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islamisti Corano jihadRoma, 30 mar – Chiariamoci: in questi tempi in cui va di moda il suicidio collettivo come suprema affermazione dei “valori dell’Occidente”, qualsiasi reazione va salutata in modo favorevole. Anche se bislacca e fuori centro. La crociata dell’Austria contro i richiedenti asilo musulmani ha se non altro il merito di rappresentare un brusco risveglio dal sogno multiculturale trasformato in incubo. Il che non significa, tuttavia, che occorra tacere quanto, in questo tipo di risposte, non funziona. Sottolineiamo quindi, per l’ennesima volta, che i problemi che l’Europa ha con l’islam sono un sottoprodotto del macro-problema che ha con l’immigrazione. La quale, anche quando non è di matrice islamica e a vocazione terroristica, rappresenta comunque un veleno etnocida.

Certo, i cinesi si limitano a una conquista commerciale silenziosa, che distrugge “solo” il tessuto economico delle città, che crea “solo” degrado e sciatteria, ma che non comporta il rischio di uscire a prendersi un gelato e saltare in aria o essere investiti da un camion. Al massimo è solo il gelato che fa schifo. Certo, l’immigrazione musulmana crea problemi supplementari specifici che sarebbe sciocco tacere per paura di sembrare “islamofobi”. Ma occorre sempre tenere presente che noi non abbiamo un problema con l’islam in sé. Abbiamo un problema con l’islam in terra europea. E l’unico modo per risolvere questo problema è quello di smetterla di importare immigrati islamici, così come di ogni altra confessione. Farli invece venire qui per poi mettersi a contestare la loro cultura e la loro religione è invece un approccio miope “di destra”, nel senso della destra liberale, secondo cui gli immigrati vanno benissimo, magari come manodopera a basso costo, a patto che siano “come noi”. Cosa che non potranno mai essere, altrimenti sarebbero noi e non altro da noi.

Del resto le misure prese dall’Austria sembrano piuttosto contraddittorie. Se il divieto del burqa ha comunque un senso, non foss’altro che per motivi di sicurezza (anche la legge italiana proibisce il travisamento totale del volto), la cosa che lascia perplessi è il programmato “divieto di distribuzione del Corano”. Non è chiaro cosa esso significhi, in effetti. Non si parla di vietarne la vendita e sembra che le autorità siano intenzionate a proibire la distribuzione gratuita del testo in spazi pubblici, nelle strade e nei parchi. Come ciò sia possibile resta un mistero: io posso comprare il Corano ma non posso regalarlo a un mio amico? Insomma, spostando l’asse della battaglia anti-immigratoria dall’aspetto etno-demografico a quello religioso non se ne esce più. E i vicoli ciechi sono uno dietro l’altro.

Adriano Scianca

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