Roma, 24 ott – “Sentenza abominevole”, quella del Tribunale de L’Aquila. Così urlano, presi dalla rabbia, i manifestanti. Difficile dargli torto, per essere gentili. Come riporta l’Ansa, la protesta nel capoluogo abruzzese per manifestare contro il pronunciamento dei giudici.

“Sentenza abominevole”. Così L’Aquila protesta in piazza

Era prevedibile. Una sentenza così assurda non poteva che generare un vespaio di polemiche – come minimo – e la profonda rabbia del tessuto sociale – come logico – dall’altra. E così contro la “sentenza abominevole” a L’Aquila si organizza una protesta. Vi partecipano centinaia di persone, radunatesi nel cortile del palazzo dell’Emiciclo, alla Villa  Comunale dell’Aquila. Nome della manifestazione inequivocabile: “Le vittime non hanno colpa”. Il pronunciamento del Tribunale dell’Aquila era riferita al crollo di uno stabile in via Campo di Fossa: una struttura in cui la notte del 6 aprile 2009 morirono 24 delle 309 totali del terremoto.

Né verità né giustizia: la rabbia dei manifestanti

Il pronunciamento è un “precedente pericoloso”, oltre che “un abominio laddove in Italia e in altre stragi italiane non è stata fatta né verità né giustizia”.La rabbia è tanta, la solidarietà di altre “vittime di Stato” pure. Vi partecipano anche i comitati delle vittime del crollo del ponte Morandi, dell’hotel Rigopiano. Federico Vittorini, che nel terremoto perse madre e sorella, si esprime così: “Una sentenza del genere attribuirebbe la colpa persino a Falcone e Borsellino per il fatto di aver combattuto la Mafia”. Il comitato parenti delle vittime di Rigopiano ha invece deciso di intervenire sulla vicenda con una dichiarazione ufficiale: “In Italia ogni anno si verificano tragedie che si potrebbero e dovrebbero evitare, dovute a incuria, imperizia, mala gestio, profitto. Il copione è più o meno lo stesso: numerose vittime e altrettante famiglie distrutte, condannate all’ergastolo del dolore e allo stillicidio di processi penali che durano decenni e che, quando non si concludono con la prescrizione, portano a condanne irrisorie degli imputati, tra sconti e saldi vari”.

Alberto Celletti

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