Italia ma per buona parte della cosiddetta “eurozona”, iniziava a pieno regime venti anni fa. L’Ansa, e il mainstream in generale, celebrano l’evento. Un’agenzia di stampa, la più importante, si sente addirittura in dovere di fare propaganda diretta, definendo il conio una “utopia divenuta realtà”.

La sciagura dell’Euro con i suoi sensazionali successi

“Senza essere espressa in euro la ricchezza degli italiani varrebbe molto meno, ad iniziare dal patrimonio immobiliare che nelle vecchie lire non sarebbe poi granché.” Una frase che non ha alcun senso dal punto di vista logico, tralasciando l’economia. Nessuno è in grado di prevedere il futuro, e le narrazioni negative sulla cosidetta “liretta” si sono moltiplicate ben da prima dell’Euro, dagli anni Ottanta per la precisione, in previsione di un cambio che doveva essere esplicato come salvifico ad ogni costo. La Lira, nella sua storia, ha avuto fasi di flessione e di solidità. Negli anni Sessanta fu addirittura il Financial Times a descriverla come la moneta più stabile dell’Occidente. Ma una crisi inflazionistica – peraltro non certamente esclusiva della valuta italiana – durata dalla metà degli anni Settanta alla seconda metà degli anni Ottanta è stata sufficiente non solo a dipingere la storia intera della Lira, ma addirittura a tratteggiarne un futuro certamente negativo a prescindere. “Non sarebbe poi granché”. Fonte? Le sensazioni. O previsioni di cui siamo certi di poter certificare la genuinità.

“La moneta unica europea festeggia il suo ventesimo compleanno e alla fine sembra aver messo da parte ogni polemica”. Insomma, decidiamo a prescindere che non ci sono più polemiche, anche se in vent’anni di vita il sensazionale conio del futuro ha mostrato tutti i suoi enormi limiti non una, non due, ma ben tre volte (immediatamente dopo la crisi economica del 2007, tra il 2012 e il 2013 e recentemente, dopo lo scoppio della pandemia). L’unica verità è che Mario Draghi sia riuscito, quando governava la Bce, a superare gli enormi problemi di liquidità con l’ausilio del celebre Quantitative Easing. Per il resto, tanta tanta propaganda, prestiti spacciati per denaro a fondo perduto, interruzione dei patto di Stabilità per poi dichiarare apertamente, come la Commissione Europea ha sempre fatto, che  sostanzialmente che dal 2023 si tornerà a strozzare, e chiedendo pure indietro ciò che si è interrotto. La domanda da profano è logica: ma allora che interruzione è?

Una gabbia per l’economia italiana

La sciagura dell’Euro e delle regole ad esso affiliate, così come dei parametri di Maastricht e del patto di Stabilità, si sono abbattute sul nostro Paese, ormai incapace di progettare piani industriali, completamente privo della libertà di immettere moneta nel sistema, ma in compenso “liberissimo” di contrarla, praticamente all’infinito, rispettando i parametri ogni anno, dall’inizio degli anni Novanta, e con la sola eccezione della stagione 2009.

L’Euro e l’eurosistema compiono insomma un bel ventennio di crisi economica, impoverimento e deindustrializzazione. Se consideriamo le regole a cui siamo legati, potremmo parlare anche di un bel trentennio. Il più triste e amaro dei compleanni. La domanda è quante candeline dovremo spegnere ancora, per lo meno in queste condizioni distruttive. Dalla Treccani, la parola “utopia” è definita in questo modo: “Formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello”. 30 anni fa questo “modello” non c’era, quindi la descrizione per l’Euro può essere corretta. D’altronde, anche il suicidio di massa può essere un’utopia. Che sia desiderabile, però, è un altro discorso.

Stelio Fergola

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4 Commenti

  1. Le monete sovra nazionali o addirittura globaliste ci allontanano da una possibile, seria teoria del valore materiale stanti le differenze del bisogni, delle necessità e delle aspirazioni dei vari popoli. Quindi sono un contributo alla speculazione in un tutto, anche monetario, che sommerge la realtà. Meglio le capre!

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